L’acqua e il nuoto

L’UOMO E L’ACQUA

Le nostre primitive origini ci rimandano alla stretta simbiosi tra acqua e vita. La stretta dipendenza dell’uomo all’elemento acqua, comincia fin dalla vita intrauterina, quando per nove mesi viviamo immersi nel liquido amniotico. Il nostro stesso corpo è composto in percentuale maggiore di acqua.

L’embrione umano completamente immerso nel liquido amniotico, nel corso della gravidanza sviluppa una struttura raffinata e complessa, gli organi si perfezionano ricevendo l’ossigeno e le sostanze nutritive attraverso il cordone ombelicale, che è collegato alla placenta della madre.

ACQUATICITÀ

ACQUATICITÀ INTESA COME PIACERE DI STARE IN ACQUA

Acquaticità riguarda il sentirsi a proprio agio nell’acqua, non significa saper nuotare o riuscire a rilassarsi nell’acqua, ma significa saper stare nell’acqua in qualunque posizione e in qualunque situazione. La difficoltà dell’essere acquatici nasce dall’abitudine a stare in acqua in un certo modo, modo che ci siamo costruiti nel corso del tempo e spesso ciò che ci ostacola sono le idee che abbiamo riguardo l’acqua o la concezione che abbiamo di essa, oppure ancora quello che ci è stato insegnato e che “dobbiamo fare” in essa (tecnica degli stili di nuoto, respirazioni, apnea…), senza verificare se il nostro modo di pensare è in sintonia con ciò che proviamo nel nostro corpo e con le nostre emozioni.

Tutti i bambini fino a tre anni circa non galleggiano sulla superficie perché hanno un peso specifico troppo elevato rispetto alla loro superficie corporea; avvertono la loro paura ma la novità del galleggiamento li spinge a giocare con le loro paure, un bimbo nel suo stato naturale impara prima dell’adulto perché è curioso della novità, è libero da ogni preconcetto, non ha aspettative e impara direttamente dall’esperienza coinvolgendo tutto il suo essere: mente, corpo, emozioni. La grazia che appartiene ai bambini in stato di innocenza non viene ottenuta con la pratica e provando e riprovando gli esercizi, ma con la spontaneità; più un bimbo è libero nei suoi gesti, più acquisisce autocontrollo con movimenti spontanei, coordinati, efficaci.
Il ruolo di un adulto (genitore prima, educatore poi) è quello del “tramite”, cioè di rendere consapevole il bambino dell’esperienza acquatica.

C’è uno stretto rapporto tra il senso di sicurezza dato dalla madre attenta ai sentimenti del figlio e le prove di rischio del neonato, il giusto grado di frustrazione. Il sentimento di tenerezza e di empatia prepara così alla futura indipendenza.

La vita del bambino di primissima infanzia è un piccolo caos e se vogliamo aiutarlo a crescere sano ed integro come persona, avrà bisogno di piacevoli ed ordinate esperienze di vita.

Estratto da: “L’Istruttore di acquaticità: come cambia il ruolo a seconda delle fasi di crescita del bambino”. Articolo molto interessante anche per i genitori.

IL NUOTO

Il nuoto (swimming in inglese) è per definizione, l’esercizio che permette il galleggiamento del proprio corpo e la progressione nell’acqua, oltre ad essere uno sport olimpico e un’attività ricreativa.

È considerato uno sport completo e salutare che distribuisce il movimento omogeneamente su tutto il corpo, favorisce la salute, la longevità ed il benessere fisico e psicologico. Esso spesso comporta benefici estetici e fisici: solitamente si ottiene un aumento della massa magra ed una riduzione di quella grassa, lo sviluppo dell’impalcatura ossea e l’espansione della gabbia toracica, la correzione delle eventuali deviazioni della colonna vertebrale, il miglioramento della coordinazione motoria e respiratoria e la riduzione della spasticità.

