San Francesco e il lupo di Gubbio

Nell’inverno del 1206 Francesco, lasciata la casa natìa e spogliatosi del benessere che la sua famiglia gli offriva, cominciò il suo viaggio da uomo nuovo e partì per Gubbio dove aveva degli amici che lo accolsero. Lì ebbe modo di accostarsi ai lebbrosi, persone bisognose che erano state abbandonate da tutti, presso i quali dopo pochi mesi si trasferì ed essendo amante di ogni forma di umiltà si prese amorevolmente cura di loro.
E proprio a Gubbio la tradizione narra che Francesco ammansì un lupo.

In quel tempo apparve a Gubbio un lupo affamato e feroce, che occupava il territorio boschivo alle porte del paese e spesso si avvicinava alla città in cerca di cibo, aggredendo gli animali e spaventando i cittadini. Essi uscivano armati per difendersi, ma la paura del lupo era tale che presto più nessuno osava uscire dalla città.
Un giorno Francesco incontrando i cittadini spaventati, ebbe compassione di loro e decise di andare incontro al lupo, anche se tutti cercavano di esortarlo a non rischiare. Fattosi il segno della croce, si mise in cammino con i suoi compagni, affidandosi con fiducia a Dio, ma essi ebbero timore di proseguire e insieme ai contadini curiosi giunti appresso, lo seguirono con lo sguardo a distanza.
Egli procedette da solo e il lupo gli si fece incontro minaccioso, Francesco gli si avvicinò benedicendolo con il segno della croce e chiamandolo “fratello lupo”.
Il lupo come per miracolo gli si avvicinò mansueto e si accovacciò ai piedi di Francesco che gli parlò di ciò che aveva fatto, delle creature e dell’amore. Era ormai giunto il tempo di fare la pace con gli uomini, gli chiese la promessa di non fare più del male e gli abitanti non lo avrebbero più perseguitato, ma si sarebbero presi cura di lui.
Il lupo per tutta risposta con atti di corpo e di coda e di orecchi e con inchinare il capo mostrava d’accettare ciò che Francesco diceva e porgendogli la mano, il lupo sollevò la zampa e la pose sulla mano di Francesco come a suggellare la promessa.
Francesco e il lupo s’incamminarono insieme ed entrano in Gubbio sotto gli occhi stupefatti dei cittadini. La notizia si diffuse rapidamente per tutta la città, tanto che grandi e piccini accorsero nella grande piazza del mercato per vedere il lupo ammansito da Francesco, che spiegò loro che tutto il male da lui commesso l’aveva fatto per fame e non per cattiveria. Li esortò ad occuparsi del lupo fornendogli del cibo, così non avrebbero più avuto motivo di temerlo.
Il patto fu rispettato e il lupo andava come un animale domestico di porta in porta senza far male a nessuno e senza che nessuno ne facesse a lui, nutrito generosamente dalla gente, senza che nessun cane gli abbaiasse. Qualche anno dopo il lupo morì di vecchiaia e il dolore della gente fu grande e sincero. Vedendolo andare mansueto per la città ,ricordava loro la virtù e la santità di San Francesco.

XXI racconto dei Fioretti di San Francesco


Gubbio – Chiesa della Vittorina

A Gubbio, che si trova a pochi chilometri da Assisi, si può visitare la chiesa della Vittorina che la tradizione vuole costruita nel luogo ove Francesco incontra il lupo.

Chiesa che San Francesco ottenne in uso dal vescovo di Gubbio Beato Villano, nel 1213, per realizzarvi il primo insediamento dei frati francescani, trasferitisi qualche decennio più tardi (1241) nel Convento di San Francesco.

Nacque al mondo un sole

Con queste parole il sommo poeta Dante Alighieri nella Divina Commedia (Paradiso, Canto XI) fa riferimento alla nascita di Francesco avvenuta alla fine del 1181 o agli inizi del 1182, ad Assisi.

Giovanni Francesco Bernardone, figlio di un ricco mercante di stoffe, istruito in latino, in francese, e nella lingua e letteratura provenzale, condusse da giovane una vita spensierata e mondana. Partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia, e venne tenuto prigioniero per più di un anno, durante il quale patì una grave malattia che lo avrebbe indotto a mutare radicalmente lo stile di vita.
Tornato ad Assisi nel 1205, infatti, Francesco comincia a dedicarsi a opere di carità tra i lebbrosi, e a impegnarsi nel restauro di edifici di culto in rovina dopo aver avuto una visione di san Damiano d’Assisi, il quale gli ordinava di restaurare la chiesa a lui dedicata.

Lo stato rovinoso della chiesetta di San Damiano simboleggiava la situazione drammatica e inquietante della Chiesa stessa a quel tempo, e una fede superficiale che non forma e non trasforma la vita, un clero poco zelante e il raffreddarsi dell’amore fraterno.

Il padre di Francesco, adirato per i mutamenti della personalità del figlio e per le sue cospicue donazioni, decise di diseredarlo. Francesco allora dinanzi al vescovo di Assisi, eletto ad arbitro della loro controversia, si spogliò dei suoi ricchi abiti e nei tre anni seguenti si dedicò alla cura dei poveri e dei lebbrosi nei boschi del monte Subasio.
Un giorno dell’anno 1208 durante la Messa nella cappella di Santa Maria degli Angeli, ricevette l’invito a uscire nel mondo e, secondo il testo del Vangelo di Matteo (10:5-14), a privarsi di tutto per fare del bene ovunque.

