Sufismo

Il sufismo o meglio detto Tasawwuf, è espressione mistica ed essenza dell’Islam, ne è il cuore.
Il termine Tasawwuf deriva dalla parola Sûfî, che fa la sua prima comparsa nel II secolo dell’Egira a Kufa, quale soprannome dato a un asceta, e la si fa comunemente derivare dall’uso di questi primi asceti di indossare abiti di lana (in arabo sûf ).
Lo si associa anche alla parola safâ’ “purezza” o a suffa, con riferimento agli Ahl al-suffa, la “Gente della veranda”, alcuni compagni del Profeta Muhammad (Maometto) che vivevano da asceti in un’area della moschea di Medina.

E’ innanzitutto un metodo islamico di perfezionamento interiore, d’equilibrio, una fonte di fervore profondamente vissuto e gradualmente ascendente.
Particolare rilevanza ha il rapporto tra lo shaykh (maestro) e murīd (discepolo), è paragonabile al rapporto tra un grappolo d’uva ed il ramo. Lo shaykh tiene unito il grappolo all’albero, alla linfa e alla fonte della linfa.

Gli occhi sono le finestre dell’anima.
Guardando i discepoli lo shaykh li unisce.
Può esserci una gran forza nello sguardo di uno shaykh.

Muzaffer Ozak

Nelle riunioni di istruzione, che si svolgono in cicli consecutivi di sette anni quale simbolo dell’Ascesi mistica che ha appunto sette gradi:
il primo anno ha come tema il suono (con tutto ciò che ne scrissero i maestri del passato),
il secondo la luce,
il terzo il numero (o i valori simbolici e scientifici relativi),
il quarto la lettera,
il quinto la parola (tutti i Testi Sacri),
il sesto il simbolo e
il settimo ritmo e simmetria.
Poi si ricomincia dal primo, in una sequenza continua che porta via via alla evoluzione sia culturale sia spirituale.

I Sufi. Obbligo imprescindibile di un Sufi è di essere musulmano, di osservare la Shari‘a (La Legge dell’Islam), e di essere accolto e iniziato in una Confraternita tradizionale.

Le Confraternite. I Sufi si dividono in Confraternite (Turuq, singolare Taryqa), così come le Confraternite dei frati e delle suore, con la sola differenza che i Sufi e le Sufi si sposano e vivono nel mondo: “nel mondo, ma non del mondo; nulla possedendo e da nulla essendo posseduti”, come essi dicono.

Base imprescindibile del Sufismo è il Corano correttamente letto, meditato e interpretato, dal quale i Sufi traggono soprattutto i concetti di rispetto per la persona, rispetto per le religioni, senso della pace, comportamento etico impeccabile.

Il sufismo non è differente dal misticismo di tutte le religioni. Il misticismo viene da Adamo. Esso ha assunto strutture e forme differenti durante molti secoli, ad esempio il misticismo di Gesù, dei monaci, degli eremiti e del Profeta Muhammad.

Un fiume passa attraverso molti paesi ed ognuno Lo rivendica per sè. Ma è un unico fiume. La verità non cambia, cambia la gente. La gente cerca di possedere la verità e tenerla per sè, lontana dagli altri. Ma nessuno può avere il possesso della verità.

La via del sufismo è innanzi tutto l’eliminazione di qualsiasi intermediario fra l’individuo e Dio. Il fine è agire come un’estensione di Dio, e non come una barriera.
Essere un sufi è servire ed aiutare gli altri, e non semplicemente star seduto a pregare. Essere un vero sufi vuol dire rialzare chi è caduto, asciugare le lacrime di chi soffre, accarezzare l’orfano e chi non ha amici.
Le diverse persone hanno capacità diverse, chi può aiutare con le azioni, chi con la parola, chi con le preghiere, e altri con la ricchezza.

Vi sono quattro vie alla Fede.

