La gallina dalle uova d’oro

Un fattore molto ambizioso si lamentava spesso delle galline del suo pollaio perchè facevano un solo uovo al giorno.
Egli esigeva da loro uno sforzo maggiore, dovevano farne almeno due al giorno così avrebbe potuto aumentare i propri guadagni. Essendo pure molto portato nel fare esperimenti, trascorreva molte ore cercando nuovi tipi di mangime che inducesse le sue galline a produrre di più. Tutto tentava… pur di aumentare la produzione delle uova.
Le galline, in buona fede si sforzavano di superare se stesse e facevano tutto quel che potevano per accontentarlo. Però, nonostante lo sforzo, sembrava ancora poco al proprietario della fattoria.
Un bel mattino di buon’ora, come d’abitudine il fattore andò a raccogliere le uova pensando, strada facendo, a quel che avrebbe detto alle sue galline per incitarle a produrre di più. Ma entrando nel pollaio, qualcosa richiamò la sua attenzione: tra la paglia brillava un bellissimo uovo! Avvicinatosi il fattore non potè credere ai propri occhi, e tastandolo si rese conto che l’uovo era d’oro! Egli non riusciva a trattenere la propria gioia…
Una volta individuata la gallina che aveva prodotto tale prodigio, la separò dalle altre e la convinse a covare ancora rendendo il suo giaciglio ancora più comodo.
Il fattore la costringeva a nutrirsi in continuazione sempre con la speranza che ogni giorno facesse più uova.
Ma le galline non sono sciocche come comunemente si crede!
Ella capì subito il motivo di quel trattamento di favore e davanti a un tale abuso la povera gallina decise di dare una lezione al suo esigente padrone.
A partire da quel giorno diligentemente continuò a fare le sue uova… normali, e benchè il fattore si arrabbiasse molto e gridasse come un forsennato, ella mantenne il suo atteggiamento. Con tutte le sue compagne, insieme decisero che non avrebbero più subito le pretese del padrone.

L’ambizioso fattore imparò la lezione, a partire da quel giorno lasciò da parte i progetti di superproduzione perchè aveva compreso che per vivere non c’è bisogno di sfruttare nessuno.
Egli chiese perdono alle sue galline e visse allegro e felice, attorniato dall’affetto di tutte loro.

Morale: chi troppo vuole, nulla stringe!

Questo racconto sì ispira a “La gallina dalle uova d’oro”, una delle più celebri favole attribuite a Esopo, in cui però la gallina, purtroppo, fa una brutta fine.

L’UOVO


Il dominio di Arnheim di René Magritte

Nell’immaginario umano l’uovo simboleggia la vita e il rinnovarsi della natura. Esso, infatti, racchiude in sé tutto ciò che è necessario perchè l’embrione si formi all’esterno degli organi materni.

«È nato prima l’uovo o la gallina?»

Fin dall’antichità molti sono i filosofi che si sono posti questa domanda, ognuno di essi è giunto a una risposta non condivisa unanimemente visto che se una gallina nasce da un uovo, quell’uovo proviene da un’altra gallina che a sua volta è nata da un uovo. Quindi né l’uovo né la gallina possono esistere senza l’altro.
Un paradosso che sta a significare la difficoltà a trovare risposte semplici a questioni complesse come quelle legate alla nascita del cosmo e all’origine della vita.

A quanto pare è stato Diderot, filosofo illuminista francese del Settecento a suggerire che la difficoltà nel risolvere questo dilemma sta proprio nel presupposto sbagliato da cui si parte, e cioè nel pensare che gli animali milioni di anni fa fossero come oggi li conosciamo, senza tener conto dei processi di evoluzione delle specie.

Questa domanda divenuta ormai proverbiale, viene utilizzata anche come esempio di rompicapo logico o di ragionamento circolare, che non giunge a concretizzare una soluzione.

Per approfondire: È nato prima l’uovo o la gallina?

Il dominio di Arnheim di René Magritte

Il dominio di Arnheim è un dipinto di René Magritte che ha realizzato in più versioni; in questa in primo piano vediamo un muretto con un nido e delle uova. Sullo sfondo c’è una montagna che sembra un grande un uccello che dispiega le ali, come a proteggere. Magritte ci vuole suggerire qualcosa.

