Kahlil Gibran: colpire al cuore

VOI SIETE NATI INSIEME

Voi siete nati insieme
e insieme starete per sempre.
Insieme quando le bianche ali del tempo
sperderanno i vostri giorni.
Insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unità
e tra voi danzino i venti dei cieli.

Amatevi l’un con l’altra
ma non fatene una prigione d’amore;
piuttosto, vi sia un moto di mare
tra le rive delle vostre anime.
Riempitevi a vicenda le coppe,
ma non bevete da una coppa sola.

Datevi cibo a vicenda,
ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme
e siate giocondi, ma ognuno di voi sia solo,
come sole sono le corde del liuto,
sebbene vibrino di una musica eguale.

Datevi il cuore,
ma l’uno non sia rifugio all’altro.
Poiché soltanto la mano della vita
può contenere i vostri cuori.

Ergetevi insieme, ma non troppo vicini:
poiché il tempio ha colonne distanti
e la quercia e il cipresso non crescono
l’uno all’ombra dell’altro.

Kahlil Gibran

 

KAHLIL GIBRAN
Colpire al cuore

Sensibile scrittore divenuto celebre per la poetica raccolta di scritti riuniti nel volume “Il profeta”, Kahlil Gibran Kahlil è nato il 6 dicembre 1883 a Bisharri (Libano), da una famiglia piccolo-borghese maronita. I genitori erano cristiani maroniti, cattolici della Palestina settentrionale; crebbe con due sorelle, Mariana e Sultana, e il fratellastro Boutros, nato dal primo matrimonio della madre, rimasta vedova.
Famiglia unita e permeata dal rispetto reciproco, i Gibran si videro costretti ad emigrare per ragioni economiche negli Stati Uniti. Approdarono così sul suolo americano nel 1895. A dodici anni Kahlil cominciò a frequentare le scuole del posto ed è per questo motivo che il suo nome venne abbreviato in Kahlil Gibran, formula che usò successivamente anche nei suoi scritti in inglese.

In seguito, adulto, visse a Boston nel quartiere cinese, abitato da immigrati italiani, irlandesi e siriani.
Tornato nel 1899 per tre anni a Beirut per studiare la lingua e la letteratura araba, soggiornò poi in Libano e Siria, ma nel 1902, desideroso di rivedere la terra che aveva segnato gran parte della sua vita, tornò a Boston.
Nel 1908 è a Parigi per studiare all’Accademia di Belle Arti e si avvicina alla filosofia di Nietzsche e di Rousseau. Nel 1920 è tra i fondatori a New York della Lega Araba, che doveva rinnovare la tradizione araba con l’apporto della cultura occidentale.

Il successo (occidentale) di Gibran, infatti, si deve soprattutto al fascinoso sincretismo religioso che permea “Il profeta” (scritto nel 1923): su tutto prevale l’idea di una generica concezione della divinità, in cui vi si intrecciano immagini e simboli di ogni religione e filosofia (Cristianesimo, Induismo, Islam, mistici sufi accanto agli idealisti europei, romanticisti, Nietzsche e mistici arabi).
Per Kahlil Gibran l’esistenza è il tempo regalato per ricomporre la frattura esistente tra noi e Dio; quando nell’individuo bene e male, perfezione e imperfezione, piccoli sentimenti e grandi passioni riusciranno a convivere, ecco che nella coincidenza degli opposti si manifesteranno saggezza, perfezione e felicità.
La mistica di Gibran sfugge a ogni classificazione, il poeta parla per immagini ricorrendo a un mondo simbolico dai mille significati, che per la sua universalità sollecita l’uomo indù e il cristiano, l’ateo e il credente.
Il suo successo deriva proprio dal suo porsi tra Oriente e Occidente, tra Beirut, Parigi e New York.

In qualità di artista Gibran è stato un personaggio davvero eclettico, contrariamente a quanto la sua fama, legata perlopiù a “Il Profeta”, faccia presupporre.
Oltre che scrittore infatti Gibran fu anche pittore e organizzatore di cultura, in controtendenza al suo carattere schivo ed introverso. Gran parte delle sue iniziative si devono al lodevole aiuto della sua amica Mary Haskell, che lo ha finanziato più volte.

Tra le altre sue opere segnaliamo “Il miscredente,” breve romanzo scritto nel 1908 per la rivista “L’Emigrante”, in cui impegno politico e tensione civile prevalgono ancora sulla dimensione religiosa.
Altre sue produzioni da ricordare sono il testo autobiografico (in cui esprime il dolore per la morte dell’adorata moglie Selma), “Le ali infrante” (1912), scritto in inglese e le “Massime spirituali”, un testo tipico della sua produzione, tra l’aforistico e il mistico, teso a una conciliazione tra Occidente e Oriente.