La prima è la via della conoscenza, il livello finale sarebbe diventare parte di quella conoscenza. Allora, le quattro vie verso la fede sono:

sapere che esiste una cosa
vedere una cosa
essere in una cosa
diventare la cosa

E’ bene avere dubbi, ma non dovete rimanere nel dubbio. Il dubbio deve condurvi alla verità. Non fermatevi alle domande. La mente può anche ingannarvi. La conoscenza e la scienza possono ingannarvi. Vi è anche una condizione che fa parte del destino di certi popoli – e cioè: gli occhi che vedono cessano di vedere, le orecchie che odono cessano di udire, e la mente che immagina le cose cessa di immaginare.

Abramo aspirava a trovare Dio. Guardò la stella più luminosa e disse: “Tu sei il mio Signore”.
Poi spuntò la luna piena. Era molto più grande e più luminosa di qualsiasi stella. Abramo guardò la luna e disse: “Tu sei il mio Signore.”
Poi spuntò il sole; la luna e le stelle disparvero. Abramo disse: “Tu sei il più grande, tu sei il mio Signore”.
Venne la notte e il sole scomparve. Abramo disse: “Il mio Signore è colui che cambia le cose e le riporta indietro. Il mio Signore e Colui che sta dietro tutti i cambiamenti”.
Passo dopo passo, con questo procedimento Abramo passò dall’adorazione dell’idolo all’adorazione di Dio. Egli salvò il suo popolo dalla falsità.
Si può davvero giungere all’unità dalla molteplicità.

C’è una lotta fra il nafs, il basso istinto, e l’anima. Questa lotta continuerà durante la vita. La domanda è: chi educa chi? Chi diventerà il maestro di chi? Se l’anima diventa il maestro, allora sarai un credente, uno che abbraccia la Verità. Se il basso istinto diventa maestro dell’anima, sarai uno che nega la Verità.

Tratto dal libro intitolato Love is Wine (Threshold Books, U.S.), dello shaykh Muzaffer Ozak, che fu maestro dell’ordine dei Sufi Jerrahi Halveti di Istanbul, dove è tutt’ora la casa madre della confraternita.

Conoscere è il passo più importante e vale per qualsiasi realtà che si affronta; conoscere è importante per sciogliere i nodi che bloccano la ricostruzione del proprio sé.
Per intraprendere un certo tipo di “lavoro”, devo sentirne la necessità e, prima ancora, accorgermi del bisogno. Per intuire o accorgermi del “problema” o della domanda interiore è necessario individuarne i contorni, differenziarlo dal resto.
Nel sufismo, la conoscenza e lo studio sono una costante al servizio del cuore.
Il sufismo è il qui e ora, la realtà del pensiero e dell’azione congiunta al sentire.

Il canto è preghiera.

I sufi cantando e danzando raggiungono stati estatici.
Il canto è parola, la parola è suono e ritmo, il suono, infine, è vibrazione.
Tutto nell’universo per esistere deve “vibrare”, “ruotare”, come affermano gli stessi sufi.
La danza, movimento e vibrazione anch’essa, accompagna il canto nel suo divenire.

Nella poesia mistica il verso trasforma il tempo e lo spazio. Il verso vibra e muove, nel ritmo, per sconfinare nell’oltrespazio, svelando e rivelando le dimensioni più intime dell’essere.
Nel mondo fenomenico ogni elemento ha la sua vibrazione complementare, presente nel tempo e nello spazio: bene e male, personalità e carattere, vita e morte, suono e silenzio. Dove c’è suono c’è vibrazione e dove c’è vibrazione c’è vita. Al contrario, dove c’è silenzio c’è inattività, e dove c’è inattività c’è morte, non esistenza.
Poiché la psiche è una parte materiale dell’essere, il canto mistico con le pause e il respiro ritmato, armonizza le energie psichiche, stabilizza quelle fisiche, consentendo gradualmente all’anima di manifestarsi. Il sufi, cantando, attraversa le nebbie e le pieghe della materia, giungendo di là dal contingente. Per questo, il tutto è una preghiera completa, espressione manifesta del misticismo, del trasporto verso il divino.

