Le tegnue di Chioggia

I COLORI SOMMERSI DI CHIOGGIA

 

In passato intorno ai luoghi le cui caratteristiche particolari spiccano nell’omogeneità di un ambiente, la fantasia dell’uomo ha creato miti e leggende. Una di queste vuole che un’antica città fosse sommersa nel mare antistante Chioggia, i pescatori notavano che le loro reti mostravano degli strappi molto evidenti, come se si fossero impigliate su dei ruderi.

I colori sommersi di Chioggia, un mondo inatteso, dal rosso più intenso al viola più tenue. Sembra che il mare abbia preso i colori dai tramonti del cielo.

Con il nome popolare di “Tegnue”, che in dialetto veneto significa “trattenute”, vengono oggi indicate numerose rocce che affiorano dai sedimenti nord adriatici, in una vasta area tra Grado e le foci del fiume Po. Fino ai giorni nostri, di questi ambienti ostili ai pescatori, ove si impigliavano con le reti a strascico, perdendo le stesse o danneggiandole, nessuno o quasi si è occupato.
Le “Tegnue” sono ritornate agli onori della cronaca, attirando anche l’attenzione della scienza a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta grazie a degli studi geologici.

Di fronte ai dati tangibili che ci svelano la bellezza di queste oasi sommerse presenti a poche centinaia di metri dalle nostre rive, allo stesso tempo ci dimostrano quanto esse siano in pericolo a causa della mano dell’uomo, un patrimonio che va tutelato, protetto e valorizzato.
Questi fondi rocciosi, simili a oasi nel deserto, ospitano una ricca flora e fauna, offrendo panorami multicolori e incontri sorprendenti ed affascinanti con diversi organismi marini. Diversi sono i processi geologici e biologici che hanno contribuito alla loro formazione.

Le più antiche sembrano risalire a 4000 anni fa, quando il livello del mare era più basso e, dove ora si trovano molti affioramenti, allora vi erano antiche rive e spiagge. Nei secoli successivi e fino ai nostri giorni, la diffusa risalita di gas metano dal sottosuolo ha favorito la precipitazione dei carbonati, dando luogo alla cementazione delle diverse particelle di detrito e sabbia, formando così i primi strati rocciosi, processo tuttora in corso.

Il valore naturalistico di questo habitat unico è stato riconosciuto e protetto con l’istituzione nel 2002 di una Zona di Tutela Biologica al largo del litorale di Chioggia, introducendo il divieto di pesca.

Da più di trent’anni faccio attività subacquea in alto Adriatico, principalmente nel mare antistante la città di Chioggia dove vi è la zona più estesa e più elevata delle “Tegnue”.
Immergendomi in questi luoghi affascinanti, ho potuto osservare l’evoluzione della vita marina anche nei momenti di crisi più o meno naturali di questo mare.
Nel 1988 fornito di una telecamera, ho cominciato a documentare quello che vedevo. Ho incontrato innumerevoli specie di pesci e di crostacei: dal comunissimo astice ai branchi di delfini, da uno storione di 2 metri di lunghezza al pesce luna, dalle testuggini ai tonni che saltavano fuori dall’acqua.
Le Tegnue, oasi di roccia in mezzo al mare, sembravano paradisi terrestri. Questo mare spesso bistrattato è stato per me in tanti anni una continua meravigliosa scoperta.
Ho avvicinato i miei figli all’attività subacquea sin da piccoli, insegnando loro la tecnica dell’immersione, ritenendo questo sport più sicuro di tanti altri, richiedendo solo una sufficiente capacità natatoria e un corretto stile di vita, che è importante soprattutto per i giovani.
Ricordo quanto li avesse colpiti l’amicizia con un grongo, spesso gli portavamo qualche sardina; una volta scesi sul fondo ci veniva incontro uscendo dalla tana e ci seguiva poi per tutta l’immersione.
Evitavo di immergermi in questa zona la domenica, perchè c’erano troppe barche di pescatori e, temevo che, una volta localizzato questo posto dai pescatori, il grongo fosse catturato. Ciò nonostante un brutto giorno non l’abbiamo più incontrato.

Attraverso gli anni e la certezza di un continuo degrado di questo straordinario ambiente a molti sconosciuto, ma purtroppo ben noto a chi lo sfrutta, si è andata delineando nella mia mente l’idea della necessità di proteggere questa zona che, pur avendo subito danni depauperatici da parte sia della natura (alghe e crisi anossiche), sia dell’uomo (pesca indiscriminata e scarico di materiale refluo), sempre ha avuto la forza di riprendersi e di rigenerarsi grazie alla particolare posizione geografica e alla ricchezza di nutrienti.
Nel frattempo è migliorata la sensibilità della gente, diventata molto più consapevole di un tempo della necessità di mantenere e proteggere i patrimoni naturali, a vantaggio di tutti.
Mi sono impegnato in un’intensa divulgazione locale e nazionale, auspicando la creazione di una zona protetta.
Il 5 agosto 2002 la zona delle “Tegnue di Chioggia” con decreto ministeriale viene dichiarata Zona a Tutela Biologica.
Ho la certezza che solo attraverso la visione e la conoscenza si possa amare e rispettare.

di Pietro Mescalchin
Presidente Associazione “Tegnue di Chioggia” – Onlus

L’Associazione è senza fini di lucro, si basa sul volontariato, da anni c’è chi lavora prestando tempo, competenze e risorse gratuitamente per preservare una parte del nostro territorio che è un vero tesoro della natura.

