Il sacro e l’unione spirituale attraverso la sessualità

Donna e Sessualità

Viviamo in un momento storico in cui la sfera della sessualità, di per sé molto intima e preziosa, viene socialmente maltrattata.
La maggior parte delle immagini pubblicitarie accostano al prodotto in vendita, un corpo femminile associato ad un significato erotico.
Accanto a questo possiamo rilevare il diffondersi della pornografia, e l’utilizzo sempre più palese che ne viene fatto.
Il messaggio che vedo arrivare alla popolazione mi sembra che tenda a considerare la sessualità come qualcosa di facile, immediato, fruibile, aperto e libero. In realtà, se facciamo una zoomata, scopriamo che gli esperti in sessuologia clinica affermano che sempre più single e coppie si rivolgono ai servizi pubblici per problematiche legate alla sessualità. Inoltre sempre più frequentemente si ascoltano notizie legate a molestie sessuali sia nei contesti di lavoro, che in quelli familiari.

Nel corso dei secoli il valore ed il significato della sessualità, soprattutto della sfera legata al femminile si è completamente trasformato.
Se ricostruiamo il percorso storico scopriamo che il primo simbolo religioso si trova all’ingresso delle caverne paleolitiche, ed è raffigurato dalla vulva, che rappresenta la soglia, l’ingresso alla vita, il distacco dalla morte. Nelle civiltà antiche le donne godevano di una grande libertà sessuale, soprattutto tale libertà era strettamente connessa alla loro spiritualità, in una perfetta ed armonica unione tra mente e corpo. Nella società moderna sembra, invece, si sia perso questo senso di interezza tra spirito e corpo, siamo vittime di una terribile scissione.

Una radice di questa scissione la individuiamo nella mitologia classica dell’antica Grecia, dove si verifica la frammentazione di Gaia, l’antica dea Terra, creatrice, in più divinità diverse, che rappresentano ognuna un singolo elemento, creando, così, degli stereotipi ancor oggi presenti. Afrodite assume l’aspetto dell’amante licenziosa (quindi della donna facile, o prostituta), Demetra assorbe il ruolo materno, Era, moglie gelosa, rappresenta la frustrazione, Artemide relegata in terre selvagge rappresenta l’aspetto di isolamento della donna, ed Atena racchiude in sé l’espressione cerebrale-razionale.
L’originaria interezza della donna è stata quindi spezzettata qualche millennio fa.

Anche il periodo del Cristianesimo e le relative testimonianze scritte, non sono state generose con le donne. Poco spazio è stato offerto dai Vangeli alle storie di Gesù e delle donne che lo hanno seguito, eppure ci sono delle tracce chiare di quante donne si siano prese cura di Lui, nei suoi viaggi, durante la sua Opera. Due figure, tra le altre, spiccano: Maria la Madonna e Maria Maddalena, ci vengono rappresentate in modo molto diverso tra loro, la prima è la Santa Madre, la seconda è la Peccatrice, indegna, posseduta dal Diavolo. “Casualmente” hanno lo stesso nome. Ed anche questo parla di una scissione di una stereotipizzazione dei ruoli. Nessuna testimonianza c’è sul loro aspetto umano, sul loro aspetto divino, vista la loro vicinanza intima con Gesù, nulla sulla loro vita prima e dopo l’incontro con il Cristo.

Il periodo più buio e più repressivo rispetto al potere femminile lo scopriamo durante il Medioevo. Con la pubblicazione del: “Malleus Maleficarum” il clero cattolico dell’epoca accusava le donne di atti di lussuria e di fornicazione di ogni genere, e dichiarava apertamente che ogni donna capace di guarire era per definizione una strega e che sarebbe stata bruciata. Le donne venivano violentate e torturate, poi messe al rogo, spesso anche davanti ai figli. La Chiesa confiscava i beni delle donne che uccideva, arricchendosi con il saccheggio. I documenti parlano di interi villaggi in cui le donne venivano annientate.
La sessualità femminile è stata combattuta e repressa in quanto opera del Diavolo.

