Il cigno nero

“IL CIGNO NERO – Black Swan”
di Darren Aronofsky
La regina dei cignidi Giacomo Sebastiano Pistolato
1 settembre 2010

La danza è tutto per Nina (una strepitosa Natalie Portman), e la Regina dei cigni ne Il lago dei cigni è il ruolo che ha sempre desiderato. L’occasione della vita si presenta quando la prima ballerina del suo corpo di ballo viene deposta per raggiunti limiti d’età. Nina ha dalla sua la perfezione della tecnica, la finezza dei movimenti, la leggiadria della giovinezza. Quello che le manca per interpretare allo stesso modo sia il cigno bianco che il cigno nero, secondo Thomas Leroy (Vincent Cassel), il suo direttore artistico, è la visceralità dell’istinto, la spregiudicatezza della sensualità, il coraggio della provocazione. E’ questa la prova da superare: travalicare il proprio ego, superare le proprie indecisioni, corrompere la propria anima per non avere più limiti sul palco, per raggiungere l’empireo della realizzazione artistica.

Vivere per un sogno e consumarsi per raggiungerlo. Cavalcare i propri limiti fino ad annullarsi, esigere la perfezione da se stessi. Lottare, cadere, cedere al proprio lato oscuro e tornare in sé; morire e rinascere, sorridere e perdersi nel proprio sogno. Aronofsky gioca sul doppio e sugli opposti, cavalca la ricerca formale di una fotografia sgranata e cupa e restituisce un dramma moderno costellato di interrogativi ancestrali e dilemmi tipici della nostra società.

Qual è il prezzo della ribalta? C’è un confine superato il quale la coscienza di noi stessi perde valore in funzione della consapevolezza di essersi superati, svuotati e votati completamente ai propri sogni? Attraverso un soggetto non certo originale, il regista indie già Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2008 con The Wrestler, ci guida nei meandri della mente e del corpo di una giovane donna schiacciata da innumerevoli forze. Dalla madre oppressiva ballerina mancata, dall’ossessione per la perfezione, dalla mania del controllo, dall’ansia di non avere un futuro e di non essere la luce negli occhi di un pubblico adorante.

Nina combatte prima contro se stessa e poi con il mondo, indecisa se compiacere gli altri o giustificare ogni mezzo per toccare, anche solo una volta, l’applauso a scena aperta. L’interpretazione misurata e toccante della Portman, calibrata alla perfezione dalle sapienti mani di Aronofsky, rivela uno scenario del tutto diverso dai numerosi film sulla danza prodotti finora. Un thriller intimista e perfino sadico in alcuni frangenti, claustrofobico e teso dalla prima all’ultima inquadratura, in un crescendo emotivo che non lascia spazio a pensieri consolatori, ma che affronta la realtà di una ragazza con un sogno: la perfezione.

Tratto da: nonsolocinema.com

Commento: davvero inquietante, l’equilibrio psichico è davvero qualcosa di delicato. Purtroppo sulla nostra strada c’è la possibilità di incontrare persone e situazioni che possono portarci a dare il meglio di noi stessi e altre che invece ci portano a tirar fuori il peggio di noi. Quello che non bisogna scordare mai è che abbiamo sempre una scelta da fare per essere protagonisti della nostra vita, e se qualcuno o qualcosa ci fa gratuitamente del male è bene chiedersi se davvero ne vale la pena.

Oggigiorno ci preoccupiamo così tanto della salute e dell’aspetto fisico trascurando quasi completamente quello psichico, prendersi cura di noi stessi equivale a imbottirsi di farmaci, ad anestetizzarsi trascurando di chiedersi se la vita che conduciamo, e che facciamo condurre ai nostri figli, sia sana dal punto di vista anche psicologico, così che determinati disagi non possano diventare veri e propri disturbi della personalità di cui spesso neanche ci si rende conto ma che complicano maledettamente la nostra vita e quella delle persone con cui siamo a contatto.
È un buon film che merita di essere visto.

Conoscere è il primo passo verso una soluzione.

Vittorio Arrigoni

Titolo originale: Black Swan
di Darren Aronofsky
USA, 2010
Genere: Drammatico, Thriller
Produzione: Cross Creek Pictures, Phoenix Pictures,
Protozoa Pictures
Distribuzione: 20th Century Fox

L’unico vero ostacolo al tuo successo sei tu:
liberati da te stessa. Perditi, Nina.

Korolyevna (Vincent Cassel)

Korolyevna: Tutta questa disciplina per cosa?
Nina: (Voglio solo essere perfetta) Voglio essere perfetta.
Korolyevna: La perfezione non è solo un problema di controllo,
è necessario metterci il cuore. Sorprendi te stessa
e sorprenderai chi ti guarda.