Regione del Veneto – Progetto Triennale 2003-2006 per una sperimentazione gestionale della ZTB “Tegnue di Chioggia”

La credenza popolare che queste formazioni rocciose rappresentino i resti di Città sprofondate a seguito di un formidabile maremoto ricorda invece singolarmente la vicenda dell’antica Metamaucum, nei pressi di Venezia, e del leggendario insediamento romano di Petronia, presso Caorle.
Dell’effettiva esistenza di Metamaucum vetus abbiamo ormai ampia conferma dalle numerose cronache pervenuteci, e la sua scomparsa sembrerebbe collocabile in un breve periodo compreso fra il 1106 ed il 1117, comunque all’interno del quindicennio di governo di O. Falier (Dorigo, 1983).
Per l’insediamento romano poco al largo di Caorle le notizie sono meno certe, ma numerose sono le cronache (anche ufficiali, quali la mappa Archeologica Ministeriale del 1962) di precise osservazioni di imponenti resti murari attribuibili ad architetture romane ancora visibili fino ai primi anni del secolo scorso, in pochi metri d’acqua e poco distante dal porto di Caorle.

Estratto da: Le Tegnue – Ambiente, organismi, curiosità

MUSEO DI STORIA NATURALE DI VENEZIA

Il Museo di Storia Naturale si trova all’interno del Fontego dei Turchi, uno fra i più particolari palazzi di Venezia, affacciato sul celeberrimo Canal Grande.

A seguito di complessi restauri dell’intero palazzo, conclusi nel 2011, l’intero percorso Museale è stato rinnovato ed aperto al pubblico con 16 nuove sale, un nuovo giardino ed una nuova area ingresso. Al piano terra è stata allestita la nuova galleria dei cetacei. Nel nuovo percorso, realizzato con particolare attenzione al coinvolgimento del visitatore in percorso di tipo esperienziale, spiccano in particolare le seguenti sale:

Sala della spedizione scientifica Ligabue: dedicata alla spedizione dell’archeologo veneziano Giancarlo Ligabue in Niger, tra i reperti portati alla luce spiccano l’eccezionale scheletro di un dinosauro Ouranosaurus nigeriensis, considerato uno dei più interessanti reperti al mondo di questo tipo e lo scheletro di un Sarcosuchus imperator, il più grande coccodrillo della storia.

Sulle tracce della Vita: attraverso cinque sale si segue il percorso della vita camminando tra e sopra fossili, collocati ai bordi e sotto un ipotetico scavo che il visitatore percorre dalle prime forme di vita apparse nel mare fino ai grandi animali presenti al termine del periodo glaciale nel territorio italiano e veneto in particolare, con una piccola sezione finale dedicata all’uomo.

Il percorso della Vita: partendo da una sala multimediale circolare animata da un sistema computerizzato touchless, che proietta le immagini di centinaia di organismi vissuti sul pianeta in ogni ambiente come in un planetario, entri nella storia dell’evoluzione della vita sul nostro pianeta.

Acquario delle tegnùe: lungo cinque metri, e capace di oltre 5000 litri d’acqua marina, riproduce lo straordinario ambiente delle tegnùe e la loro biodiversità, con oltre 50 specie animali fra invertebrati e pesci.

Senti come parlano le balene: percorsi e laboratori creativi, cacce al tesoro, giochi, animazioni e tante altre attività divertenti.


CHIOGGIA

“Una sottile striscia di sabbia protesa davanti al mare e, dietro, stagni percorsi da correnti marine; non lontano si vedono campi coltivati e a distanza, il profilo dei colli.”

Tito Livio

 

La storia di Chioggia

Le sue origini si perdono nella notte dei tempi e alcune sono leggendarie. Si narra, ad esempio, che Clodio ─ fuggito con Enea dopo la mitica distruzione di Troia, cantata da Omero ─ sia approdato sui lidi italici fondando Clodia, l’attuale Chioggia. Studi recenti avallano l’ipotesi che ─ intorno al 2000 a.C. ─ i Pelasgi, originari della regione della Tessaglia, sarebbero sbarcati nella laguna veneta e avrebbero qui costruito Cluza, la futura Chioggia. E’ molto probabile che l’isola fosse nota agli Etruschi, i quali avrebbero addirittura lasciato qualche traccia sulla iniziale struttura viaria e delle abitazioni. E’ certo, in ogni modo, che Chioggia esisteva e prosperava all’epoca di Roma.

In parallelo con Venezia, Chioggia crebbe notevolmente per l’afflusso degli abitanti dell’entroterra Veneto, che si rifugiavano nella zona lagunare all’avanzare delle invasioni barbariche. Chioggia fu distrutta due volte: la prima volta, nell’810, dai Franchi di Pipino il Breve; la seconda, nel 902, da parte degli Ungari. Divenuta sede vescovile nel 1110, essa entrò a far parte della Serenissima, di cui per secoli seguì le sorti.

