Mamma son tanto felice

 

Io la mamma se non ci sarebbe la inventassi
perché sennò come faccio a sapere da chi sono nato?

Marcello D’Orta, Io speriamo che me la cavo, 1990

 

E Dio creò la mamma

Il buon Dio aveva deciso di creare… la mamma. Ci si arrabattava intorno già da sei giorni, quand’ecco comparire un angelo che gli fa: “Questa qui te ne fa perdere di tempo, eh?”. E Lui: “Sì, ma hai letto i requisiti dell’ordinazione? Dev’essere completamente lavabile, ma non di plastica… avere 180 parti mobili tutte sostituibili… funzionare a caffè e avanzi del giorno prima… avere un bacio capace di guarire tutto, da una sbucciatura ad una delusione d’amore… e sei paia di mani”. L’angelo scosse la testa e ribatté incredulo: “Sei paia?!”. “Il difficile non sono le mani – disse il buon Dio – ma le tre paia di occhi che una mamma deve avere”. “Così tanti?”. Dio annuì.

“Un paio per vedere attraverso le porte chiuse quando domanda “che state combinando lì dentro, bambini?”, anche se lo sa già;

un altro paio dietro la testa, per vedere quello che non dovrebbe vedere, ma che deve sapere;

un altro paio ancora per dire tacitamente al figlio che si è messo in un guaio “capisco e ti voglio bene lo stesso”.

di Bruno Ferrero, 40 Storie nel deserto

LA FESTA DELLA MAMMA

Come per la Festa del papà, anche in questa occasione speciale, per noi bambini immancabile era la letterina da infilare sotto al piatto all’ora di pranzo, la seconda domenica di maggio, e la poesia da recitare in piedi, dando enfasi alle parole con i gesti, davanti alla mamma.

Mamma per la tua festa
Avevo preparato un fiore di cartapesta
Gambo verde, petali rosa
Vedessi mamma che bella rosa.
Ma per la strada il fiore è caduto
O forse sull’autobus l’ho perduto
Che pasticcio mammina mia
Avevo imparato la poesia
La poesia non la so più
Ora che faccio dimmelo tu?
Posso offrirti un altro fiore
Quello che nasce dal mio cuore
Posso dirti un’altra poesia
Ti voglio bene mammina mia!

ORIGINI DELLA FESTA DELLA MAMMA

Questa festa ha origini molto lontane, infatti secoli addietro venivano fatti antichissimi riti pagani che duravano diversi giorni, per festeggiare la rinascita della primavera ed il rifiorire della natura ed erano chiamati i giorni della “Grande Madre”, simbolo di fertilità.
Anche nell’antica Grecia gli elleni dedicavano alle loro genitrici un giorno dell’anno, con la festa in onore della dea Rea, madre di tutti gli Dei, mentre gli antichi romani usavano festeggiare per una settimana intera la divinità Cibele che simboleggiava madre natura e tutte le genitrici.
La nascita dell’attuale festa della mamma risale invece al XVII secolo e proviene dall’Inghilterra, dove cominciò a diffondersi la tradizione del “Mothering Sunday” che coincideva con la quarta domenica di Quaresima. In occasione di tali festeggiamenti venivano regalate le rose rosse alle mamme e preparato il tipico dolce il “Mothering cake”, a base di frutta.
Solamente verso i primi anni del 1900 questa usanza arrivò anche in America ed in alcuni paesi europei e venne stabilito che la data per il festeggiamento doveva essere la seconda domenica di Maggio. In Italia originariamente la Festa della mamma coincideva con l’8 maggio, finchè non fu spostata la domenica successiva.

Un mese speciale maggio, il mese delle rose e il mese dedicato a un’altra madre, una grande madre, Maria la madre di Gesù, che esprime appieno il significato dell’amore materno. Ha dato alla luce Gesù, l’ha cresciuto, amato, educato, nutrito, protetto senza impedire il suo cammino, ha affrontato la sua morte per ritrovarlo nel suo cuore.

