Il Vittoriano e i Bersaglieri

IL MILITE IGNOTO


 

Nel 1921, il corpo del milite ignoto fu portato in treno da Aquileia (località in provincia di Udine) a Roma, per essere deposto sull’Altare della Patria a piazza Venezia.
Per celebrare il 90° anniversario del milite ignoto, il treno ripercorse lo stesso viaggio e incontrò, stazione per stazione, gli italiani di oggi che ricordano i propri padri e i propri nonni morti durante la Prima guerra mondiale. Un viaggio simbolico che unisce l’Italia e gli italiani attraverso le generazioni.

da La storia siamo noi, RAI

 

La tradizione del “milite ignoto”, in francese “soldat inconnu”, nacque in Francia, ma fu ripresa immediatamente in altri paesi tra i quali l’Italia.
La tomba del Milite Ignoto è una tomba che contiene i resti di un militare morto in guerra, il cui corpo non è mai stato identificato. È una tomba simbolica che rappresenta tutti coloro che sono morti in un conflitto e di cui non si sa nulla, nemmeno nome e cognome. Sono molti i paesi del mondo ad aver dedicato un monumento a questa memoria.

Il 26 ottobre 1921, nella basilica di Aquileia, Maria Bergamas scelse il corpo di un soldato tra undici altre salme di caduti non identificabili, raccolti in diverse aree del fronte.
La scelta fu affidata a lei in quanto madre del volontario irredento Antonio Bergamas che aveva disertato dall’esercito austriaco per unirsi a quello italiano ed era caduto in combattimento senza che il suo corpo fosse mai ritrovato.

Il sacello, così è denominata la cripta interna dove negli anni 30 venne traslato il feretro del Milite Ignoto, si trova a Roma all’interno dell’Altare della Patria nel complesso monumentale del Vittoriano, sotto la statua della dea Roma.

IL VITTORIANO

L’Altare della Patria fa parte del Monumento Nazionale del Vittoriano e si trova in Piazza Venezia a Roma.
Nel 1878 alla morte di Vittorio Emanuele II di Savoia, divenuto re d’Italia nel 1861 con la nascita dello Stato italiano, il Parlamento decise di edificare a Roma un monumento dedicato al primo sovrano dell’Italia unificata chiamato perciò Vittoriano.
Il compito fu affidato a un giovane architetto marchigiano Giuseppe Sacconi e fu inaugurato nel 1911.
Per costruire l’Altare della Patria vennero demoliti diversi edifici che si trovavano a Roma come la Torre di Paolo III, il convento dell’Ara Coeli e un intero borgo medievale. L’elemento principale dell’altare della patria è il portico neo-classico caratterizzato da colonne corinzie. Questa architettura ricorda il Tempio di Nike situato sull’Acropoli di Atene. Le due fontane rappresentano la costa Adriatica con il Leone di San Marco e la costa Tirrenica, con la lupa di Roma e la sirena Partenope di Napoli.
L’Altare della Patria, che si trova sulla scalinata bianca, fa parte del complesso del Vittoriano, anche se molto spesso questo nome viene utilizzato per identificare l’intero monumento. Il progetto è stato concepito dallo scultore Angelo Zanelli con disegni raffiguranti le scene ispirate alla Bucoliche e Georgiche del poeta Virgilio. All’interno l’Altare della Patria c’è il famoso “Milite Ignoto”, che è il corpo di un soldato morto durante la Prima Guerra Mondiale. La terrazza ha una vista meravigliosa sul centro storico di Roma. All’interno si trova anche il “Museo del Risorgimento”, un grande archivio che raccoglie testimonianze relative alla trasformazione politica, economica e sociale dell’Italia nei secoli XVIII, XIX e XX.

I BERSAGLIERI

La 1^ Compagnia Bersaglieri fu costituita a Torino nel 1836 ad opera dell’allora capitano del Reggimento Guardie (oggi Granatieri) Alessandro Ferrero de La Marmora (Torino,27 marzo 1799 – Crimea,7 giugno 1855).