Oltre che per la pesca, Chioggia prosperava allora per l’importante produzione del sale marino – il famosissimo e pregiato sal Clugiae – che veniva esportato in tutta la Penisola.

Verso la fine del Trecento vi fu la guerra tra le due maggiori Repubbliche marinare italiane, Genova e Venezia. Lo scontro definitivo è ricordato come la “Guerra di Chioggia”. L’isola fu espugnata dai genovesi nel 1379, ma venne liberata nel 1380 dai veneziani, dopo un lungo assedio e molte distruzioni.
Venezia avvia la ricostruzione di Chioggia, modificando l’impianto urbanistico, ma soprattutto la specializzazione funzionale dell’isola, che vede ridotta la produzione del sale ed esaltata la sua funzione d’avamposto difensivo.

Il Quattrocento e il Cinquecento furono per Chioggia un periodo di decadenza, caratterizzato da pestilenze e carestie e da un forte calo demografico. Sotto il profilo economico, Chioggia è costretta a “riscoprire” la pesca e la coltivazione degli ortaggi come primarie fonti di sostentamento. Il turismo era ancora lontano…

Il rapporto strettissimo con Venezia dura fino al 1797, anno in cui la Repubblica Veneta viene conquistata dalle truppe francesi di Napoleone. Dopo un anno – con il trattato di Campoformio – il Veneto viene ceduto all’Austria. Dopo aver dato il suo contributo alle lotte del Risorgimento e alla spedizione dei Mille, guidata da Garibaldi, Chioggia diventa italiana nel 1866.

Le due Guerre mondiali chiesero a Chioggia un pesante tributo di sangue e di distruzioni.
La prima perché – con l’arretramento del fronte sulla linea del Piave – la città si trovò nella situazione d’immediata retroguardia e dovette trasformare molti edifici in ospedali militari; inoltre, la pesca fu bloccata e le campagne vennero allegate.
La seconda, perché Chioggia subì una terribile rappresaglia dei nazifascismi e – a causa della sua posizione strategica – fu considerata zona di un possibile sbarco alleato. Chioggia fu liberata il 27 aprile 1945.


Chioggia dipinto di Ettore Tito (1898) – Museo d’Orsay, Parigi

Chioggia è uno dei più importanti comuni della provincia di Venezia e il più popoloso del litorale adriatico, non è un grosso borgo, ma una vera e propria città, che sorge su un complesso di isole. E’ nota da sempre per il suo porto, per la pesca, per le saline, per la produzione d’ortaggi, per essere stata immortalata da Carlo Goldoni nel suo capolavoro “Le baruffe chiozzotte”.

Detta – non a caso e per lungo tempo – “la piccola Venezia”, Chioggia è vissuta per secoli all’ombra della Serenissima e forse ha subito un danno storico irreparabile: quello di essere trascurata, poco capita, considerata riduttivamente solo un’appendice della grande vicina.
Ma Chioggia ha una sua identità, una sua storia, i suoi personaggi, la sua arte, il suo “genius loci”. C’è voluto del tempo per capirlo, ma le cose sono cambiate a tal punto che – di recente – essa è stata dichiarata città d’arte dallo stesso Comune di Venezia.
Si è detto che la denominazione di “piccola Venezia” deriva dal fatto che Chioggia ha un’urbanizzazione del centro storico simile a quella di Venezia, con tanto di calli e canali attraversati da ponti, che la fanno assomigliare ad una lisca di pesce.
Lorenzo Padoan, un giornalista di fine Ottocento, parlava di Chioggia in questi termini:

“ … Alla luce di maggio, alla soave brezza che dal mare viene a baciare il volto, si passano lunghe ore a contemplare estatici la vita del porto: cento e cento barchette dalle vele variopinte vengono e vanno, entrano ed escono per quella bocca del mare; guizzano e bordeggiano, si vedono e non si vedono più, sì che pare che il piloto si burli del contemplatore. E l’occhio, tra l’intenso azzurro del cielo e il verde agitato e scintillante dell’acqua, seguendo il sorridente cordone litorale, arriva fino al candido faro Rocchetta al porto di Malamocco, al campanile di Poveglia, a Venezia, al campanile di San Marco”.
Per questa sua luce, per questa sua solarità, Chioggia è stata scoperta dagli artisti. Altre “bellezze” si ritrovano nella genuinità, nella schiettezza degli abitanti e nella sonorità, nel colore, nella vivacità e immediatezza del dialetto locale che richiama suoni antichi e voci lontane. E per chi ama il concreto, non son da meno la bontà e la semplicità della cucina chiozzotta – basata sul pesce, si capisce – ma non solo su quello.
A fine giugno si svolge il Palio della Marciliana, che fa rivivere la Chioggia medievale nel periodo della guerra tra Veneziani e Genovesi (1378-1381).

ATTIVITÀ SUBACQUEA

 

 

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