Tentare di comprendersi


The Pride of Dijon di William John Hennessy, olio su tela, 1879

C’è molta più forza in due persone che stanno tentando di comprendersi, sbagliando, fraintendendo, litigando, che in due persone che fingono di capirsi da sempre, ma che alla fine, non si sono parlati mai.

(Anonimo)

L’autore del dipinto è William John Hennessy, pittore e illustratore nato nel 1839 nella contea irlandese di Kilkenny. Il padre, John Hennessy nel 1848 dovette lasciare l’Irlanda a causa del suo coinvolgimento nel Movimento Young Ireland, rifugiandosi in Canada, e ben presto William potè raggiungerlo. Si stabilirono poi a New York dove il giovane William iniziò a disegnare, e a 15 anni partecipò alla National Academy of Design per studiare pittura e arte. Nel 1857 tenne la sua prima mostra  presso l’Accademia Nazionale di New York, di cui divenne membro a pieno titolo nel 1863.

Young Ireland (Giovane Irlanda) fu un movimento nazionalistico rivoluzionario irlandese che operò intorno alla metà degli anni ’40 del XIX secolo. Il movimento nacque intorno alla rivista settimanale The Nation fondata nel 1842 per promuovere il ritorno dell’autogoverno irlandese e l’abrogazione dell’Act of Union.

IRLANDA

L’Irlanda (in irlandese: Éire, in inglese: Ireland), è un’isola situata nell’oceano Atlantico settentrionale. L’isola oggi è politicamente divisa in:

Repubblica d’Irlanda (Éire) con capitale Dublino. È una Repubblica indipendente e sovrana che ricopre per gran parte l’omonima isola. È uno stato membro dell’Unione Europea e la moneta nazionale è l’Euro.

L’Irlanda del Nord è una delle quattro nazioni costitutive del Regno Unito (con Inghilterra, Scozia, Galles), che soffre di una storica discriminazione e ostilità tra le due comunità presenti. Fu creata nel 1920 da una divisione tra nord e sud dell’isola, più propriamente dalla separazione della regione storica dell’Ulster dove sei delle nove contee della provincia andarono all’Irlanda del Nord e le altre tre contee andarono ad aggiungersi a quelle della Repubblica d’Irlanda.
Le sei contee dell’Irlanda del Nord sono legate al Regno Unito tramite il Commonwealth e come moneta nazionale hanno la sterlina britannica.

STORIA DELL’IRLANDA

Ai primitivi abitatori dell’isola si fusero le popolazioni celtiche (Scoti e Gaeli) che sbarcarono nell’isola intorno al 4° secolo a.C.
Rimasta ai margini del mondo romano, al di là del Vallo di Adriano, l’isola fu conquistata dal Cristianesimo. La tradizione vuole che sia stato San Patrizio, patrono d’Irlanda, giunto nell’isola nel 432, a iniziare l’opera di conversione al Cristianesimo. La vecchia religione dei druidi si fuse quindi con quella cristiana, che a sua volta assorbì diversi elementi culturali pagani.
Durante il Medioevo, mentre il resto dell’Europa era sconvolto dalle invasioni barbariche, la cultura e la fede cristiana resistevano all’interno dei monasteri irlandesi.
Questo prosperoso periodo fu bruscamente interrotto dalle invasioni vichinghe. Dall’807 circa, i popoli nordici per oltre due secoli saccheggiarono l’isola, contribuendo a fondare future grandi città e finendo per amalgamarsi con la popolazione locale.

L’Irlanda era divisa in piccoli regni che mantenevano le vecchie forme di vita associata irlandesi (i clan), basate sul regime tribale introdotto dai Celti. Il potere era esercitato dai capi di alcune dinastie, che combattevano tra loro nel costante tentativo di ottenere la supremazia sull’isola.
Si ritiene che fu uno di questi, Dermot Mac Murrough re di Leinster, a invocare l’aiuto dell’Inghilterra. Ottenne così da Enrico II d’Inghilterra l’aiuto dei Normanni, che nel 1170 combatterono sotto le mura di Dublino per la riconquista del suo regno.
Ma l’anno seguente il sovrano d’Inghilterra al comando di una nutrita flotta, sbarcò sull’isola occupando le terre irlandesi. Queste rimasero per tutto il Medioevo sotto il dominio di tre grandi casate feudali, mentre il re d’Inghilterra controllava il paese da lontano.