Il dominio di Arnheim è il titolo di un racconto di Edgar Allan Poe del 1847, in cui parla del suo amico Ellison che pareva predisposto ad avere una vita di benessere e di felicità, ed ammetteva soltanto quattro principi base per raggiungere la felicità: primo fare del moto all’aria aperta, secondo: l’amore per una donna, terzo: il disprezzo dell’ambizione, quarto: avere un obiettivo da perseguire instancabilmente. All’età di vent’anni Ellison entrava in possesso di un’enorme eredità lasciata da un lontano parente, che egli impiegò nella creazione di un grandioso giardino-paesaggio, in cui realizza il suo ideale di arte e bellezza poetica: il dominio di Arnheim.

Un esame approfondito della sua vita mi ha fatto capire che, generalmente, l’infelicità umana sorge dalla violazione di poche semplici leggi della convivenza – che, come specie, possediamo gli elementi non ancora sfruttati della felicità. (da il Dominio di Arnheim)

Un personaggio, quello di Poe, che curiosamente sembra coincidere con il poeta britannico Edward James, appassionato sostenitore del Surrealismo e beneficiario di una grossa eredità, che “senza abbattere un albero o recidere un fiore” realizzò la sua idea di creare un giardino surrealista a Las Pozas, vicino Xilitla, all’interno della foresta pluviale subtropicale messicana. Aperto nel 1962, ricorda le atmosfere neo-gotiche dei racconti di Poe, le stampe di Piranesi e di Escher e le architetture Gaudì.

Sarà femmina?

Un uovo deposto dalla gallina potenzialmente può dare origine a un pulcino, purchè prima la gallina sia stata fecondata dal gallo. Diventata chioccia poi, cova le sue uova con molta cura mantenendole al caldo fino alla schiusa affinchè il pulcino venga alla luce. In mancanza di un gallo nel pollaio, la gallina non viene fecondata e viene definita ovaiola, poichè depone uova da cui non può svilupparsi un embrione. Queste uova, sono quelle che fanno parte dell’alimentazione umana.

Una pratica piuttosto discutibile è il destino riservato ai pulcini maschi, che a differenza dei pulcini femmina non sono utili per le uova, hanno una carne piuttosto fibrosa e richiedono troppo tempo per crescere. Per questo appena nascono vengono soffocati o tritati, destinati spesso a fare da mangime per altri animali. Recentemente è stato reso possibile rilevare il sesso prima che le uova si schiudano, così vengono eliminate prima che i pulcini maschi nascano.
Ci sono invece allevamenti in cui invece vengono cresciuti per diventare galletti e capponi.

Nessuna geometria ha ricavato la formula dell’uovo.
Per il cerchio, la sfera c’è il pigreco,
ma per la figura perfetta della vita non c’è quadratura.

Erri De Luca

LE UOVA

Le uova sono tra gli alimenti più completi per l’organismo e tra le principali fonti di proteine animali, sono quelle con il più alto valore biologico. Sono infatti una fonte concentrata di proteine nobili che contengono tutti i 9 aminoacidi essenziali.

Dal punto di vista nutrizionale è anche una fonte ricca di vitamine A, B, E, D, contiene sali minerali, colina (importante per sviluppo e funzioni del cervello e del sistema nervoso) ed ha proprietà antiossidanti.
L’uovo più è fresco e maggiore è il suo valore nutritivo perchè il processo di invecchiamento inizia immediatamente dopo la deposizione.

Molte delle sue caratteristiche dipendono dalla struttura e gestione dell’allevamento, anche dei pulcini, dall’età dell’ovaiola e dalla sua dieta. L’uovo infatti, è il risultato di quello che la gallina mangia, ne influenza colore e composizione.

Il cibo più buono del mondo

Un aneddoto racconta di un uomo che un giorno incontrando Dante Alighieri, celebre per la sua raffinata poetica ma anche per la sua prodigiosa memoria, gli chiese quale fosse il cibo più buono del mondo. «L’uovo!» rispose il sommo poeta.
Un anno dopo incontrandosi nuovamente, l’uomo volendo mettere alla prova la sua memoria d’improvviso gli domandò: «Con che cosa?» e Dante prontamente rispose: «Con il sale!»

Questo aneddoto viene citato in Dante e l’Uovo, un racconto di Achille Campanile contenuto nella raccolta “Vite degli uomini illustri ” (BUR, 1975).

