L’amore per l’Italia. I Carabinieri

Italia,

di giorno ti penso

di notte ti sogno

dal film Mediterraneo

 

Tutti i giorni hanno un loro senso, e se per caso a conclusione di una giornata dovessimo ritenere di non averne avuto qualcuno, dovremmo ricrederci pensando semplicemente al fatto che almeno uno ci è consegnato dal nostro destino. E’ l’obbligo che abbiamo di dare ai nostri figli, o a chiunque altro, ed anche a noi stessi, un preciso dovere, un mandato per il futuro. Questo mandato, sia pure quando tutto si disgrega, muore o si sgretola, è lo sforzo di immaginare un mondo diverso e di agire perché possa veramente esserlo. Una regola generale senza la quale anche lo sforzo supremo che compirono coloro che a questa missione credettero, combattendo, affrontando pericoli, e sacrificandosi, non avrebbe avuto ragione alcuna di esistere. Essi sapevano infatti che l’inerzia dava spazio alla violenza e alla morte, privava ciascuno del valore della sua vita e la consegnava al baratro della barbarie e della follia. Quella che si combatté tra il 1943 e il 1945 in Italia fu perciò la scelta decisiva e finale dei singoli e di tanti popoli di imprimere un cambiamento radicale alla loro e alla nostra vita, anche se molti hanno dimenticato la lezione, ritenendola ormai vecchia e inutilizzabile per le generazioni future. Ma non è così.

da “25 aprile in quattro righe” di Giuseppe Casarrubea (Ricercatore storico)

 

 

Finita la guerra, dunque, l’Italia si incammina verso la ricostruzione, che è sia materiale – città, case, impianti industriali e infrastrutture stradali e ferroviarie distrutte dai combattimenti e dai bombardamenti aerei – sia istituzionale, dopo gli anni del regime fascista.

 

I CARABINIERI

L’Arma dei carabinieri, assieme all’Esercito Italiano, alla Marina Militare e all’Aeronautica Militare, è una delle quattro forze armate italiane.
L’Arma, tuttavia, ha una doppia natura istituzionale: è insieme forza armata e forza di polizia.

Ha compiti militari: i Carabinieri concorrono alla difesa della Patria, partecipano a operazioni militari in Italia e all’estero (stabilite dal Capo di Stato Maggiore della Difesa), garantiscono la sicurezza delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero, hanno funzioni di polizia militare e giudiziaria per tutte le Forze Armate italiane.

Ha compiti civili: tutte le funzioni di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza, assistenza e soccorso nelle pubbliche calamità.

Nascita del Corpo dei Carabinieri Reali

Uno dei primi provvedimenti presi dal re di Sardegna Vittorio Emanuele I al suo rientro a Torino, dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia, fu l’istituzione di un Corpo destinato a difendere il regno dagli attacchi esterni e da quelli interni, promossi dalla malavita e alimentati dal disordine sociale. Nacque così l’Arma che, nel 2014, compie 200 anni.

«L’Europa è libera. Cancellate dall’animo vostro le sofferte oppressioni e ricordate la fermezza con la quale rintuzzaste l’orgoglio del nemico devastatore»

Furono le parole del Re al suo rientro e istituì in breve tempo il Corpo dei Carabinieri Reali sul modello della Gendarmeria francese, nonostante i suoi sentimenti apertamente antifrancesi.

«Un Corpo nuovo, dalla valenza multipla e dalle attribuzioni particolari, ispirato ai principi di libertà, di riconoscimento pieno dei diritti delle popolazioni, di esaltazione dei valori dell’uomo ormai pienamente acquisiti dopo la Rivoluzione francese»

(Generale di Corpo d’Armata Arnaldo Ferrara – Storia documentale dell’Arma dei Carabinieri)

 

Il 13 luglio 1814 furono promulgate le Regie Patenti che segnarono la nascita dei Carabinieri, che divenne ben presto un corpo di élite. Vittorio Emanuele I volle ai vertici del Corpo dei Carabinieri Reali uomini di grande preparazione e di assoluta fedeltà e la selezione fu rigorosissima e i criteri di scelta rigidi, quali: l’autodisciplina, il rispetto dei valori, la responsabilità personale, il senso dell’onore.

«I Carabinieri Reali diventano i garanti del cuore stesso dello Stato, insieme difesa e sostegno dell’ordine restaurato» (Gianni Oliva)

In un’epoca in cui il consenso si raccoglie attorno ai simboli piuttosto che ai discorsi scritti o parlati, il carabiniere viene a costituire un’immagine di organizzazione, di affidabilità e di potere immediatamente percepibile a tutti.

Il 2 agosto 1814 il conte Giuseppe Thaon di Revel fu nominato Comandante del Corpo dei Carabinieri Reali. Furono costituite le Stazioni, che – ancora oggi, dopo quasi due secoli – rappresentano il nucleo territoriale al quale la cittadinanza può fare riferimento costante per chiedere l’intervento dei Carabinieri.
Il primo Carabiniere a sacrificare la propria vita fu Giovanni Boccaccia, ucciso da un fuorilegge a Vernate (Cuneo) il 23 aprile 1815, appena nove mesi dopo l’istituzione del Corpo.
Nel luglio dello stesso anno i Carabinieri ebbero anche il loro battesimo del fuoco, sul campo di battaglia di Grenoble durante l’ultima campagna militare contro Napoleone Bonaparte.

