Se per un istante – Gabriel García Márquez

Se per un istante Dio mi facesse dono di un pezzo di vita,
probabilmente non direi tutto ciò che penso,
ma penserei a tutto ciò che dico.
Darei valore alle cose non per quello che valgono
ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più.
So che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi
perdiamo 60 secondi di luce di cioccolata.
Se Dio mi concedesse un brandello di vita,
vestito con abiti semplici, mi sdraierei, al sole
e lascerei a nudo non solo il mio corpo
ma anche la mia anima.
Dio mio, se avessi cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio
e aspetterei che si alzasse il sole.
Dipingerei le stelle con un sogno di Van Gogh.
con un poema di Benedetti, una canzone di Serrat
sarebbe la mia serenata alla luna.
Bagnerei con le mie lacrime le rose
per sentire il dolore delle spine
ed il bacio vermiglio dei petali.
Dio mio, se io avessi ancora un brandello di vita
non lascerei passare un solo giorno
senza dire alla gente che io amo, io amo la gente.
Convincerei ogni uomo ed ogni donna
che sono i miei favoriti
e vivrei innamorato dell’amore.
E dimostrerei agli uomini quanto sbagliano
quando pensano di smettere di innamorarsi
quando invecchiano senza sapere che invecchiano
quando smettono di innamorarsi.
Darei ad ogni bambino le ali
ma lo lascerei imparare, da solo, a volare.
Ai vecchi insegnerei che la morte
non arriva con la vecchiaia ma con l’oblio.
Ho imparato molte cose da voi, dagli uomini…
Ho imparato che tutti, al mondo,
vogliono vivere in cima alla montagna
senza sapere che la vera felicità
sta in come si sale la china.
Ho imparato che quando un neonato afferra,
per la prima volta, con il suo piccolo pugno,
il dito di suo padre, lo terrà prigioniero per sempre.
Ho imparato che un uomo
ha diritto di guardare un’altro uomo
dall’alto verso il basso solo quando lo aiuta a rialzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi
ma non mi serviranno davvero più a molto
perchè quando guarderanno in questa mia valigia,
infelicemente io starò morendo.

Gabriel García Márquez

 


Gabriel Garcia Marquez  (conosciuto anche come Gabo) nato ad Aracataca in Colombia nel 1927, è uno dei più importanti scrittori sudamericani del XX secolo.

Primo di sedici fratelli, trascorre l’infanzia con i nonni materni. Dopo essersi diplomato nel 1946, l’anno successivo si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università di Bogotá.
In quegli anni una profonda crisi politica sta per travolgere la Columbia, un periodo storico noto come “La Violencia” che dal 1948 durerà un decennio circa, e vedrà l’aggravarsi del conflitto tra i sostenitori del Partito Liberale e quelli del Partito Conservatore che degenererà in violenti scontri politici e sociali.
Garcia Marquez abbandonati gli studi torna a vivere sulla costa e si dedica al giornalismo e collabora con periodici locali.
Nel 1954 tornato a Bogotá lavora a El Espectador, uno dei più antichi quotidiani del paese. Il suo esordio letterario avviene nel 1955 con il romanzo Foglie morte (titolo originale La hojarasca). 
La sua attività giornalistica nel frattempo lo porta in Europa, soggiorna per alcuni mesi a Roma, si trasferisce poi a Parigi, a Londra, per tornare in Sudamerica nel 1958. Lo stesso anno si sposa con Mercedes Barcha, insieme avranno due figli e una lunga vita coniugale.
Dopo la rivoluzione cubana del 1959 e all’ascesa di Fedel Castro, Garcia Marquez visita Cuba. Si trasferisce quindi in Messico dedicandosi in maniera costante alla scrittura.

Nelle sue opere egli racconta un mondo provinciale e arcaico, quasi surreale per la crudeltà e l’apparente assurdità dei rapporti umani.
Una vena narrativa che si manifesta in tutta la sua grandiosità in Cent’anni di solitudine (1967), romanzo che gli ha dato fama internazionale, in cui si narra la storia della famiglia Buendía lungo sette generazioni a Macondo, immaginario villaggio immerso nella foresta colombiana fondato da José Arcadio, il capostipite della famiglia, alla fine del 1800. Un affresco sospeso tra realtà e fantasia, una storia che riporta miti e leggende locali ma che fa riferimento agli avvenimenti storici della Columbia dalla seconda metà dell’Ottocento, in particolare le guerre civili, i brogli elettorali e la sollevazione armata, l’arrivo del progresso e del benessere, della Compagnia Bananiera e degli scioperi dei braccianti, la repressione politica, i danni ambientali conseguenti allo sfruttamento e alla distruzione della zona della foresta pluviale, e infine la depressione dopo il boom economico.