Precursore di una moderna fanteria d’assalto, La Marmora fu l’Autore di una audace riforma della tattica di combattimento – rivoluzionaria per quei tempi – improntata sulle capacità individuali e di iniziativa del combattente, in contrasto con i vecchi schemi di combattimento legati a rigide ed obsoleti strutture operanti sul campo ed a vecchi piani operativi.
La nuova specialità doveva esprimere spigliatezza ed impeto, accoppiando l’abilità del tiro con la massima mobilità sul campo di battaglia. Compito era quello di svolgere servizio di esplorazione e missioni di carattere ardito ed  essere in grado di operare con spiccata autonomia. Il personale combattente preposto doveva, quindi, comprendere uomini particolarmente addestrati al tiro e pronti ad agire, anche isolati, allo scopo di sorprendere, disturbare e sconvolgere lo schieramento nemico.

Ufficialmente, il Corpo dei Bersaglieri nasce in forza di un Regio Viglietto, il 18 giugno 1836 dopo la costituzione, nella Caserma “Ceppi” di Torino, della 1^ Compagnia. Con le formazioni della 2^ Compagnia (gennaio 1837), della 3^ Compagnia (gennaio 1840) e della 4^ Compagnia (febbraio 1843), si costituisce il 1° Battaglione Bersaglieri che ebbe il suo battesimo del fuoco l’8 aprile 1848, nella battaglia del ponte Goito, all’inizio della 1ª Guerra d’Indipendenza, ove restò gravemente ferito lo stesso La Marmora.

Gli italiani accolsero il “bersagliere” come espressione e simbolo del soldato per eccellenza, rappresentante di quell’Italia che “si destava” dall’occupazione straniera.

Con il trascorrere degli anni aumenta il numero dei battaglioni e nel 1861 vengono costituiti i primi 6 Reggimenti. La massima consistenza organica si raggiunge con la 1^ Guerra Mondiale, ove sono presenti ben 2 Divisioni speciali formate da 7 Brigate, 21 reggimenti e 5 battaglioni autonomi.
Nei decenni che seguono, le unità bersaglieri – di volta in volta sempre dotate dei più moderni mezzi di locomozione e combattimento, atti a favorirle nelle loro rapide azioni d’intervento – sono protagoniste in tutte le Guerre e in tutte le battaglie più significative della Storia d’Italia : dallo stesso Risorgimento alla 1^ e 2^ Guerra Mondiale e Guerra di Liberazione fino ai più recenti interventi “fuori Area” sotto l’egida Nato e ONU. Attualmente i  Reggimenti operativi sono 6  dislocati a Cosenza, Capo Teulada, Trapani, Bari, Caserta, Orcenico Superiore.

La Marmora riassunse in un decalogo l’istruzione e l’educazione bersaglieresca:

  1. Obbedienza
  2. Rispetto
  3. Conoscenza assoluta delle proprie armi
  4. Molto addestramento
  5. Ginnastica di ogni genere fino alla frenesia
  6. Cameratismo
  7. Sentimento della famiglia
  8. Rispetto alle leggi ed onore al Capo dello Stato
  9. Onore alla Patria
  10. Fiducia in se stessi fino alla presunzione

Pur esistendo in altri eserciti europei specialità analoghe, il Corpo dei Bersaglieri, è divenuto popolarissimo in tutto il mondo ed è considerato come l’espressione tipica del soldato italiano.

Il cappello piumato

In gergo vaira, è l’emblema del Corpo ed il simbolo delle sue tradizioni. Di forma circolare, ampio, si porta inclinato sul lato destro; all’inizio veniva usato come protezione dal sole per l’occhio che aveva il compito di mirare, e infatti quasi tutti i cacciatori dei vari eserciti, all’epoca della formazione del corpo, ricoprivano il berretto di penne e pennacchi.
Il pennacchio, si ritiene non possa essere di penne di gallo cedrone, uccello da sempre raro e ormai ridotto a pochissimi esemplari, poichè non possiede piume cadenti e flessibili come quelle del pennacchio dei bersaglieri, né così lunghe. A quanto pare questo ornamento sarebbe invece ricavato da un non meglio identificato volatile asiatico, detto “Gallo d’India”.
Un altro elemento tipico del bersagliere è il fez che ha la sua origine in Marocco, ma i bersaglieri lo incontrarono in Crimea (1855), dove gli Zuavi, reparti speciali del Corpo di spedizione francese, entusiasmati dal valore dei bersaglieri (battaglia della Cernaia), offrirono il loro copricapo, il fez, in segno di ammirazione.