LA STORIA DEL NUOTO

La storia del nuoto trova le sue origini fin dalla preistoria, oltre 7000 anni fa, come testimonia il rinvenimento di pitture rupestri rappresentati uomini nell’atto del nuoto risalenti all’Età della pietra.
Nella Caverna dei nuotatori, sull’altopiano del Gilf Kebir, sono state rinvenute delle pitture rupestri rappresentanti uomini eseguire movimenti simili a quelli degli attuali stili del nuoto. Tra le ipotesi prese in considerazione, però, c’è anche quella che gli uomini rappresentati eseguano movimenti di un rituale estraneo alla attività natatoria.
Un sigillo di argilla egiziano datato tra il 4000 a.C. e 9000 a.C. mostra quattro nuotatori durante quella che si ritiene sia una variante del crawl.
Anche se il nuoto non era uno sport incluso nelle Olimpiadi antiche, i Greci lo praticavano ritenendolo sport nobile, così come facevano con tutti gli sforzi atletici. Greci e Romani lo praticavano come forma di allenamento per i guerrieri, le fonti ci parlano di gare organizzate già nel I secolo a.C..
Scomparve nel Medioevo, in quanto l’immersione in acqua veniva associata allo sviluppo delle epidemie. Per essere riscoperto dovette attendere la fine del XIX secolo, quando, in pieno clima positivistico se ne riscoprirono le virtù terapeutiche e correttive.
Sport acquatico dalla storia ultra millenaria, viene così inserito nel programma delle prime Olimpiadi dell’era moderna che si svolsero ad Atene nel 1896.
Citazioni scritte risalgono fino al II millennio a.C., e si possono trovare in poemi epici come il Gilgamesh, l’Iliade, l’Odissea, Beowulf, e altre saghe, e anche nella Bibbia (Ezechiele 47:5, Atti 27:42, Isaia 25:11).
Nel 1538 Nicolas Wynman, un professore di lingue tedesco, scrisse il primo libro sul nuoto: “Colymbetes”.

IL NUOTO COMPETITIVO IN EUROPA

Iniziò attorno al 1800, principalmente con il dorso. Il crawl venne introdotto nel 1873 da John Arthur Trudgen, che lo copiò dallo stile degli amerindi. Il nuoto era già nel programma delle prime olimpiadi moderne, quelle di Atene 1896. Nel 1902 il crawl venne migliorato da Richard Cavill.
Nel 1908, venne fondata la Fédération Internationale de Natation Amateur (FINA).
La farfalla era inizialmente una variante della rana, e venne accettata come stile distinto nel 1952.

In Italia all’inizio dell’Ottocento, ovvero all’epoca delle Rari Nantes, si formano le prime associazioni di nuotatori. Il 14 agosto 1899, a Como, per volere di Achille Santoni (che ne sarà il primo presidente) nasce la Federazione Italiana Rari Nantes (FIRN). Agli inizi degli anni venti del Novecento la Federazione modifica la propria ragione sociale per diventare un “Ente Morale”, nel 1930 viene cambiata la dicitura e sotto la spinta del Partito Fascista, nascerà la Federazione Italiana Nuoto (FIN).

Agli Europei di Vienna del 1950 si evidenzia il giovane Carlo Pedersoli (che ben presto si farà conoscere dal grande pubblico con il nome di Bud Spencer per le sue doti di attore) che risulterà essere il primo italiano a scendere sotto la soglia del minuto nei 100 stile libero.
L’improvviso boom del nuoto spinse il vice-segretario del Coni Mario Saini a introdurre una importante innovazione: i Centri di Addestramento al Nuoto i cui benefici si noteranno per decenni.


STILI DI NUOTO

I quattro stili ufficiali del nuoto sono: lo stile libero, la rana, il dorso e il delfino.

I Misti, sono una specialità del nuoto, combinazione dei quattro stili ufficiali. In una gara vengono eseguiti dai nuotatori tutti gli stili, partendo con il delfino, e successivamente in ordine dorso, rana e stile libero.