Al ritmo di una musica il cui crescendo accompagna l’«ascesa», a ruotare per ore e ore  sui suoi piedi in un ritmo mistico che è il simbolo della vita. Perché ruotare è la condizione fondamentale dell’esistenza: nell’atomo ruotano gli elettroni e i neutroni, nel cosmo ruotano gli astri, i pianeti, le stelle; e noi stessi ruotiamo sulla terra, sorgendo dalla terra e tornando a essere polvere nella terra. Quella danza, mi disse, creava dentro di lui un vuoto nel quale si sentiva davvero libero. Quel vuoto lo toglieva dalla sua vita ordinaria e lo avvicinava al divino.

da Un altro giro di giostra, Tiziano Terzani

Il viaggio: valori e qualità.

Le condizioni fondamentali del Sufismo possono essere in qualche modo tutte riallacciate alle esperienze del viaggio, nei suoi aspetti più simbolici.
Viaggiare vuol dire anzitutto conoscere. Viaggiare è “vedere” con la mente e col cuore, girare lo specchio del mondo e capire.
Sono almeno due le dimensioni del viaggio, una esteriore fatta di luoghi, persone, usi, costumi e una interiore, fatta di intuizioni, sensazioni, considerazioni che trascendono il tempo e le cose concrete del mondo stesso. Tutto ciò che si imprime nella nostra memoria, durante il viaggio, entra a far parte della nostra essenza e quanto più ciò che vediamo differisce dalle nostre esperienze, tanto più esse risulteranno ampliate. Ogni viaggio intrapreso, a qualsiasi livello, lascia sempre un segno, trasforma l’individuo nel suo intimo, allargando la sua consapevolezza.

La ricerca dell’essenza di Dio è la meta. Ascoltare e imparare sono i profitti e le possibilità del viaggio stesso. La compagnia buona in genere è la compagnia al quale ci si affianca nel tempo del viaggio, ovvero altri viaggiatori che perseguono la stessa meta. Imparare a mettere gli altri davanti a sé, aiuta il confronto, aiuta a liberarsi dai preconcetti e ad accogliere l’altro con sincerità. Non attardarsi nell’estasi, vuol dire non attardarsi nei piaceri, quindi nei godimenti passeggeri che ci distraggono dalla meta. Capire le esperienze, gli usi, i costumi, i luoghi e gli stati spirituali che insorgono nell’animo permette di evolvere, di aumentare la propria consapevolezza terrena e spirituale e di comprendere come tutto è relativo. Il rinunciare e il proibirsi l’accumulo di beni materiali riguardano la condizione stessa del viaggio: non attaccarsi a nulla, non avere “bagagli” che rallentino il cammino o esitazioni che ci possano sviare dall’avvicinamento all’essenza di Dio.

Adeguarsi al principio di verità, infine, vuol dire cercare la propria posizione e rispettare tutti gli altri esseri umani che si incontrano lungo la Via, poiché tutti tendono più o meno consapevolmente alla stessa meta.

dott. Aldo Strisciullo

 

“Sappi che il mondo intero è uno specchio,
in ogni atomo vi sono cento soli fiammeggianti.
Se tu spezzi il cuore d’una singola goccia d’acqua,
ne emergono cento puri oceani.
Se esamini ogni granello di polvere
vi si possono scoprire mille Adami…
In un granello di miglio si cela un universo;
tutto è raccolto nel punto presente…
Da ogni punto di questo cerchio,
vengon tratte migliaia di forme.
Ogni punto, nella sua rotazione in cerchio
È ora un cerchio, ora una circonferenza che gira”.

Mahmûd Shabestarî Galshan-e Râz

Traduzione di Aldo Strisciullo

 

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