IL DOMINIO BRITANNICO

Sul finire del periodo celtico l’isola era suddivisa in quattro grandi province: Leinster, Munster, Connacht, Ulster. Dopo l’invasione inglese, queste vennero soppiantate dall’attuale sistema delle contee.
Intorno al XIV secolo la popolazione anglo-normanna si era ormai integrata con quella nativa irlandese, tanto che Eduardo III per rafforzare il predominio inglese e mantenere la separazione fra coloni inglesi e nativi irlandesi, emanò un corpo di leggi conosciuto col nome di Statuto di Kilkenny (1361) che introdusse una serie di discriminazioni, complicando non poco il rapporto tra il re d’Inghilterra e il popolo irlandese.
Nel 1541 fu Enrico VIII re d’Inghilterra, il secondo della dinastia Tudor, a proclamarla come regno, assumendo il nuovo titolo di re d’Irlanda. Essa aveva un proprio parlamento, che poteva però legiferare soltanto con l’approvazione del re inglese.

Nel XVII secolo l’isola d’Irlanda ormai interamente assoggettata alle forze inglesi subì le varie plantations, ovvero l’insediamento di forti comunità inglesi e scozzesi su terre assegnate dalla Corona inglese. La più famosa fu la Plantation of Ulster, regione che per 3 secoli aveva mantenuto un regime tribale intorno alla stirpe reale degli O’Neill.
Quando Elisabetta I regina d’Inghilterra e d’Irlanda dal 1558, tentò di imporre alla cattolica Irlanda i costumi inglesi e la Chiesa anglicana, trovò ad opporsi Ugo O’Neill conte di Tyrone per un lungo periodo che durò 15 anni. Alla fine gli irlandesi furono sconfitti a Kinsale (1601), le contee passarono alla corona inglese che intensificò la loro anglicizzazione, venendo assegnate ai coloni inglesi e scozzesi.

Una nuova Plantation ebbe inizio nel 1609 con re Giacomo I, salito al trono inglese nel 1603. Tutti i possedimenti delle potenti dinastie O’Neill e O’Donnell, e di quelli  che le avevano sostenute, furono confiscati e riassegnati ai nuovi coloni scozzesi e presbiteriani.
Il territorio irlandese divenne teatro di repressioni sanguinose e fu forse il periodo più travagliato della storia d’Irlanda segnato da due Guerre civili (1641-53 e 1689-91), che causarono grosse perdite di vite umane e la sottomissione alle discriminatorie Leggi penali irlandesi.

IL REGNO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA

Con Giorgio III re d’Inghilterra dal 1760, diminuì il rigore delle sanzioni: l’Irlanda ottenne l’attenuazione delle Leggi penali e il riconoscimento di Dublino come capitale, sede di un viceré (1767).
Le aspirazioni a normali rapporti con l’Inghilterra furono deluse dalle ripercussioni della Rivoluzione francese. Si acuirono nuovamente i conflitti, e i nazionalisti irlandesi contando sull’appoggio dei francesi nel 1798 organizzarono una rivolta.

Per evitare il rischio di una collusione con i francesi di Bonaparte, si pensò di unire l’Irlanda al Regno di Gran Bretagna (risultato dell’unione tra Inghilterra e Galles e la Scozia sancita nel 1707 durante il regno della regina Anna, l’ultima degli Stuart) attraverso il cosiddetto Act of Union (1800).
L’Atto fu approvato dal parlamento britannico e da quello irlandese, e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda ebbe effetto dal 1º gennaio 1801.

Ma l’Irlanda cattolica ambiva ad emanciparsi, oppressa com’era da una minoranza di grandi proprietari terrieri inglesi e scozzesi, e dalle Leggi del grano (le Corn Laws, 1815) che per gli irlandesi si tradusse in pesanti condizioni di vita. Nel 1830 la Repeal Association, un movimento politico di massa irlandese, chiese l’abolizione (repeal) dell’Act of union e l’indipendenza dalla Corona britannica con un pieno coinvolgimento degli irlandesi cattolici, cosa che in quella circostanza era fattibile avendo ottenuto l’atto di emancipazione nel 1829 per opera dell’avvocato irlandese Daniel O’Connell, unitamente all’abrogazione della Leggi penali irlandesi che discriminavano fortemente i cattolici irlandesi rispetto agli anglicani.