Nelle staffette, dove ogni atleta esegue uno stile, l’ordine prefissato è dorso, rana, delfino e stile libero. Esistono tre tipi di staffette nel nuoto:

• 4×100 stile libero, in cui 4 nuotatori percorrono la distanza di 100 metri ciascuno, uno dopo l’altro;

• 4×200 stile libero, in cui ciascuno percorre 200 metri;

• 4×100 misti, in cui ciascuno nuota uno stile diverso (dorso, delfino, rana e stile libero).


STILE LIBERO

Nelle gare di stile libero in teoria il nuotatore può usare qualsiasi stile, anche uno personale, ma nella pratica oggi viene preferito lo stile Crawl (termine che nell’immaginario comune è stato erroneamente sostituito con “stile libero”). In passato furono utilizzati anche altri stili, quali l’overarm e il trudgeon.

Il crawl, in uso fin dall’antichità, è considerato attualmente lo stile che garantisce all’essere umano di muoversi dentro l’acqua nel modo più efficace ed economico possibile, definito anche il principe degli stili. Consiste nel movimento alternato delle braccia accompagnato da una propulsione continua degli arti inferiori, effettuato in posizione orizzontale sull’acqua e con il viso rivolto verso il basso. Con il busto si effettua un leggero rollìo che accompagna ampliando la bracciata, riducendo così la superficie in attrito con l’acqua e permettendo la respirazione laterale con il capo in asse rispetto alle spalle.

Le norme FINA impongono pochissime restrizioni sull’azione natatoria dei nuotatori:

* L’atleta non deve mai toccare il fondo (pavimento) della piscina, con nessuna parte del corpo;

* Per eseguire la virata, è sufficiente che l’atleta tocchi il bordo (parete) con qualsiasi parte del corpo prima di iniziare una nuova vasca;

* Nelle gare miste (100-200-400 metri individuali e 4×50 – 4×100 metri a staffetta) l’atleta, nella frazione a stile libero, non può eseguire una nuotata in uno stile già svolto.


RANA

Considerato uno stile molto faticoso e complesso ma non quanto il delfino, è tra i quattro stili del nuoto il più lento.

Lo stile, di origine orientale, fa la sua comparsa in Europa nel 1844 a Londra quando due nuotatori indiani, Fliyng Gull e Tobacco, nuotano una gara utilizzando uno stile antenato della rana. Gli inglesi, pur avendo avuto la possibilità di conoscere il nuovo stile, lo ritennero poco adatto agli standard europei. Lo stile viene ripreso dagli Stati Uniti d’America, dove tra il 1870 e il 1880 si disputano le prime gare a rana. Nei primi anni del Novecento vengono organizzate gare anche in Inghilterra. e nel 1908 viene inserita la prima gara a rana, i 200 metri, ai Giochi olimpici di Londra.

La rana è uno stile che imita il nuoto dell’omonimo animale. Prevede la raccolta e l’allungo di braccia e gambe in tempi diversi, è uno stile un po’ difficile da apprendere perchè occorre trovare il ritmo giusto.

Nella nuotata elementare, la fase attiva della bracciata, quella che dà propulsione, avviene in superficie con un movimento laterale e simmetrico come a formare un cuore, i palmi delle mani rivolti verso l’esterno a raccogliere l’acqua. Il capo fuoriesce per la respirazione.
Nella fase passiva le braccia si allungano e s’immerge il viso nell’acqua.
Le gambe rimangono completamente immerse. Nella fase attiva si allungano con un movimento laterale, piede a martello, a formare un cerchio. Nella fase passiva, piegando e avvicinando le ginocchia, tornano lentamente, piedi più esterni e a martello, a raccogliersi verso il corpo, senza avvicinare i talloni ai glutei.
La coordinazione braccia – capo – gambe è essenziale per sfruttare efficacemente lo spostamento della massa d’acqua.

La nuotata tecnica usata nelle gare è diversa, più energica, richiede un notevole impegno muscolare e sviluppate capacità coordinative. Anche visivamente risulta molto diversa.