Un vento fortissimo spazzerà via Macondo, e i cento anni di storia della stirpe dei Buendía cadranno nell’oblio.

Cento anni di solitudine, la condizione di ogni uomo chiuso nel suo piccolo mondo, tutto teso a soddisfare desideri e sogni cedendo alle effimere illusioni e, cieco di fronte alle conseguenze delle proprie azioni, ne paga irrimediabilmente le conseguenze.
L’opera è considerata come la massima espressione del cosiddetto realismo magico, ma Marquez afferma di essere un realista puro.

Negli anni Settanta lo scrittore si trasferisce a vivere a Barcellona, il suo impegno politico lo porta a prendere posizione contro il colpo di stato in Cile da parte del generale Augusto Pinochet. Altri suoi celebri romanzi sono L’autunno del patriarca (1975) che narra la storia di un dittatore in uno stato caraibico, Cronaca di una morte annunciata (1981) ispirato a un fatto accaduto realmente riguardo a un delitto d’onore.

Gli viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura nel 1982 e tre anni dopo pubblica il romanzo L’amore ai tempi del colera. Ambientato a Cartagena, racconta di un amore contrastato che nasce a metà dell’Ottocento e resiste nel tempo ostinatamente, come le superstizioni ataviche e le epidemie del colera che ciclicamente ritornano per le precarie condizioni sanitarie della città, decimando la popolazione. Il protagonista riesce a coronare il suo amore soltanto in età matura ai primi del Novecento su un battello della Compagnia Fluviale dei Caraibi. Ma nel risalire il fiume cinquant’anni dopo non trova più gli alberi colossali che lo avevano affascinato, foreste intere sono state disboscate.

Nel 1989 con Il generale nel suo labirinto racconta gli ultimi anni di vita del famoso generale Simón Bolívar, “el Libertador” che ha liberato l’America Latina dal dominio spagnolo, paesi nei quali per la maggior parte viene considerato un eroe. Nel suo ultimo viaggio, Bolívar insieme a pochi seguaci rivive i giorni eroici e le battaglie, e i suoi appassionati amori. Riflette con amarezza sul sogno infranto di  un grande unico stato del Sud America, sulla speranza del popolo che gli interessi e la politica hanno tradito.

Dell’amore e di altri demoni, romanzo del 1994 ambientato in Colombia ai tempi dell’inquisizione spagnola, racconta di una ragazzina, figlia indesiderata di un marchese, che cresce come un’orfana tra gli schiavi africani imparando le loro lingue, le loro danze e i loro rituali.
Curata per il morso di un cane con la rabbia, si ritiene sia posseduta dal demonio e quindi  rinchiusa in un convento. Il caso viene affidato a un giovane prete che pian piano comprende la natura della ragazzina e se ne innamora. Ma saranno altri demoni quelli che dovranno affrontare.

Nel 1996 pubblica Notizia di un sequestro in cui grazie ad una minuziosa e accurata documentazione, Garcia Marquez ricostruisce le vicende legate ai dieci sequestri di persona avvenuti in Colombia da parte dei narcotrafficanti legati a Pablo Escobar, con l’intento di forzare la mano al governo colombiano affinché non lo estradasse negli Stati Uniti.

Nel 2001 scopre di aver un tumore linfatico, ciò non gli impedisce di pubblicare nel 2002 il primo volume della sua autobiografia “Vivere per raccontarla”, anch’essa ricca di storie ai limiti del meraviglioso. Guarisce dal cancro e nel 2005 pubblica il suo ultimo romanzo “Memoria delle mie puttane tristi” in cui torna il tema della scoperta del senso ultimo dell’amore, da parte del protagonista al tramonto della sua vita.

Nel 2014 sopraggiunti altri problemi di salute Gabriel Garcia Marquez muore all’età di 87 anni a Città del Messico.

I suoi romanzi hanno ottenuto un grande successo in tutto il mondo, da cui in parte sono state tratte omonime versioni cinematografiche.