Alla lotta politica democratica portata avanti dalla Repeal c’era chi preferiva un’azione più energica, così nel 1846 una frangia nazionalista si separò dando vita al movimento politico della Young Ireland (Giovane Irlanda), che nel 1848 diede il via alla ribellione sulla scia dei moti rivoluzionari che sconvolsero l’Europa (Risorgimento) noti come la Primavera dei popoli, che miravano ad abbattere i governi della Restaurazione per sostituirli con forme più liberali.
Da qui è entrata nel linguaggio comune l’espressione “fare un quarantotto” per sottintendere un’improvvisa confusione, o scompiglio.

Ma in Irlanda dal 1845 c’era la Great Famine (la Grande carestia) che decimò la popolazione per la fame e le malattie; molti furono i profughi che si imbarcarono verso l’America, la Gran Bretagna e il Canada. La gente, ormai ridotta allo stremo, non ebbe la forza di appoggiare il tentativo di sommossa che fallì, e i capi rivoluzionari vennero processati e condannati.

Ma il desiderio di indipendenza dal Regno Unito mai fu sopito e nuove insurrezioni senza esito furono messe in atto dall’IRB (Irish Republican Brotherhood, Fratellanza repubblicana irlandese), un’organizzazione segreta fondata nel 1858 i cui membri erano meglio conosciuti come i Feniani, le cui sedi più importanti furono a Dublino e New York, dove in molti erano emigrati a causa della carestia.

Nella New York del tempo meta di un incessante flusso di immigrati, è ambientato Gangs of New York, il film di Martin Scorsese del 2002, nel degradato quartiere dei Five Points che divenne teatro di violente competizioni tra bande criminali per assicurarsi il dominio sul territorio.

È il 1846 quando nella zona malfamata dei Five Points i migranti irlandesi cristiani, i cosiddetti “Conigli Morti”, guidati da Padre Vallon (Liam Neeson) arrivano a scontrarsi con i “Nativi” del luogo, protestanti e nazionalisti capeggiati dal temibile William “Bill” Cutting (Daniel Day-Lewis) detto ‘il Macellaio’, che poi è il suo mestiere.

Dopo una sanguinosa battaglia la morte del rivale sancisce la supremazia dei “Nativi” nel quartiere, e come segno di rispetto per l’odiato ma stimato avversario, viene risparmiato il piccolo Amsterdam (Leonardo DiCaprio) il figlio di Padre Vallon che finisce in riformatorio.
Una volta raggiunta la maggiore età, nel 1862 Amsterdam torna nel quartiere per vendicare la morte del padre, ma suo malgrado la figura del Macellaio, divenuto capo indiscusso della malavita locale, riesce a suscitare in lui rispetto e ammirazione. A sua volta il Macellaio ignaro dell’identità di Amsterdam, finisce per prenderlo sotto la sua protezione e sviluppare nei suoi confronti una sorta di affetto paterno.
Determinato a porre fine allo strapotere di Bill, il ragazzo rifonda la gang del padre e lancia una sfida ai Nativi. La violenza dell’ultimo scontro si mischia a quella della rivolta del popolo, insorto contro la coscrizione obbligatoria per la Guerra di Secessione americana.

Già, ho quarantasette anni. E lo sai come ho fatto a restare in vita tanto tempo, tutti questi anni? Con la paura. Con lo spettacolo di azioni spaventose. Se qualcuno mi deruba gli taglio le mani, se mi offende gli taglio la lingua, se si solleva contro di me gli taglio la testa, la infilo su un palo e la espongo in alto così che tutta la strada la veda. È questo che preserva l’ordine delle cose… la paura. 

Scorsese per questo film si è ispirato al saggio The Gangs of New York: An Informal History of the Underworld del 1927 di Herbert Asbury, che lo aveva affascinato fin dal 1970 portandolo a immaginare come fosse New York e i suoi abitanti durante il XIX secolo.
Supportato da un’importante colonna sonora e da un cast superbo, il film è stato girato interamente negli studi di Cinecittà a Roma, dove ad allestire lo scenario di una New York di fine 800 è stato il celebre scenografo Dante Ferretti, autore di altre grandi scenografie, come quella di Hugo Cabret, ennesima collaborazione con il regista italo-americano.