Morì a New York il giorno 11 aprile 1931, stroncato dalla cirrosi epatica e dalla tubercolosi; la sua salma fu portata, secondo le sue volontà, in un eremo libanese.
Due anni dopo verrà pubblicata un’opera che aveva lasciato incompiuta: “Il Giardino del Profeta”.

Fonte: biografieonline

Tu presti fede a quel che senti dire.
Ma dovresti credere
a quanto non vien detto:
il silenzio dell’uomo
si accosta alla verità
più della sua parola.

♥☆♥☆♥

Ascolta la donna quando ti guarda,
non quando ti parla.

♥☆♥☆♥

La disperazione indebolisce la vista
e chiude il nostro orecchio.
Non vediamo altro che gli spettri del fato,
e udiamo solo il battito
del nostro cuore inquieto.

Kahlil Gibran

♥☆♥☆♥

Dio mi guardi dall’uomo
che si proclama fiaccola
che illumina il cammino dell’umanità.
Ben venga l’uomo che cerca il suo cammino
alla luce degli altri.

Kahlil Gibran “Massime Spirituali”

 

La poesia è il salvagente
cui mi aggrappo
quando tutto sembra svanire.
Quando il mio cuore gronda
per lo strazio delle parole che feriscono,
dei silenzi che trascinano verso il precipizio.
Quando sono diventato così impenetrabile
che neanche l’aria
riesce a passare.

 

AMICO MIO

Non sono né un artista né un poeta.
Ho trascorso i miei giorni scrivendo e dipingendo,
ma non sono in sintonia
con i miei giorni e le mie notti.
Sono una nube,
una nube che si confonde con gli oggetti,
ma ad essi mai si unisce.
Sono una nube,
e nella nube è la mia solitudine,
la mia fame e la mia sete.
La calamità è che la nube, la mia realtà,
anela di udire qualcun altro che dica:
«Non sei solo in questo mondo
ma siamo due, insieme,
e io so chi sei tu»

L’ASPETTO DELLE COSE

L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni;
e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma, in realtà,
magia e bellezza sono in noi.

♥☆♥☆♥

Ci sono quelli che danno poco del molto che hanno
e lo danno per ottenere riconoscenza,
ma questo segreto desiderio guasta i loro doni.
E ci sono quelli che hanno poco e danno molto.
Sono proprio loro quelli che credono nella vita
e nella generosità della vita
e il loro scrigno non è mai vuoto.
Ci sono quelli che danno con gioia,
e questa gioia è la loro ricompensa.
E ci sono quelli che danno con dolore,
e questo dolore è il loro battesimo.
E’ bene dare quando si è richiesti,
ma è meglio dare quando,
pur non essendo richiesti,
si comprendono i bisogni degli altri.

Kahlil Gibran

IL SILENZIO

C’è fra voi chi cerca
la compagnia delle persone loquaci
per timore della solitudine.
Il silenzio della solitudine
svela infatti ai loro occhi
la loro nuda essenza,
cosa dalla quale rifuggono.
E vi sono quelli che parlano,
e senza consapevolezza né preveggenza
rivelano una verità
che sono i primi a non capire.
E vi sono coloro che hanno
la verità dentro di sé,
ma non la esprimono a parole.

 

Io sono meno impaziente del vento,
tuttavia devo andare.
Per noi, viandanti
eternamente alla ricerca della via più solitaria,
non inizia il giorno dove un altro giorno finisce,
e nessuna aurora ci trova dove ci ha lasciato al tramonto.
Anche quando dorme la terra,
noi procediamo nel viaggio.
Siamo i semi della tenace pianta
ed è nella nostra maturità
e pienezza di cuore
che veniamo consegnati al vento e dispersi.

Nessuno può rivelarvi nulla
se non ciò che già si trova
in stato di dormiveglia
nell’albeggiare della nostra conoscenza.
L’insegnante che avanza
nell’ombra del tempio,
fra i suoi discepoli,
non trasmette la sua sapienza,
ma piuttosto la sua fede
e la sua amorevolezza.
Se è veramente saggio,
non vi introdurrà
nella casa della sua sapienza,
ma vi accompagnerà
alla soglia
della vostra mente.