L’anno stesso, tornato ad Assisi, Francesco iniziò la sua predicazione raggruppando intorno a sé dodici seguaci che divennero i primi confratelli del suo ordine (poi denominato primo ordine) ed elessero Francesco loro superiore, scegliendo la chiesetta della Porziuncola come loro prima sede.
Nel 1210 l’ordine venne riconosciuto da papa Innocenzo III, il quale in un sogno aveva visto la Basilica di San Giovanni in Laterano, la chiesa madre di tutte le chiese, che stava per crollare e un piccolo e insignificante religioso puntellare con le sue spalle la chiesa, affinché non cadesse. Un poverello che il Papa riconobbe in Francesco che gli fece visita.
Nel 1212 anche Chiara d’Assisi prese l’abito monastico, istituendo il secondo ordine francescano, detto delle Clarisse.

San Francesco amava tanto la povertà, che la chiamava la sua signora

Intorno al 1212, dopo aver predicato in varie regioni italiane, Francesco partì per la Terra Santa, ma un naufragio lo costrinse a tornare, e altri problemi gli impedirono di diffondere la sua opera missionaria in Spagna, dove intendeva fare proseliti tra i mori.
Nel 1219 si recò in Egitto, dove predicò davanti al sultano, senza però riuscire a convertirlo, poi si recò in Terra Santa, rimanendovi fino al 1220; al suo ritorno, trovò dissenso tra i frati e si dimise dall’incarico di superiore, dedicandosi a quello che sarebbe stato il terzo ordine dei francescani, i terziari.

Ritiratosi sul monte della Verna nel settembre 1224, dopo 40 giorni di digiuno e sofferenza affrontati con gioia, ricevette le stigmate, i segni della crocifissione, sul cui aspetto, tuttavia, le fonti non concordano.
Francesco venne portato ad Assisi, dove rimase per anni segnato dalla sofferenza fisica e da una cecità quasi totale, che non indebolì tuttavia quell’amore per Dio e per la creazione espresso nel Cantico di frate Sole, probabilmente composto ad Assisi nel 1225.

In esso il Sole e la natura sono lodati come fratelli e sorelle, ed è contenuto l’episodio in cui il santo predica agli uccelli.

Francesco, che è patrono d’Italia, venne canonizzato nel 1228 da papa Gregorio IX. Viene sovente rappresentato nell’iconografia tradizionale nell’atto di predicare agli animali o con le stigmate.

Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, eletto papa nel conclave del 2013, ha assunto il nome pontificale di Francesco in onore del santo di Assisi, primo nella storia della chiesa.

 

Ogni uomo semplice porta in cuore un sogno,
con amore ed umiltà potrà costruirlo.
Se con fede tu saprai vivere umilmente
più felice tu sarai, anche senza niente.
Se vorrai ogni giorno con il tuo sudore
una pietra dopo l’altra in alto arriverai.

Nella vita semplice troverai la strada
che la calma donerà al tuo cuore puro.
E le gioie semplici sono le più belle
sono quelle che alla fine sono le più grandi.
Dai e dai ogni giorno con il tuo sudore
una pietra dopo l’altra in alto arriverai.

 

Fratello Sole, Sorella Luna e La canzone di San Damiano (cover di The Little Church, di Donovan) interpretate da Claudio Baglioni, fanno parte della colonna sonora composta ed eseguita da Riz Ortolani, del film Fratello Sole, Sorella Luna di Franco Zeffirelli del 1972. Un film liberamente ispirato alla vita e alle opere di san Francesco, dalla sua vocazione all’ istituzione della regola monastica.

San Francesco conosciuto anche come il poverello d’Assisi, rimane nell’immaginario delle persone di tutto il mondo per la sua naturale capacità di comunicare con la natura, gli animali e gli uomini, per la la sua umiltà, il messaggio di fratellanza e di pace, l’amore per i poveri.
Oltre all’opera spirituale, Francesco, grazie al Cantico delle creature, è riconosciuto come uno degli iniziatori della tradizione letteraria italiana.

Assisi

La città di Assisi è assurta a simbolo di pace, soprattutto dopo aver ospitato i tre grandi incontri tra gli esponenti delle maggiori religioni del mondo, promossi da papa Giovanni Paolo II nel 1986 e nel 2002, e da papa Benedetto XVI nel 2011.

La Via Francescana della Pace

Tra le colline di Assisi e Gubbio esiste un percorso attrezzato che riproduce fedelmente il viaggio di Francesco da Assisi, la terra natìa, verso Gubbio.

Il Cammino di Francesco

Si trova nella Valle Santa di Rieti, così chiamata poichè per anni Francesco vi soggiornò, e assistendo alla messa della Natività a Greccio diede vita alla prima rappresentazione sacra del presepe.
Durante il tragitto è possibile ripercorrere i luoghi degli episodi che hanno caratterizzato la vita del ‘Poverello’.

Il Cammino francescano nella Marca

Lungo il cammino tra Marche e Umbria si ripercorrono le tracce della predicazione di San Francesco d’Assisi nel centro Italia.
Il Cammino è rinato nel 2009, quando alcuni pellegrini della Confraternita di San Jacopo di Compostella decisero di percorrere a piedi i chilometri di sentieri, piste e mulattiere che uniscono Ascoli e Assisi. Per farlo seguirono le indicazioni contenute negli Annales di storico francescano vissuto nel 1600, Luca Wadding. Grazie al suo testo scritto oltre 350 anni fa, hanno scoperto la strada percorsa dal santo nel 1215.
È un itinerario a tappe che unisce Assisi e Ascoli Piceno.

 


Laudato Sii, Signore Mio – Saint Francis’s Brothers

 

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