Amare è facoltà dunque che eleva spiritualmente la persona, superando la visione limitata dell’amore come scopo di ricerca del piacere in un oggetto d’amore, su cui è incentrato il poema antico l’Ars amatoria di Ovidio.

L’ARS AMATORIA

L’Ars amatoria è un’opera di Ovidio (43 a.C.-18 d.C.) celebre poeta romano tra i maggiori elegiaci (poeti lirici che svilupparono temi sentimentali, malinconici, mitologici, eruditi, erotici, anche autobiografici), fu uno dei rappresentanti più onesti della gioventù dorata imperiale, per la quale egli scriveva.

É un poema didascalico (opera che si propone l’ammaestramento scientifico, dottrinario, morale, o anche pratico) che Ovidio compose quando aveva all’incirca cinquant’anni, in cui egli assume il ruolo di praeceptor amoris ossia professore di erotismo. Figura ben nota nella tradizione elegiaca, soprattutto grazie alle opere di altri due poeti romani Tibullo e Properzio, ma che viene reinterpretata da Ovidio: da poeta-amante coinvolto e schiavo d’amore che mette al servizio degli altri la propria esperienza, il praeceptor diventa invece poeta-regista che dall’esterno impartisce consigli dettagliati e mosse vincenti ai due amanti, quasi fossero pedine di una scacchiera.
Il poema scritto in latino, in uno stile sempre elegante, lasciando spazio anche all’ironia, è suddiviso in tre libri. I primi due sono dedicati agli uomini e trattano, rispettivamente:
– della conquista della donna e le tecniche di seduzione. Mira a ricercare il piacere e rifuggire le sofferenze, che fino ad allora sembravano inevitabili, adottando strategie e tattiche universali, elencate con un rigore quasi scientifico, pur ammettendo che l’amore non è una scienza esatta, per cui ogni donna è diversa e richiede un approccio adeguato,
– del come far durare l’amore. Ossia i metodi da usare per il mantenimento del rapporto, che come per la conquista, sono principalmente due: l’inganno e la simulazione. Accondiscendendo alle richieste e ai capricci della preda, ella riterrà di avere un amante fedele e prodigo.

Il terzo libro si propone di dare preziosi consigli alle donne, ad esclusione delle Vestali, fanciulle vergini, e delle matrone, donne sposate, che per statuto morale e sociale non possono accedervi. Dà consigli quindi alle liberte, alle schiave e alle cortigiane.
Ovidio usando la metafora della caccia invita entrambi a tendere delle trappole, a gettare l’amo. L’amore quindi diventa una gara in cui il fine giustifica i mezzi, onesti o sleali che siano. Soggetto non è l’amore, ma il sesso. E infatti Ovidio consiglia di non innamorarsi, ma di saper vivere l’amore come un gioco. Perciò egli ammette anche il tradimento in una relazione, considerandolo un elemento base della società del suo periodo. A convalida di ciò che afferma, Ovidio cita esempi tratti dalle Leggende e dai Miti degli Eroi e degli Dei, tecnica che al tempo veniva usata anche nei trattati giuridici o nelle orazioni, rendendo così le argomentazioni difficilmente confutabili.

L’opera rappresenta vivacemente il quadro sociale del tempo di Ovidio, ma ebbe particolare fortuna a partire dal Medioevo, epoca in cui, nonostante la severità e lo stretto controllo esercitato dalla Chiesa, fu maggiormente apprezzata.

Metodi certo discutibili quelli suggeriti da Ovidio, che sviliscono un’arte, quella della seduzione, trasformata in una gara, o peggio, in una guerra. Si sa che lusinghe, inganni e tradimenti non aiutano certo i rapporti umani in genere, cedere scendendo a compromessi con se stessi non paga mai.

– L’AMORE EROTICO –

L’amore erotico è anche gioco di seduzione, e il gioco è un’attività nobile, spontanea fondamentale della natura umana. Nell’antichità Aristotele accostò il gioco alla gioia e alla virtù, Immanuel Kant lo definì un’attività che produce piacere e Jean Piaget riconosce al gioco una funzione centrale nello sviluppo cognitivo e della personalità.
L’amore erotico non è un’esibizione di particolari doti, perchè sesso e amore non sono scindibili, così come il corpo e la mente. Non vi è brama di conquista o di essere conquistati, ma piuttosto un desiderio di tenerezza, che secondo Freud è la sublimazione dell’istinto sessuale. Se nell’amore materno due persone che erano una sola si separano e diventano due, nell’amore erotico due persone distinte diventano una sola.

L’amore erotico è il desiderio della fusione completa, dell’unione con un’altra persona. È per sua stessa natura esclusivo e non universale; è forse la più ingannevole forma d’amore che esista.