Il frutto di questa scissione e repressione vive ancora oggi se ci soffermiamo a guardare meglio i messaggi che la nostra cultura offre rispetto alla sessualità. Accanto al messaggio dei mass-media, che invoglia la libertà sessuale, c’è quello della nostra tradizione religiosa e culturale, che spinge verso una chiusura, a partire dal voto di celibato dei sacerdoti, al dissenso sui rapporti sessuali pre-matrimoniali, al dissentire circa l’uso del profilattico. Tali messaggi  possono avere, come effetto, quello di spaventare, quindi mettere distanza dalla sfera della sessualità. Tutto questo fa riflettere sul fatto che oggi, chi nasce e cresce tra di noi, si trova di fronte ad un doppio messaggio, che in quanto tale genera confusione su un aspetto della vita, molto delicato, quale la sessualità.
Questa lettura potrebbe spiegare, almeno in parte, le difficoltà relazionali che si riscontrano, soprattutto tra i giovani. Difficoltà legate al rapporto uomo-donna, in cui è difficile stabilire un contatto, un incontro, tra due polarità che si attraggono e si fondono, armonicamente, è più frequente, invece, che si verifichino delle contrapposizioni come il maschilismo-femminismo, dovute, forse, anche alla paura reciproca del potere dell’altro; gli uomini del potere acquisito dalla donna grazie all’emancipazione, le donne del potere spesso espresso in modo autoritario e schiacciante dagli uomini.

Un altro effetto delle difficoltà relazionali potrebbe essere individuato, tra coloro che si trovano a far uso di psicofarmaci e droghe, per potersi permettere la “libertà” di avvicinarsi alle persone dell’altro sesso, sia per socializzare, che eventualmente consumare un atto sessuale. Non a caso l’uso delle “nuove droghe” è associato ai contesti di socializzazione quali discoteche ed uscite di gruppo tra coetanei.
Per compiere un passo evolutivo, per trasformare la confusione, che regna oggi, nel vivere la sessualità, credo che si debba fare un ritorno alle origini, a riscoprire, cioè, il Sacro e l’unione spirituale che si vive attraverso la sessualità. La filosofia del Tantra Yoga offre delle illuminazioni, in un libro: “Il risveglio della Dea” di V. Noble leggo:

Il vero Tantra è un legame che nasce al livello più profondo della memoria spirituale tra due persone e poi viene introdotto in un contenitore creato apposta in questa vita e conservato lì. Se le due persone riescono a mantenere il sacro patto che le unisce nel contenitore della loro relazione che evolve, consentendo la presenza del dolore, della delusione e della collera senza però esserne annientati, può avere inizio la trasformazione.”

Sembra, quindi, necessario recuperare la propria interezza, il contatto emotivo con se stessi, e con l’altro.

Il modo in cui la donna vive la propria sessualità è collegato al suo equilibrio e alla stima di sé che ha raggiunto.
Entrare in contatto con la propria spiritualità, emotività, e con quella del partner, consente di raggiungere dei livelli di intensità, che aprono degli orizzonti interiori completamente nuovi. La mente razionale è scossa da questa intensità al punto che vorrebbe afferrarla e controllarla per poterla reprimere.

Riuscire a lasciarsi andare, perdersi nello sguardo della persona amata, lasciare entrare l’uomo, nello spazio di donna, che accoglie ed accetta con serenità, permette di accedere ad una spiritualità, che aiuta la disintossicazione del corpo e della mente e consente al cuore di aprirsi e nutrirsi dell’Amore che offre e che riceve.

di Emanuela Perri

Testi a cura dell’Associazione Dhyana
20 febbraio 2010

 

Rossetto e cioccolato – Ornella Vanoni (1995)
Il fumetto è “Valentina” di Crepax

 

Riflessioni: perdersi nello sguardo di una persona amata… è una comunicazione a livello interiore potentissima. Questo tipo di contatto richiede verità, una capacità di amare matura, in cui ognuno pur rimanendo se stesso, si abbandona all’altro, un punto d’incontro in cui si realizza una fusione, un dare e ricevere indistinguibile tra i due. Fa paura sentirsi coinvolti così tanto perchè sveli il tuo essere, ti metti a nudo… abbandoni ogni difesa, d’altro canto però è una delle più belle sensazioni che si possa provare nella vita.

 

Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l’uguale di nessuno
e l’unità consisterà nel due…

Due, Erri De Luca

 

 

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