La fine è il mio inizio – Tiziano Terzani

Tiziano Terzani, giornalista e scrittore capace con le sue opere di avere grande risonanza nel mondo culturale italiano e mondiale, nasce a Firenze il 14 settembre 1938.

Il padre, Gerardo Terzani, gestiva una piccola officina meccanica a Firenze vicino a Porta Romana e la madre, Lina Venturi, lavorava come cappellaia in un negozio di sartoria. Con la famiglia conviveva la nonna materna Elisa, rimasta vedova dopo i numerosi lutti familiari per tubercolosi, due zie e il nonno Giovanni. Preoccupati della salute i genitori lo porteranno fin da piccolo sull’Appennino pistoiese per godere di un clima salubre.

Nel 1944 con la ritirata dei nazisti sulla Linea Gotica e l’avanzata alleata delle truppe britanniche Firenze fu liberata, ciò gli consentì di frequentare la prima elementare e terminate le medie i suoi genitori con sacrifici gli permisero di proseguire gli studi  al ginnasio e quindi al liceo classico Galileo.
Laureatosi con lode in Giurisprudenza nel 1962 a Pisa grazie a una borsa di studio, consegue poi un Master in Affari Internazionali alla Columbia University di New York, seguendo corsi di storia e lingua cinese.

Dagli anni 70 sarà corrispondente dall’Asia per un settimanale tedesco, in Vietnam durante la presa di potere da parte dei comunisti, a Hong Kong, a Pechino facendo frequentare ai suoi figli la scuola pubblica cinese.
Viene espulso dalla Cina nel 1984 per “attività controrivoluzionarie”.
Nel frattempo scrive dei libri-documento, collabora con diversi quotidiani e riviste italiane e con la radio e tv svizzera in lingua italiana.
Nel 1994 si stabilisce in India assieme alla moglie Angela Staude, scrittrice, e ai due figli.

Negli anni 2000 inizia un “pellegrinaggio” che lo porta a intervenire in diverse scuole e incontri pubblici, appoggiando Gino Strada ed Emergency nella causa “Fuori l’Italia dalla guerra”.
Tra i suoi altri libri testimonianze dei suoi viaggi, nel 2004 esce “Un altro giro di giostra”, viaggio nel bene e nel male del nostro tempo, alla ricerca di una cura contro il cancro di cui Terzani è affetto dal 2002. Il libro tratta del suo modo di reagire alla malattia, cioè quello di viaggiare per il mondo e osservare con lo stesso spirito giornalistico di sempre, le tecniche della più moderna medicina occidentale come quelle delle medicine alternative. Si tratta del viaggio più difficile da lui affrontato, alla ricerca di una pace interiore che lo porterà ad accettare serenamente la morte.

Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun modo preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso.

Tiziano Terzani muore a Orsigna (Pistoia) il 28 luglio 2004.

Il figlio Fosco Terzani pubblicherà poi nel 2006 una lunga intervista al padre dal titolo “La fine è il mio inizio”. Altra opera postuma sarà “Fantasmi – Dispacci dalla Cambogia”, pubblicata nel 2008.

Il 7 ottobre 2010 nelle sale tedesche è uscito il film basato sul suo ultimo libro, La fine è il mio inizio, con lo stesso titolo. Il lungometraggio sceneggiato dal figlio Folco Terzani e Ulrich Limmer è stato diretto da Jo Baier e girato nella stessa casa di Terzani all’Orsigna. Il film è stato distribuito in Italia da Fandango a partire dal 1° aprile 2011. Le musiche originali sono state composte dal pianista torinese Ludovico Einaudi.

Aforismi di Tiziano Terzani

 

Succede che, osservando un dettaglio,
si è colpiti dall’insieme in cui “quel dettaglio” è insignificante.

 

Questo è il momento in cui, qualunque sia il ruolo,
un uomo deve fare quel che è giusto e non quel che gli conviene.

 

Vivete “ora”, vivete nel momento.
Il futuro non esiste. Siatene coscienti: “ora”.

 

Trovo che vi sia una bella parola in italiano
che è molto più calzante della parola felice, ed è contento,
accontentarsi: uno che si accontenta è un uomo felice.

 

Messaggio ai giovani

Pensieri di Tiziano Terzani

Digiunare

L’unico modo per non farsi consumare dal consumismo e’ digiunare, digiunare da qualsiasi cosa non sia assolutamente indispensabile, digiunare da comprare il superfluo.
Basta rinunciare a una cosa oggi, a un’altra domani.
Basta ridurre i cosiddetti bisogni di cui presto ci si accorge di non avere affatto bisogno.
Questa e’ la vera liberta’: non la liberta’ di scegliere, ma la liberta’ di essere.
La liberta’ che conosceva bene Diogene che andava in giro per il mercato di Atene borbottando fra se’ e se’: “Guarda, guarda… quante cose di cui non ho bisogno!”

Senza rimpianto

Nessuno m’ha mai detto “Volerai!”. Nessuno m’ha mai promesso “Non morirai!”.
Eppure senz’ali ho già volato tanto, ed ora, senza alcun rimpianto di promesse mancate, di cose incompiute,
senza pena aggiunta o tolta, mi preparo a volare un’altra volta!….

Una strada

Una strada c’è nella vita, e la cosa buffa è che te ne accorgi solo quando è finita. Ti volti indietro e dici “Oh! ma guarda, c’è un filo” Quando lo vivi non lo vedi, eppure c’è. Perchè tutte le scelte che fai sono determinate, tu credi, dal tuo libero arbitrio, ma anche questa è una balla. Sono determinate da qualcosa dentro di te che innanzi tutto è il tuo istinto, e poi forse da qualcosa che i tuoi amici indiani chiamano il karma e con cui spiegano tutto, anche ciò che a noi è inspiegabile. Forse quel concetto ha qualche fondamento perchè ci sono cose nella nostra vita che non si spiegano se non con l’accumularsi dei meriti o colpe di vite precedenti.

I momenti preziosi

… ci sono giorni nella vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare una traccia, quasi non fossero vissuti. A pensarci bene, i più sono giorni così, e solo quando il numero di quelli che ci restano si fa chiaramente più limitato, capita di chiedersi come sia stato possibile lasciarne passare, distrattamente, tantissimi.
Ma siamo fatti così: solo dopo si apprezza il prima e solo quando qualcosa è nel passato ci si rende meglio conto di come sarebbe averlo nel presente. Ma non c’è più.

La regola

La regola secondo me è:
quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta.

 

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