Nella rana subacquea invece le braccia compiono un movimento completo per favorire lo scivolamento, fino a trovarsi distese parallele al corpo. Le gambe vengono raccolte più in alto per aumentare la potenza della gambata. Il colpo di gambe si effettua quando le braccia sono completamente distese in avanti.


DORSO

Il crawl sul dorso è l’unico stile del nuoto dove il volto dell’atleta non è rivolto verso il fondo della piscina ma verso il soffitto, non potendo quindi vedere dove si procede.

Lo stile fa la sua prima apparizione in modo non ufficiale nel 1896, ai Giochi olimpici di Atene, quando Alfred Guttmann nuota i 1200 metri stile libero sul dorso, vincendo l’oro olimpico. Nel 1900, ai Giochi olimpici di Parigi, vengono inseriti nel programma olimpico i 200 metri dorso. Successivamente, con il passare degli anni, lo stile iniziale di Guttmann, che ricordava la nuotata a rana eseguita al rovescio, subì delle modifiche e dei perfezionamenti da vari atleti.

Nel dorso ogni bracciata è accompagnata da un leggero rollìo del busto. Il braccio entra in acqua con il palmo rivolto verso l’esterno, flettendo il gomito con l’avambraccio si spinge indietro l’acqua fino a distendere il braccio.
Per dare continuità al movimento le bracciate non sono perfettamente alternate, ma tendono a sovrapporsi, la fase finale di spinta con quella iniziale di appoggio.
La battuta delle gambe leggermente flesse, è coordinata a quella del braccio: l’entrata in acqua della mano coincide con un calcio verso l’alto della gamba omologa e verso il basso della gamba opposta.
La respirazione è molto importante: si inspira quando il braccio entra nell’acqua e si espira quando lo stesso braccio termina la bracciata.
Oltre all’abilità natatoria sono importanti senso dell’orientamento, del tempismo e percezione del proprio corpo in movimento.


DELFINO

Il delfino è considerato da molti lo stile più spettacolare, ma allo stesso tempo il più faticoso e molto difficile, richiede un notevole sforzo fisico e una perfetta coordinazione sia di gambe che di braccia. A livello agonistico prende il nome di Farfalla, anche se quest’ultimo stile presenta delle differenze.

Il delfino fa la sua prima comparsa nel 1927, quando il nuotatore e pallanuotista tedesco Erich Rademacher nuota una gara a rana portando le braccia fuori dall’acqua. Sette anni più tardi, nel 1933, Henry Myers riprese lo stile utilizzato da Rademacher nuotando una gara a rana con le braccia fuori dall’acqua e l’anno successivo David Ambruster perfezionò la bracciata del nuovo stile che stava nascendo, dandogli il nome butterfly (farfalla). Jack Sieg nel 1935 elabora il colpo a gambe unite, detto a coda di pesce, che però viene approvato dalla FINA solamente nel 1950. Nel 1953 viene ufficialmente riconosciuto il nuovo stile, che venne diviso dallo stile a rana e nel 1956 fa la sua prima comparsa ai Giochi olimpici.

Lo stile deve il suo nome al tipico movimento ondulatorio delle gambe che ricorda i movimenti della nuotata dei delfini.
Una sorta di onda che origina dall’oscillazione del capo per spostarsi progressivamente, sul tronco sul bacino e sulle gambe. Ne consegue che il capo si troverà sempre in anticipo rispetto al corpo.
Durante ogni ciclo di bracciata si eseguono due tipi differenti di gambate, una più ampia per contrastare lo sbilanciamento causato dall’azione subacquea della bracciata (gambata stabilizzante) e una con minor escursione per ottenere un ulteriore avanzamento (gambata propulsiva). Una volta raggiunta la tecnica elementare, molta dell’efficacia propulsiva di questo stile è da ricercarsi nell’armonia, nella coordinazione del movimento e nell’orizzontalità sull’acqua.

 

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