Regolamento generale

Nel 1822 viene intanto emanata la prima edizione del Regolamento generale dei carabinieri, dove già sono affermati i 3 principi fondamentali che ancora oggi caratterizzano il corpo, cioè:

– i carabinieri devono considerarsi costantemente in servizio, in qualunque circostanza ed a qualunque ora;

– i carabinieri devono sempre svolgere i servizi di istituto almeno in coppia, eccezion fatta per quelli d’ordinanza quali la trasmissione di dispacci urgenti;

– i carabinieri devono sempre avere un contegno distinto, urbano, fermo, dignitoso e calmo, oltre che imparziale ed umano.

 

Sull’uso dei baffi e della barba.

Originariamente ai militari dei Corpo dei Carabinieri non era consentito portare i baffi. Il divieto fu riproposto nell’articolo 524 del Regolamento Generale del Corpo emanato nel 1822:

«I militari del Corpo non portano baffi, né spagnolina: le bazzette non devono oltrepassare la linea dell’estremità inferiore dell’orecchio all’angolo della bocca; i capelli non devono oltrepassare la fronte, né coprire le orecchie, ed essere in riga del colletto dell’abito».

Nel 1833, il 25 luglio, alcune disposizioni contenute nelle “Determinazioni sovrane” permisero agli ufficiali di portare i baffi:

«È fatta facoltà agli ufficiali di portar i baffi e le basette; ma la rimanente barba così sul viso, come attorno il collo, vuol essere costantemente rasa. I baffi non dovranno oltrepassare il labbro, né perciò congiungersi colle basette. Le basette non potranno andar oltre la linea che si figuri tirata dalla estremità inferiore dell’orecchio dell’angolo della bocca».

Solo nel 1848, con una circolare del Ministero della Guerra, fu permesso ai Carabinieri di portare baffi. Nuove disposizioni più permissive arrivarono nel 1919:

«Il militare può lasciare crescere i baffi ovvero tenerli rasi e può portare la barba di qualunque foggia, purché corta. I capelli devono essere tenuti corti, tanto da lasciare scoperti fronte, orecchie e collo». 

IL RISORGIMENTO

Con il Risorgimento le guerre si susseguirono alle guerre, in cui i Carabinieri si distinsero per il coraggio, la fedeltà e l’efficienza. Conseguita l’unità d’Italia, si trovarono impegnati soprattutto nel contrastare i briganti, un fenomeno a metà tra il malavitoso e la lotta contro le nuove istituzioni, particolarmente diffuso nei territori che erano stati del Regno delle Due Sicilie, del Granducato di Toscana e della stessa Sardegna.
Si distinse il carabiniere Chiaffredo Bergia (1840-1892) soprannominato “l’eroe degli Abruzzi” impegnato in operazioni solitarie svolte per lo più sotto copertura, fu il militare più decorato al valore.

Accanto ai Bersaglieri, i Carabinieri attraversarono la breccia di Porta Pia, episodio del Risorgimento che sancì l’annessione di Roma al Regno d’Italia, decretando la fine dello Stato Pontificio e del potere temporale dei Papi.

Nel 1872 in Eritrea si svolse la loro prima missione fuori dai confini durante la sfortunata avventura coloniale italiana.
Nel terremoto che colpì lo stretto di Messina nel 1908 si distinsero soprattutto per il soccorso alle vittime, in quell’occasione l’Arma fu definitivamente appellata Benemerita, aggettivo associato a loro per primo dal deputato Soldi già nel 1864.

Nel 1862 fu istituita la Banda dell’Arma dei Carabinieri Reali.
Nel 1870 furono nominati Carabinieri Guardie del Re, successivamente Carabinieri Guardie del Presidente della Repubblica, meglio noti come Corazzieri.
Furono fondati i primi giornali che trattavano la vita dell’Arma: “Il Carabiniere” (1873), “Il Monitore dei Carabinieri Reali” (1887) e “L’Album del Carabiniere Reale” (1887).
Il 1° marzo 1886, invece, nacque la “Associazione di Mutuo Soccorso dei Carabinieri Reali”, antenata dell’odierna “Associazione Nazionale Carabinieri”.

Nel 1914, in occasione del primo centenario dell’Arma, il capitano Cenisio Fusi ideò l’attuale motto: «Nei secoli fedele». Concesso come motto araldico da Vittorio Emanuele III nel novembre 1933, in applicazione di una legge sui motti araldici per l’Esercito, andò a sostituire il precedente, tratto dal poema La Rassegna di Novara, di Costantino Nigra: «Usi obbedir tacendo e tacendo morir».

 

Avvolta dal rosso della passione,
dal bianco del suo candore,
dal verde della speranza,
unica in quanto a forza e perseveranza.
Cultura, arte, musica, poesia:
sei il mio più grande amore

Italia mia!

tratta dalla poesia “Italia”, di Terry Di Vetta

 

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