Le uova hanno stampata sul guscio un’etichetta, una specie di codice. Dal primo numero di questo codice si possono distinguere:
[0] Uova da agricoltura biologica: uso di mangimi biologici e allevamento per lo più in un terreno naturale e all’ aperto.
[1] Allevamento all’aperto: le galline per alcune ore al giorno possono razzolare in un ambiente esterno (solitamente protetto e controllato) e le uova vengono deposte sul terreno o nei nidi.
[2] Allevamento a terra: le galline vengono allevate in un capannone dove sono libere di muoversi all’interno di esso, le uova vengono deposte nei nidi o sul terreno.
[3] Allevamento in gabbia (batteria): galline allevate in un ambiente confinato, depongono le uova direttamente in una macchina preposta alla raccolta.
Il codice stampato, mediante il quale è possibile avere tutte le informazioni principali sulle uova che si sono acquistate, è reso obbligatorio dal Regolamento CE 2295 del 2003.

Per approfondire: La carte d’identità delle uova

L’uovo in cucina

L’uovo trova impiego come ingrediente in un numero pressochè illimitato di ricette, è infatti l’elemento base per svariatissime preparazioni.
Cucinare le uova contrariamente a quanto si crede, richiede esperienza e abilità.

Si racconta che quando il famoso gastronomo Luigi Carnacina voleva mettere alla prova esponenti del mondo culinario, chiedesse loro come preparassero le uova al tegamino e che la risposta fosse quasi sempre errata.

Vediamo i corretti sistemi di cottura:

Uova al tegamino o all’occhio di bue: sciogliere una noce di burro in un tegamino e versarvi delicatamente l’uovo. Si sala e si lascia cuocere a fuoco moderato per 3 minuti versandovi sopra ogni tanto un poco del grasso di cottura.

Uovo all’ostrica: l’uovo deve essere rotto, privato dell’albume e messo nell’apposito cucchiaio. Lo si condisce con un pizzico di sale, pepe appena macinato e qualche goccia di succo di limone. Va servito subito e deglutito intero.

Uovo alla coque: si porta ad ebollizione l’acqua con un pizzico di sale, che dovrebbe evitare la rottura del guscio, immergere l’uovo delicatamente con un cucchiaio. Alla ripresa del bollore calcolare 3 minuti di cottura. A differenza del tuorlo, l’albume si presenta cotto. Si serve ritto nell’apposito portauovo, ben caldo, rotto in punta e volendo insaporito con sale.

Uovo bazzotto: è una preparazione molto simile all’uovo sodo, ma con un tempo di cottura inferiore.
Si mette l’uovo in acqua fredda salata e dall’ebollizione si calcolano 5-6 minuti di cottura (per un uovo di media grandezza). Si fa sgocciolare, intiepidire, si priva del guscio e si rimette in acqua tiepida salata sino al momento di servirlo.

Uovo sodo: si mette sul fuoco un recipiente con molta acqua e quando bolle si immerge l’uovo con un cucchiaio per evitare che il guscio si rompa. Si calcolano 7-8 minuti di cottura, quindi si priva l’uovo del guscio e si serve.

Uovo affogato o uovo in camicia: portare ad ebollizione l’acqua con aggiunta di aceto (½ bicchiere di aceto per ogni litro d’acqua). Si abbassa la fiamma affinchè l’acqua accenni soltanto a bollire e vi si rompe dentro delicatamente l’uovo o le uova, uno alla volta. Dopo 3 minuti di cottura si sgocciola con un mestolo forato e si deposita l’uovo su un telo.

Uovo in tazzina o in cocotte: è cotto in un speciale contenitore che può essere sostituito anche da una comune tazzina resistente al fuoco. Si unge la tazzina con burro, si scalda in acqua bollente e si mette l’uovo con un fiocchetto di burro. La tazzina va quindi sistemata in un recipiente pieno di acqua calda fino a metà della sua altezza. Si mette tutto in forno a cuocere per 10 minuti a 200°C e si serve.

Uovo strapazzato: si calcolano due uova per persona, si mettono in una ciotola con un pizzico di sale e pepe e qualche goccia di acqua fredda. Si sbatte tutto e si versa in un tegame contenente un poco di burro. Si fa cuocere per 2-3 minuti sul fuoco bassissimo rimestando il tutto. Infine si leva dal fuoco, si unisce una nocciola di burro e si serve con pane tostato o verdure cotte a piacere.