La fanfara

La fanfara è nata con la prima compagnia di bersaglieri

«…marciavano in testa dodici soldati colla carabina sulla spalla sinistra, tenendo nella destra corni da caccia con cui suonavano una marcia allegra, vivace e tale da far venire la voglia di correre anche agli sciancati…» (Quarenghi)

Oggi è l’unica banda al mondo ad esibirsi a passo di corsa. L’uso deriverebbe, secondo la tradizione popolare, dall’ingresso in Roma, dalla breccia di Porta Pia, che doveva effettuarsi a passo di carica, ma che invece divenne spontaneamente una corsa dei soldati.

«Coloro che tiepido hanno l’amor di Patria e pensano solamente a se stessi, solo due volte sentiranno il cuore fremere per la Fanfara: nella prima giovinezza e nella tarda vecchiaia. Troppo presto e troppo tardi per capirne tutto l’arcano incantesimo trascinatore» (Leandro Bertuzzo – uno dei più rappresentativi capifanfara nella storia del Corpo dei Bersaglieri)

L’inno dei bersaglieri è stato composto nel 1860 dal giovanissimo ufficiale del bersaglieri Giulio Ricordi con testo del poeta Giuseppe Regaldi. Nel 1862 Pietro Luigi Hertel ne fece una versione titolata “Flik Flok“. L’arrangiamento attuale fu nel 1886 del maestro R. Cuconato come “Marcia dei Bersaglieri”.

 

MUSEO STORICO

Il Museo Storico dei Bersaglieri venne inaugurato dal re Vittorio Emanuele III il 18 giugno 1904, presso la Caserma “La Marmora” in Trastevere.

L’ideatore del Museo fu l’Ispettore dei Bersaglieri Edoardo Testafochi; la raccolta dei cimeli fu poi portata avanti dai successori.
Ai cimeli raccolti dai Reggimenti si aggiunsero quelli della Società di Mutuo Soccorso tra Bersaglieri, che costituiva il primo nucleo dell’Associazione d’Arma, poi inaugurata nel 1925.
Il Museo, assurto nel frattempo al rango di Ente morale con il Regio Decreto del 27 dicembre 1921, venne trasferito – per una intuizione del Commissario Straordinario, generale Martinengo di Villagana – nei locali di Porta Pia. Il Comune di Roma mise a disposizione i locali nel 1931 e il 18 settembre 1932 avvenne l’inaugurazione, in concomitanza con quella del monumento al Bersagliere nella piazza antistante.
Passando sotto il grande arco della Porta esterna del Vespignani si entra nel cortile interno del Museo ove sono collocati i busti in bronzo dei più illustri rappresentanti del Corpo, unitamente al monumento ad Enrico Toti, il più romano tra i bersaglieri, volontario per vocazione.
Il Museo affianca, alle sue strutture espositive, una biblioteca ed un archivio storico, i quali detengono rispettivamente volumi ed opuscoli rari e di edizione esaurita e documenti originali di coloro i quali militarono, in anni lontani, nel Corpo, che ci tramandano la testimonianza dello spirito, delle modalità di addestramento e dell’impiego dei suoi primi reparti.

Porta Pia è una delle vie di accesso ricavata sulle antiche mura Aureliane, le mura urbane del periodo classico. Esse sono un capolavoro di architettura militare, avviato dall’imperatore Aureliano nell’anno 271, rimasto in efficienza grazie alla cura costante dei papi per ben sedici secoli. Percorrendo le mura lungo il Corso d’Italia si giunge a Porta Pinciana e di lì a Villa Borghese.

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