Nel territorio irlandese la situazione cominciò a mutare nel 1905 con il partito Sinn Féin (“noi stessi” in gaelico), il cui scopo era l’indipendenza dell’isola e riaffermare le tradizioni originarie, tra cui la lingua gaelica soppiantata dall’inglese. Al cambiamento contribuì anche il primo ministro britannico William E. Gladstone che si sforzò di introdurre in Irlanda la home rule (autonomia nell’ambito dell’Unione), che venne approvata però solo nel 1910. Ma lo scoppio della Prima guerra mondiale vanificò le intenzioni, e riaccese lo spirito antibritannico e la rivolta.

L’IRLANDA DIVISA IN DUE

La lotta civile si prolungò fino al 1921 quando si giunse a una soluzione di compromesso e l’Irlanda venne divisa in due parti:

• sei delle nove contee dell’Ulster in maggioranza protestanti e maggiormente industrializzate continuarono a far parte del Regno di Gran Bretagna, andando a costituire l’Irlanda del Nord con capitale Belfast;

• le altre tre contee dell’Ulster e il resto del paese prevalentemente cattolico ottenne invece l’indipendenza nell’ambito del Commonwealth (il “bene comune”, che è l’equivalente della Repubblica che significa “cosa pubblica”), e assunse il nome di Stato libero d’Irlanda con Dublino come capitale.

La convivenza non fu facile e la lotta civile non cessò tra le forze unioniste favorevoli alla permanenza dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito, e le forze repubblicane che miravano all’unificazione dell’intera isola.

La politica di progressivo sganciamento portò lo Stato libero d’Irlanda a staccarsi del tutto dal Commonwealth: nel 1937 fu infatti proclamata la Repubblica d’Irlanda (Eire in gaelico), che nel 1949 ottenne la completa indipendenza dalla Gran Bretagna, e nel 1955 fu ammessa alle Nazioni Unite.

THE TROUBLES

Ma la questione dell’Irlanda del Nord rimaneva aperta sia per l’opinione pubblica che per il governo, e finì per esplodere negli anni Sessanta. La comunità cattolica che nelle sei contee dell’Ulster era in costante aumento, vide accentuarsi le ostilità e i conflitti politici con la comunità protestante che finirono per sfociare in violenti scontri tra gruppi armati di entrambe le fazioni. Ognuna delle due poteva contare su una formazione paramilitare: l’IRA (Irish republican army, Esercito repubblicano irlandese) legata ai repubblicani di Sinn Féin, e l’UDA (Ulster Defence Association), legata al Partito Unionista dell’Ulster. A Belfast e in tutti i quartieri dell’Irlanda del Nord sorsero vere e proprie barricate.
Se da una parte l’IRA varcava il confine tra le due Irlande, dall’altra la Gran Bretagna militarizzava la regione, sospendeva l’autogoverno dell’Irlanda del Nord prendendone il controllo politico. Misure repressive furono adottate nei confronti dell’IRA e nel 1971 venne introdotta la possibilità di arresto e detenzione a tempo illimitato senza processo.
Fu un periodo storico noto come il Conflitto Nordirlandese o The Troubles i cosiddetti “problemi, guai”,  che durò trent’anni e culminò nel 1969 causando moltissime vittime anche civili.

Il film Nel nome del padre del 1993 diretto da Jim Sheridan racconta dei fatti accaduti a Gerry Conlon, interpretato da Daniel Day-Lewis.
Il giovane ventenne originario di Belfast trasferitosi in Inghilterra, viene arrestato perchè ritenuto tra i responsabili dell’attentato terroristico a un pub di Guildford, avvenuto nel 1974 e attribuito all’IRA. Vengono arrestati anche il padre e i Maguire, un’intera famiglia di parenti di Gerry residenti a Londra.
Il film è tratto dal romanzo autobiografico Proved Innocent di Gerry Conlon, un membro dei cosiddetti “Guildford Four”, i quattro ragazzi che dal 1974 al 1989 trascorsero 15 anni in prigione con l’accusa di essere dei terroristi appartenenti all’IRA. I quattro furono processati e condannati all’ergastolo, ma solo nel 1989 si venne a sapere che alla difesa erano state tenute nascoste le prove cruciali che dimostravano l’innocenza di Conlon.