 

C’è nel mio cuore più di quel che ho sulle labbra,
c’è nel mio desiderio più di quel che ho tra le mani
Sempre camminerò per queste spiagge
tra la sabbia e la schiuma dell’onda.
L’alta marea cancellerà l’impronta
e il vento svanirà la schiuma.
Ma sempre spiaggia e mare rimarranno.
Se vedi solo ciò che la luce rivela
e odi solo ciò che il suono annuncia,
allora in realtà non vedi e non senti.
Come potrà dissigillarsi il mio cuore senza spezzarsi?
Se vedi solo ciò che la luce rivela
e odi solo ciò che il suono annuncia,
allora in realtà non vedi e non senti.
La poesia non è un modo di esprimere un’opinione.
E’ un canto che sale da una ferita sanguinante
o da labbra sorridenti.

da “Sabbia e schiuma” di Kahlil Gibran

♥☆♥☆♥

LA MORTE

Conoscere il segreto della morte
significa cercare nel cuore della vita
svelare il mistero della luce.
Significa spalancare le porte del cuore
sui cieli dell’universo,
poiché la vita e la morte sono unite
indivisibili
proprio come lo sono il fiume e il mare
la terra e il cielo, l’alba e il tramonto
ed è nel profondo delle speranze
e dei desideri
che giace silenziosa
la conoscenza dell’aldilà.
E così come semi sognanti sotto la neve
ogni cuore sogna la primavera.
Così nei sogni
è nascosto il cancello dell’eternità.
E così morire
è bere dal fiume del silenzio
è scalare la cima del monte
significa stare nudi nel vento
e sciogliersi al sole.
Significa liberare il respiro
perché possa elevarsi
e cercare Dio.

♥☆♥☆♥

LA PASSIONE E LA RAGIONE

La passione spinge il nostro cuore
a diventare un campo di battaglia,
mentre la ragione vuole trasformare
la discordia, la rivalità, l’incomprensione
in sentimenti che conducono
all’armonia e alla felicità.
Per questo la ragione e la passione
sono il timone e le vele
della nostra anima.
Se le vele o il timone si dovessero spezzare
finiremmo per essere sballottati
e portati alla deriva, oppure
per restare fermi in mezzo al mare.
La ragione cerca di fare della passione
un canto, e la dirige e la fa rinascere rinnovata
come la fenice dalle proprie ceneri.
È bene considerare il giudizio e il desiderio
come due graditi ospiti
ed amarli, l’uno non più dell’altro
poiché chi è più premuroso verso uno
perde l’affetto e la fiducia di entrambi.
Quando la fresca ombra dei pioppi
la pace e la tenerezza di prati e campi lontani
entrano nel silenzio del nostro cuore
e quando il temporale e il vento forte
scuotono la foresta
e il tuono e il fulmine
proclamano la maestà del cielo.
Allora, solo allora
saremo in grado di comprendere
che Dio riposa nella ragione
e si muove nella passione.
E noi che siamo suoi figli
dovremmo fare la stessa cosa.

♥☆♥☆♥

L’AMICIZIA

Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
È il campo che seminate con amore
e mietete con riconoscenza.
È la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui
e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l’amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo. E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore.
Nell’amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall’amico non rattristatevi. La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell’amicizia altro scopo che l’approfondimento dello spirito. Poiché l’amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l’amico vostro. Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte? Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia. Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.

♥☆♥☆♥

SULL’INSEGNARE

Allora disse un maestro: parlaci dell’Insegnamento.
Ed egli disse: nessun uomo può rivelarvi nulla, se non quello che già sonnecchia nell’alba della vostra conoscenza.
Il maestro che cammina all’ombra del tempio tra i suoi discepoli non offre il suo sapere ma piuttosto la sua fede e il suo amore.

Se egli è saggio non vi inviterà ad entrare nella dimora del suo sapere, ma vi guiderà piuttosto verso la soglia della vostra propria mente.
L’astronomo può dirvi ciò che egli sa dei grandi spazi, ma non può dare a voi la sua conoscenza.
Il musico può cantarvi del ritmo che è nell’aria, ma non può darvi l’orecchio che ferma quel ritmo né la voce che lo rieccheggia.

♥☆♥☆♥

E un astronomo disse: Maestro parlaci del Tempo.
E lui rispose: vorreste misurare il tempo, l’incommensurabile e l’immenso.
Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.
Del tempo vorreste fare un fiume per sostate presso la sua riva e guardarlo fluire.

Ma l’eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo e sa che l’oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi.
E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio.

Chi di voi non sente che la sua forza d’amore è sconfinata?
E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere, e non passa da pensiero d’amore a pensiero d’amore, né da atto d’amore ad atto d’amore?
E non è forse il tempo, così come l’amore, indiviso e immoto?

Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre, e che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l’attesa.

Quando sei triste, guarda un’altra volta nel tuo cuore,
e vedrai che in verità stai piangendo
per quello che è stato il tuo diletto…

Kahlil Gibran

 

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