“Guarda come si muove, imprecisa ma senza sforzo,
lei è il sesso!”

Korolyevna (Vincent Cassel)

 


Un’altra perla nell’universo degli antieroi di Darren Aronofsky: il cigno Natalie Portman danza leggero nel lago dell’immortalità cinematografica, seguendo le orme del lottatore Rourke, e delinea con questo nuovo capolavoro l’interesse quasi ossessivo del regista nei confronti di personaggi complessi, uomini allo sbando in cerca di riscatto, donne fragili all’inseguimento di un sogno, lottatori o ballerini sull’instabile palcoscenico della vita. Parlando de “Il Cigno Nero” appare inevitabile pensare a “The Wrestler”, fatica precedente di Aronofsky, altra faccia di una stessa medaglia: ma se il Randy Robinson di Mickey Rourke percorreva la maledizione del viale del tramonto e l’impossibilità di accettare il grigiore del proprio presente, la splendida Nina di Natalie Portman è lanciata verso il successo, ostacolato dalla paranoia e dall’incapacità di vivere il suo momento.

Un importante compagnia di balletto newyorkese sta preparando una nuova versione de “Il lago dei cigni”. Il direttore decide di sostituire l’autodistruttiva star Beth e di lanciare una nuova ballerina, Nina. Tuttavia per interpretare il ruolo principale la ragazza deve saper gestire non solo la parte del cigno bianco (che l’innocente Nina sa svolgere alla perfezione) ma anche quella della sua gemella malvagia, il cigno nero (al quale la protagonista non riesce però a conferire sensualità e sicurezza). La rivalità con la decisa Lily fa crescere in Nina la paranoia, la cattiveria, lasciando emergere lentamente il lato oscuro sepolto dentro di lei.

“Il Cigno Nero” di Aronofsky è un’ulteriore e necessaria indagine sull’ambiguità dell’essere umano, una splendida variazione sul tema del doppio che trova il suo contesto perfetto e ideale grazie all’opera di Tchaikovsky. Il regista trascina lo spettatore nell’abisso della sua protagonista, lo incanta con l’innocenza del cigno bianco, e lo seduce con il fascino del cigno nero, tramutando in immagini magnetiche ed inquietanti le pericolose allucinazioni di Nina. Un thriller psicologico (etichetta riduttiva) che colpisce alle viscere sin dalle prime scene, le tiene strette e non le molla fino all’uscita dalla sala, dove si sente il bisogno di tirare un lungo respiro. Signori, nel caso non l’abbiate capito, siamo di fronte ad uno dei film dell’anno.

di Alessio Trerotoli

Tratto da: Una vita da cinefilo.com


Ciò che avviene in Nina nella scena dello sdoppiamento allo specchio è chiaramente sintomo di qualcosa che decisamente non va preso sotto gamba. Vedere la propria immagine con la coda dell’occhio, percepire un altro sè è un fenomeno chiamato doppelgänger, termine preso in prestito dal tedesco, composto da doppel “doppio”, e Gänger “che va”, “che passa”, e si riferisce a un qualsiasi doppio o sosia di una persona, più comunemente in relazione al cosiddetto gemello maligno o alla bilocazione (presenza contemporanea di un corpo in più luoghi; Il termine comprende quello di ubiquità, ossia la presenza in ogni luogo).

Un fenomeno affascinante su cui si sono creati veri e propri miti e superstizioni non di poco conto, che hanno dato origine a numerose leggende metropolitane che ciclicamente ritornano ad alimentare la curiosità e la fantasia delle persone.
Anche in letteratura il doppelgänger è soggetto di numerose opere del genere fantastico e fantascientifico, da Lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hyde di Robert Louis Stevenson, Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, Il sosia di Fëdor Michajlovič Dostoevskij e molti altri; e nel cinema, impressionante è il film Shining diretto da Stanley Kubrick (1980), anche La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock (1958), Ritorno al futuro, trilogia di Robert Zemeckis (1985-1990)  trattano questo fenomeno che nella cultura di massa è  alimentato anche dai fumetti, specie i manga, da film e telefilm per la TV, è presente nei giochi di ruolo, in numerosi videogiochi.

Viene definita Dopplegänger brand image (o D.B.I.) la rappresentazione negativa di un marchio commerciale effettuata sotto forma di testo critico e/o immagini caricaturali come ad esempio il meme. Essa viene creata e diffusa dagli utenti del web attraverso i social media e rappresenta una critica pubblica all’autenticità e genuinità del messaggio promozionale che sostiene un prodotto.

 

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