La situazione divenne davvero insostenibile quando la domenica del 30 gennaio 1972 a una manifestazione pacifica organizzata a Derry nell’Irlanda del Nord, un battaglione del Reggimento Paracadutisti sparò uccidendo quattordici civili e ferendone altri dodici. Quella che è passata alla storia come la Bloody Sunday (la domenica di sangue) sconvolse l’opinione pubblica nazionale e internazionale.
Il governo inglese chiuse frettolosamente la vicenda con un’indagine, il cui esito fu il proscioglimento da ogni colpa delle autorità e dei soldati britannici, considerata un’insabbiamento di prove e testimonianze. Dopo quella domenica molti irlandesi del Nord di parte cattolica entrarono nelle fila dell’IRA, che divenne ancora più potente.
Molti artisti sentirono il dovere di dare voce subito a ciò che era accaduto, come Paul McCartney, John Lennon e successivamente anche il gruppo degli U2.
Nel 1998 il Primo Ministro inglese Tony Blair chiese una nuova inchiesta basata su nuove prove e testimonianze, che ribalterà le conclusioni della precedente concludendosi nel 2010.

Il radiodramma Deegiallo “Sunday Bloody Sunday” di Carlo Lucarelli su Radio Deejay ben racconta la ‘vera storia’ che sta dietro la canzone degli U2 del 1983.

Nel 1981 l’irrigidimento del governo britannico di Margaret Thatcher determinò una protesta che costó la vita a 10 militanti detenuti nella prigione di Maze, vicino a Belfast, che morirono a causa dello sciopero della fame.
La protesta era iniziata per la non applicazione dello Special Category Status (SCS) che dal 1972 era stato concesso ai condannati per reati connessi ai Troubles, ma nel 1976 venne sospeso e quelli che si ritenevano prigionieri politici in realtà venivano trattati alla stregua di criminali comuni.
La protesta culminò con lo sciopero della fame che iniziò nel 1981, dieci prigionieri lo portarono avanti fino alla morte. Il primo a morire fu il ventisettenne Bobby Sands, che durante lo sciopero era stato eletto alla Camera dei Comuni britannica, dando notorietá internazionale alla protesta, provocando poi sdegno per come l’intera vicenda era stata gestita dal governo britannico.
Margaret Thatcher s’illuse di aver piegato l’IRA, in realtà i fatti contribuirono a far crescere il consenso al partito politico legato all’IRA, il Sinn Féin,  fino a diventare il maggior partito dell’Irlanda del Nord.

A Bobby Sands divenuto simbolo della lotta per l’indipendenza, Steve McQueen ha dedicato il film Hunger del 2008 che ripercorre la vita dell’attivista nordirlandese, interpretato da Michael Fassbender, e il trattamento riservato ai prigionieri politici nel periodo trascorso in carcere.
Altri tipi di protesta erano stati messi in pratica precedentemente come la blanket protest (cioè il rifiuto di indossare l’uniforme carceraria coprendosi solo con delle coperte) e la dirty protest (rifiuto di radersi, tagliarsi i capelli e di usare i bagni, spargendo i propri escrementi sui muri e rovesciando l’urina nei corridoi). Nel film si vedono la violenza e l’efferatezza con cui le guardie carcerarie malmenarono e torturarono i prigionieri, e l’incrollabile determinazione e spirito di sacrificio dei prigionieri, che persero la vita lottando per la causa in cui credevano.

IL LUNGO PROCESSO DI PACE

La volontà di superare il conflitto armato a favore dell’impegno politico portò ad avviare nel 1985 un confronto sulla questione irlandese tra Gran Bretagna e Repubblica d’Irlanda al fine di raggiungere un accordo tra le parti.

Ma per vedere i primi risultati concreti occorre attendere fino agli anni Novanta. L’annuncio di una tregua da parte dell’IRA facilitò l’Accordo di Belfast, più noto come Accordo del Venerdì Santo sottoscritto nel 1998 con la Gran Bretagna, che diede all’Irlanda del Nord un’ampia autonomia e un parlamento dotato di poteri effettivi, in cui nessun partito avrebbe potuto avere la maggioranza assoluta e ogni decisione sarebbe stata presa per consenso tra le parti. Pochi mesi dopo, gli accordi furono confermati con due referendum in Irlanda e Irlanda del Nord.
Se il governo britannico rinunciava alle pretese di sovranità su tutta l’isola cancellando l’atto del 1920 che aveva diviso l’Irlanda in due parti, il governo dell’Irlanda accettava formalmente per la prima volta che l’Irlanda del Nord appartenesse al Regno Unito impegnandosi a modificare gli articoli della Costituzione che parlavano di unità dell’Irlanda. Dopo 30 anni di violenze, questo accordo segnò il momento più importante del lungo processo di pace in Irlanda del Nord.