Frittata e omelette: battere le uova fino a quando formano un po’ di schiuma e cuocerle in abbondante condimento in una padella di ferro o antiaderente girando il tutto a metà cottura servendosi di un piatto o facendo saltare il composto se si è molto abili.
La frittata può essere semplice o si può aggiungere prima della cottura formaggio, salumi, verdure o altro.
L’omelette è una fritta bassa sulla quale si posa generalmente un ripieno, si ripegano i lembi sovrapponendoli un poco.

È essenziale che l’uovo sia fresco, un sistema per controllarlo è la ‘speratura’: far passare l’uovo davanti a una sorgente luminosa in un ambiente oscuro per poter vedere attraverso la trasparenza del guscio eventuali alterazioni.
Altri sistemi più approssimativi sono:
– l’uovo rotto deve presentare un tuorlo tondeggiante, consistente e di colore brillante;
– l’albume deve essere denso, vischioso e si deve separare con difficoltà dal tuorlo;
– quando si sbatte l’uovo si deve sentire la massa muoversi interamente;
– se si immerge l’uovo in una casseruola contenente acqua deve cadere sul fondo, in caso galleggi verticalmente non è molto fresco e se galleggia coricato non deve essere consumato.

Occorre tenere presente che l’uovo è delicato e assorbe con molta facilità i cattivi odori attraverso la porosità del guscio.
Le uova non vanno cucinate appena tolte dal frigorifero, ma devono essere a temperatura ambiente.

Tratto da: I tuoi menù – Idea Donna, I.G.D.A. Novara 1987

Commento: c’è un terzo modo che mi ha insegnato mia madre per rendere più digeribile e meno pastoso l’uovo sodo: mettere l’uovo in acqua fredda e lasciarlo bollire per 2-3 minuti. Spegnere la fiamma e lasciarlo immerso per altri 5-6 minuti. Toglierlo dall’acqua e tagliarlo subito a metà con un coltello e con l’aiuto di un cucchiaio separarlo dal guscio (separarlo quando l’uovo è freddo risulta più difficile).

È importante lavarsi sempre le mani dopo aver maneggiato le uova per evitare eventuali contaminazioni.

Alle scuole superiori la prof di scienze dell’alimentazione mi insegnò alcune cose dell’uovo:
– il tuorlo è più digeribile se è crudo, mentre l’albume lo è se è cotto. Per cui la cottura migliore risulta l’uovo a la coque.
– Nelle uova sode, se la zona tra il tuorlo e l’albume assume un colore verdastro ciò è dovuto all’eccessiva cottura ed è preferibile evitare di consumarlo.

Nella prima infanzia è consigliabile inserirlo tardi nella dieta perchè può dare origine a intolleranze; è preferibile la cottura alla coque che, assicuro, ai bambini piace molto. Consumarlo 1 volta alla settimana. Queste sono solo indicazioni, è bene comunque consultare il proprio pediatra.

Proverbio del giorno:

“Meglio un uovo oggi che una gallina domani”

Meglio che ti accontenti del poco che hai a disposizione oggi, piuttosto che mirare ad avere molto di più… domani. Potresti rimanere a bocca asciutta!

L’uovo di Colombo

Si racconta che il navigatore genovese Cristoforo Colombo ritornato dal suo viaggio oltreoceano nel 1493, fu invitato a una cena in suo onore dal cardinale Pedro González de Mendoza, suo grande sostenitore. Durante il banchetto taluni gentiluomini spagnoli ebbero a dire circa la sua impresa, sminuendone l’importanza e affermando che chiunque avrebbe potuto compierla con l’appoggio e i finanziamenti da lui ricevuti.
Nell’udir tali commenti che miravano a ferire il suo orgoglio, Cristoforo Colombo volle lanciare ai nobili spagnoli una piccola sfida: riuscire a far stare ritto un uovo sul tavolo. Dopo innumerevoli tentativi nessuno ci riuscì e rinunciarono all’impresa convinti che era impossibile.
Ma Colombo afferrato l’uovo, dimostrò loro che una soluzione c’era: lo battè leggermente sul tavolo procurando una lieve ammaccatura a una delle due estremità del guscio, ciò permise all’uovo di mantenersi ritto.
In quel mentre tutti protestarono, quel trucco era fin troppo facile e chiunque avrebbe potuto fare lo stesso.
Fu allora che Colombo pronunciò la sua celebre frase:
«La differenza, signori miei, è che voi AVRESTE potuto farlo, io invece L’HO fatto!».

