August Rush – La musica nel cuore

La talentuosa violoncellista Lyla (Keri Russell) e il chitarrista e cantante Louis (Jonathan Rhys-Meyers) s’incontrano per caso e trascorrono insieme un’unica notte. Il giorno dopo Lyla, costretta dal padre, lascia la città così non avranno più modo di incontrarsi nuovamente.
Lyla scopre di aspettare un bambino e alla nascita viene indotta dal padre a credere che il bambino sia nato morto.
Evan cresce in un orfanotrofio, è un bambino molto dotato per la musica e ha una grande speranza, di riuscire a trovare i suoi genitori. Quando si presenta la giusta occasione fugge dall’orfanotrofio e va a New York, dove incontra Arthur (Leon Thomas III), un ragazzino che suona la chitarra, che lo conduce da “Il Mago” (Robin Williams) un musicista che ospita e sfrutta i ragazzini facendoli suonare per le strade. Rendendosi conto del grande talento di Evan “Il Mago” lo prende sotto le sue ali e gli dà un nome d’arte: August Rush.

Con l’arrivo della polizia il Mago ordina ad August di scappare, si rifugia in una chiesa, il cui reverendo lo introduce alla Juilliard School. August studia con passione, un’idea non l’abbandona: vuole ritrovare i suoi genitori attraverso la musica che lui è in grado di percepire ovunque: nella natura, nelle persone e addirittura nel traffico. Nel frattempo Lyla scoprendo che suo figlio è vivo, corre a New York per cercare notizie e accetta l’invito a suonare al concerto della Julliard. Louis a sua volta, ritrova i vecchi membri della band e l’unica foto di Lyla, scopre la sua identità, la cerca ed alla fine giunge anche lui a New York per suonare in un locale. In un intreccio di coincidenze e musica, avrà corso il destino che li aspetta.

“La musica nel cuore” è un film di una bellezza disarmante. Delicato, non convenzionale, sviluppa il tema del legame familiare senza definirlo con le parole, ma facendo riferimento all’istinto ed alle emozioni. Permeato da un tono squisitamente poetico, coinvolge e commuove. Il filo conduttore dell’intera vicenda è la musica, intesa come un “collante” universale: la musica ci circonda, è dentro e fuori di noi in ogni momento, come se Dio volesse ricordarci che tutte le sue creazioni sono fatte della stessa energia, sono “espressioni della sua voce”. Solitamente, però, le persone sono troppo indaffarate per percepirla: solo chi ha un anima sensibile e aperta può accorgersi di come tutte le cose siano collegate fra loro in un’unica universale armonia. Il fatto che la storia suoni poco realistica, i dialoghi siano scarni e le vicende dei protagonisti non vengano spiegate dettagliatamente, non ha nessuna importanza: lo scopo è quello di indurre lo spettatore a lasciarsi trasportare dalla magia della musica. La chiave di lettura viene offerta dallo stesso protagonista del film:

«La musica è intorno a noi.
Non bisogna fare altro che ascoltare.»

di Romy (MYmovies)

È una bellissima favola! Magari succedesse così nella realtà!
Un film piacevole, belli e bravi gli interpreti, soprattutto il ragazzino che trasmette davvero la passione e il trasporto per la musica….magico!
Un film da vedere con la famiglia.
Una strana coincidenza: prima di questo film avevo visto “Sette anni in Tibet” nel quale c’era un’inquadratura su un campanello al vento che mi è parso di rivedere in “La musica nel cuore”!

August Rush
di Kirsten Sheridan
USA, 2006
Genere: Drammatico
Sceneggiatura: Nick Castle, James V. Hart
Musiche: Chick Corea, Mark Mancina
Fotografia: John Mathieson
Montaggio: William Steinkamp
Produzione: Richard Barton Lewis
Distribuzione: Medusa Film

Dove le parole finiscono, inizia la musica…

È come se mi stesse chiamando. Solo alcuni di noi sentono?
Solo alcuni di noi ascoltano.

Sai cos’è la musica?
Una connessione armonica fra tutte le creature.

 

 

Cos’è che non muta mai, anche se tutto muta?
È l’amore,
e amore è solo quello che mai si muta in qualcos’altro.

Søren Kierkegaard, 1843

La parola musica deriva dalla parola greca moysa, “musa”. L’idea occidentale di musica è quindi generalmente collegata alle muse, e in questo senso alludeva ad ogni scienza ed arte che risveglia l’idea di cosa perfetta, gradevole e ben ordinata.

La musica esiste da tempi molto antichi, sicuramente da prima ancora che ne rimanesse traccia storica. Non c’è stata civiltà che prima o poi non abbia sviluppato un proprio sistema musicale, o che non ne abbia adottato uno, seppure adattandolo alle sue necessità e ai suoi gusti.
Persino l’uomo primitivo ha prodotto musica servendosi della propria voce o con archetipi di strumenti a percussione ricavati dalle ossa e dalle pelli di animali.
Le primissime forme di musica sono nate soprattutto dal ritmo: magari per imitare, per gioco o per noia, attraverso il battito delle mani o dei piedi il cuore che batte o il ritmo cadenzato dei piedi in corsa, o ancora per imitare i suoni della natura (come ad esempio quello del galoppo, dello scrosciare dell’acqua, il verso di alcuni animali, ecc.).
La musica come sistema teorico di organizzazione dei suoni, collegato a precisi riferimenti estetici, risale, invece, addirittura all’antica Grecia.

Tutto questo ci fa capire non solo l’enorme importanza che la musica ha avuto nella vita dell’uomo fin dai tempi più antichi, ma anche come essa, in fondo, abbia avuto origine da una sua esigenza, intrinseca e profonda, quasi spirituale.
Ecco perché a me viene da pensare alla musica come a un balsamo che nutre la nostra anima, poiché c’è un tipo di musica adatto ad ogni circostanza, ad ogni uso e consumo ed è questo che la rende così attraente alle nostre orecchie. Vi siete mai chiesti perché ascoltare la musica ci fa sentire meglio, ci infonde energia e speranza anche nei momenti più negativi delle nostre giornate?

di V.B. Rose

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