Nel 2002 per vari problemi emersi dopo l’accordo, l’autogoverno dell’Irlanda del Nord viene nuovamente sospeso.
Nel 2006 si tentò un nuovo accordo di pace, ma occorreva creare un governo congiunto tra i due partiti maggiori della regione: due mondi opposti memori del sangue versato, due leader fedeli alle loro idee che nemmeno si parlavano.
Per un caso fortuito Ian Paisley, pastore presbiteriano del partito democratico unionista da lui fondato nel 1971, e Martin McGuinness, attivista cattolico del Sinn Féin il maggior partito repubblicano braccio politico dell’IRA, si trovarono a percorrere insieme un viaggio di ritorno a Belfast. Inaspettatamente venne trovata un’intesa con la quale si potè giungere agli Accordi di Saint Andrews, e creare un governo di coalizione guidato da Ian Paisley, mentre Martin McGuinness venne designato vicepremier.

Non si sa bene che cosa i due leader si siano detti durante il viaggio, ma lo scrittore e sceneggiatore Colin Bateman ce ne dà un’idea con il film Il viaggio del 2016 per la regia di Nick Hamm.
St Andrews in Scozia, è il 2006 e si sta discutendo un nuovo accordo nel processo di pace dell’Irlanda del Nord. Ian Paisley (Timothy Spall) vuole ritornare a casa per festeggiare il suo 50° anniversario di matrimonio, Martin McGuinness (Colm Meaney) acconsente al cambio di programma a patto che possa accompagnare l’avversario durante il viaggio di ritorno in auto. McGuinness approfitta per cercare uno spiraglio nel muro di intransigenza di Paisley, che considera l’avversario un terrorista e un assassino; ma anche lui, sottolinea McGuinness è un uomo di potere che con la sua influenza ha indotto alla violenza.
Ma tentare di comprendersi non risulta facile quando mai lo si è potuto fare, e nel dialogo tra i due sussiste un reciproco rispetto, caratteristica di quel tipo di politica che sembra essere scomparsa.

Nel frattempo, a loro insaputa,  il Primo Ministro britannico Tony Blair (Toby Stephens), i suoi colleghi nordirlandese e irlandese, e gli agenti dell’MI5 (l’ente per la sicurezza e il controspionaggio del Regno Unito) stanno seguendo da un monitor la conversazione, grazie alla complicità del giovane autista (Freddie Highmore). Ma un imprevisto impedisce loro di udire la parte più interessante del discorso, del quale solo il pubblico in sala sarà reso partecipe  😉

Lontani da chi sussurra ai loro orecchi, pur mantenendo fede al proprio ruolo (e al tipico humor inglese) i due leader riescono a superare il loro antagonismo per unire un popolo e ritrovare la pace, cambiando così la Storia.

Con il Referendum del 23 giugno 2016 il Regno Unito ha scelto di uscire dall’Unione europea (Britain Exit), l’Irlanda del Nord e la Scozia hanno espresso il loro voto a favore del “Remain” (Restare) nell’Unione Europea. Ciò potrebbe essere motivo per la richiesta di un referendum che proponga la riunificazione dell’Irlanda, aprendo la strada alla frammentazione del Regno Unito.


Belfast Child – Simple Minds (1989)

Il brano scritto sulle note di She Moved Through the Fair, una canzone tradizionale irlandese, inizia con una vena di malinconia per una città ferita, da cui l’amore sembra essersi allontanato.

È stato via così a lungo…

Ma presto il ritmo incalza e… brividi… è un invito a tornare a casa. Le strade sono vuote, le strade sono fredde, molti cuori sono feriti, ma non tutto è perduto. La vita va avanti.
Fratelli e sorelle dove siete adesso? Non volete venire a casa?

One day we’ll return here
When the Belfast child sings again

Un giorno torneremo qui
quando il Bambino di Belfast canterà ancora

Undici acri di terreno, trentamila pali di legno, 4mila tonnellate di terra per il volto di un bimbo disegnato su un appezzamento di terra, a Belfast, nell’Irlanda del Nord. Opera di Street-land art dell’artista argentino Jorge Rodriguez Gerada.

 

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