MORALE: son capaci tutti a parole, ma è nella sostanza dei fatti che si vede ciò che si sa fare.


 

Come nutrimento l’uovo è superiore a tutti gli altri cibi,
presi in quantità non superiore al volume dell’uovo.

dal Talmud

 


In un pollaio nella campagna inglese degli anni Cinquanta, la vita scorre monotona. Le galline costrette a deporre uova a più non posso, desiderano tanto fuggire da quel posto specialmente perchè se non sono produttive fanno una brutta fine. A quello ci pensa la perfida signora Tweedy, proprietaria dell’allevamento, che perennemente insoddisfatta e avida di denaro un giorno decide di incrementare i suoi guadagni acquistando una macchina per produrre cibo a base di pollo.
Ma nel pollaio arriva Rocky Bulboa, uno spigliato gallo americano (a dargli voce nella versione originale è Mel Gibson e in quella italiana è Christian De Sica) che scombina gli equilibri e conquista Gaia (con la voce di Nancy Brilli), la gallina più tenace nel cercare una possibile via di fuga. Ben presto Rocky si fa convincere ad aiutare tutte le galline che vogliono imparare a volare, così da riuscire a oltrepassare il recinto che le tiene prigioniere.
Proprio allora comincia ad accadere qualcosa di strano, misteriosi oggetti arrivano all’allevamento, nessuna gallina viene più uccisa… e arriva cibo in abbondanza!.
L’astuta Gaia scopre che i Tweedy vogliono farle ingrassare per farle diventare tutte dei pasticci di pollo. Ormai è questione di vita o di morte, a tutti i costi si deve trovare subito una via di fuga. Ne succederanno di tutti i colori! 

Chicken Run
regia di Peter Lord, Nick Park
Gran Bretagna, 2000
Genere: Animazione
Interpreti: (voci) Christian De Sica, Nancy Brilli, Ilaria Stagni, Ettore Conti
Colonna Sonora: Alan Silvestri, John Powell, Harry Gregson-Williams
Produzione: DREAMWORKS SKG, PATHE’ PICTURES, AARDMAN ANIMATIONS, ALLIED FILMMAKERS
Distribuzione: UIP

Per i bambini e per gli adulti che amano i film di animazione, Lord e Park sono dei punti di riferimento, autori della bellissima serie Wallace & Gromit.

Jeffrey Katzenberg, socio di Steven Spielberg e presidente del settore animazione della DreamWorks li ha “premiati” lasciandoli liberi nella gestione dei 54 milioni di dollari costo di questo straordinario film dove per 430 pupazzi costruiti in plastilina (alti circa 5 cm in presenza di pupazzi umani, 20 da soli) sono occorse oltre 300 persone per le riprese. La storia è semplice, a metà strada tra La grande fuga e StaLag17.

Dalla pellicola è stato tratto un videogioco distribuito dalla Eidos che riprende fedelmente le atmosfere e la trama del film.


Approfondimenti:

Il nome del gallo, Rocky Bulboa, è un chiaro riferimento al nome di uno dei più celebri film di Sylvester Stallone.

Il film richiama Stalag17 (1953) film diretto da Billy Wilder, che si ispira alla trama del film La grande fuga (1963) di John Sturges. Basato su una storia vera, racconta della più grande fuga di prigionieri alleati da un campo di concentramento tedesco durante la Seconda guerra mondiale. L’ambientazione del pollaio infatti è molto affine al campo di concentramento di Auschwitz. Così come nel film originale la posta in gioco è la vita, in questo caso è quella delle galline del pollaio.

L’idea di utilizzare gli animali come protagonisti richiama le antiche favole di Esopo (scrittore greco antico) e Fedro (scrittore romano). Esopo è considerato l’iniziatore della favola come forma letteraria scritta, brevi componimenti il cui scopo esplicito è comunicare una morale e quindi essere educativi. Così come il romanzo satirico La fattoria degli animali (1945) scritto da Orwell.