Si discute tanto dell’amore materno, se sia un istinto insito nella natura femminile o piuttosto qualcosa che viene inculcato, ci sono donne che lo sentono proprio e altre che, dicono, proprio non ce l’hanno. Come tutti i sentimenti ognuno ha una percezione propria, un’esperienza vissuta del tutto personale. Quello che conta credo, è saperlo riconoscere e accogliere dentro di sè come un dono da donare, e non necessariamente solo a un figlio.
Mi arrabbio un po’ quando sento uomini e donne, o peggio gli esperti, parlare della “Sindrome da crocerossina” che affligge noi donne. Sento una sottile presa in giro nei nostri confronti… che ingenue cadiamo nel tranello, teso da chi vilmente ne vuole approfittare… va da sè che si capisce chi in realtà è più da biasimare.
Più che una sindrome sono dell’opinione che sia una forma di amore verso il prossimo, si vorrebbe far star meglio, sollevare l’altro dai crucci, infondergli la speranza e la forza di reagire a situazioni avverse. Meglio definita come empatia.
Un amore puro, donato senza interesse, che ha una potenza enorme se si sa riconoscerne il valore e attingerne la forza. Si dovrebbe avere più considerazione e rispetto per l’amore in tutte le sue forme.

 

Ed io ti penserò, in silenzio
nelle notti d’estate,
Nell’ora del tramonto
quella muta delle fate
e parlerò al mio cuore perché…
domani partirai,
in silenzio
ma in una notte di estate
io ti verrò a cercare
io ti verrò a parlare
e griderò al mio cuore perché…
tu lo possa sentire

 


In viaggio – Fiorella Mannoia (2012)

 

Rivendica il diritto
ad essere felice,
non dar retta alla gente:
non sa quello che dice.
E non aver paura,
ma non ti fidare.
Se il gioco è troppo facile,
avrai qualcosa da pagare.

 

«Quando ho scritto “In viaggio” ho immaginato le parole che io stessa avrei detto ad una figlia (se ne avessi avuta una) in partenza verso il viaggio della vita.»
Fiorella Mannoia

Un’altra grande madre è stata Madre Teresa di Calcutta, una donna apparentemente rude, come molte donne del suo tempo, ma con un grande cuore. Quando si ha da fare tra la vita e la morte bisogna avere una gran corazza per non soccombere alla desolazione umana. Ci si dovrebbe “lavare la bocca” prima di parlare di Madre Teresa, vale la famosa frase di Luigi Pirandello.

«Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io»

È un buon insegnamento per questi tempi in cui viviamo, pieni di prepotenza e arroganza, di senso di onnipotenza. Un bel bagno di umiltà ci starebbe bene e non occorre andare molto lontano, basta passare qualche momento in un reparto ospedaliero dove si combatte tra la vita e la morte per ridimensionarsi.

Una donna che diventa madre d’un bambino nato da un’altra donna è come acqua che evapora e si fa nube, volando in cielo per portare acqua a un albero nel deserto.

Madre Teresa di Calcutta

 

L’uomo moderno non pensa di creare qualcosa con l’amore: di solito, e anzi quasi esclusivamente, si preoccupa di essere amato, non già di sapere egli stesso amare, e dunque di produrre, con l’amore, amore in contraccambio, e pertanto di introdurre nel mondo qualcosa di nuovo, che prima non esisteva.

di Erich Fromm – L’amore per la vita, A. Mondadori ed., 1983

Nel linguaggio dei fiori la rosa è simbolo per eccellenza della grazia e della bellezza.
E’ il fiore che ha ispirato i poeti di tutto il mondo e che nel corso dei secoli l’hanno definita in tanti modi, come ad esempio: la “regina dei fiori”, la “figlia del cielo” e la “gloria della primavera”.
Si dice che “ogni rosa ha la sua spina”, poiché ogni cosa, anche quella più bella, ha necessariamente i suoi lati spiacevoli, e lo stesso significato ha il detto “non c’è rosa senza spine”.
Si usa dire che “se sono rose fioriranno”, se le cose andranno come si spera.
E’ una pianta antica e molto rustica, coltivata e incrociata in numerose varietà, che portano nomi a volte bizzarri e colori fantasiosi.

Un fiore legato alla mia infanzia è la campanella della Madonna, una pianta che cresce selvatica e si arrampica sulle reti dei giardini, riempiendoli di fiori bianchi o leggermente rosati. È una pianta che cresce rapida ed è considerata infestante per i giardini.
Una delle leggende raccolte dai Fratelli Grimm, racconta che la Madonna bevve del vino offertole da uno stanco carrettiere nella corolla di un fiorellino bianco.

Uno tra i fiori più regalati alla Festa della Mamma è l’azalea, fiore a cui l’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) associa un gesto concreto rinnovando il suo impegno per la salute della donna, con la distribuzione in piazza delle Azalee della Ricerca, il cui ricavato viene investito in progetti di ricerca sui tumori femminili.

 


Mamma – Beniamino Gigli (1940)

Mamma diceva sempre:
la vita è come una scatola di cioccolatini,
non sai mai quello che ti capita.

Tom Hanks, in Forrest Gump, 1994

 

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