Nel senso che viene spesso frainteso, e la tendenza comune di credere che non vi sia nulla da imparare in materia d’amore porta a commettere molti errori, e soprattutto a ripeterli.

– INNAMORARSI –

L’amore erotico infatti spesso viene confuso con l’esperienza di innamorarsi: due persone che erano estranee, lasciano improvvisamente cadere la parete che li divideva e si sentono vicine, unite, una delle emozioni più eccitanti della vita. Un’intimità improvvisa che viene facilitata se coincide o inizia con l’attrazione sessuale. Ma per la sua stessa natura questo tipo di amore non è duraturo, perchè dopo la meraviglia iniziale, se si rimane in superficie, dell’altro non rimane più niente da scoprire e subentra la noia e la routine e si torna a cercare altrove per ripetere la stessa esperienza.

Eppure, all’inizio, essi non lo sanno; scambiano l’intensità dell’infatuazione, il folle amore che li lega, per la prova dell’intensità del loro sentimento, mentre potrebbe solo provare l’intensità della loro solitudine. Per loro l’intimità è stabilita principalmente col contatto sessuale. Perchè sentono la separazione dall’altra persona principalmente come separazione fisica, l’unione fisica significa superare la separazione.

Spesso la completa mancanza di inibizioni, il dare libero sfogo alla rabbia, al proprio odio, alla vanità, mostrarsi sotto aspetti infantili, viene scambiata per intimità. Così come l’esclusività può essere erroneamente interpretata come attaccamento possessivo, un egotismo a due (culto di sé e compiacimento narcisistico e raffinato della propria persona e delle proprie qualità) che esclude persino l’amore fraterno, due esseri che fondendosi tra loro si annullano a vicenda. La loro unione risulta solo un’illusione.

FORME INCOMPLETE DI AMORE

Masochismo e sadismo sono due unioni simbiotiche che esprimono una forma incompleta di amore.

Il masochismo è la forma passiva, di sottomissione dell’unione simbiotica. Il masochista sfugge all’insopportabile senso di separazione e solitudine rendendosi parte di un’altra persona che lo domina, lo guida, lo protegge. Il potere di colui al quale ci si sottomette è sublimato: lui è tutto, io non sono nulla a meno che non diventi parte di lui, che diviene oggetto di adorazione, un idolo. Il masochista non ha autonomia, non è ancora pienamente nato, nel sottomettersi egli rinuncia alla propria integrità, fa di se stesso uno strumento di qualche cosa o di qualcuno al di fuori di se stesso. Può esserci la sottomissione masochistica al destino, alla malattia, alla musica ritmica, allo stato orgiastico provocato dalle droghe o sotto impulso ipnotico.

Il sadismo è la forma attiva di fusione simbiotica. Il sadico vuole sfuggire alla propria solitudine e al proprio senso di isolamento impossessandosi di un’altra persona, dominandola. Sublima se stesso incorporando un altro essere, che lo idolatra. Il sadico è legato al succubo così come quest’ultimo è subordinato al primo; non può nemmeno vivere, senza l’altro. La differenza sta solo nel fatto che il sadico domina, intraprende, offende, umilia e il masochista è comandato, offeso, umiliato.
Tra i due vi è fusione ma non integrità e la persona reagisce sia nel modo sadico che masochistico verso oggetti diversi.

L’amore maturo non è un’unione simbiotica, è unione a condizione di preservare la propria integrità, la propria individualità. L’amore è un potere attivo dell’uomo, in cui due esseri diventano uno, e tuttavia restano due.

 

L’amore erotico, per essere vero amore, richiede una condizione: che io ami dall’essenza del mio essere, e “senta” l’altra persona nell’essenza del suo essere. Nell’essenza, tutti gli esseri umani sono identici. Siamo tutti parte di Uno; siamo Uno, ma con un’identità unica e separata.
In quanto Uno, possiamo amare tutti nello stesso modo nel senso di amore fraterno. Ma in quanto esseri distinti, l’amore erotico esige prerogative strettamente individuali, che esistono tra determinate persone, e non certo tra tutte. L’amore dovrebbe essere essenzialmente un atto di volontà, di decisione di unire la propria vita a quella di un’altra persona. Amare qualcuno non è solo un forte sentimento, è una scelta, una promessa, un impegno.

– AMARE SE STESSI –

Ma per amare gli altri occorre imparare ad amare se stessi, non nel senso egoistico, ma nel prendersi cura della propria anima, della qualità della propria vita, nel saper dire di no a ciò che ci può far male. In questo senso va interpretato il passo biblico:

“ama il prossimo tuo come te stesso”, significa che il rispetto per la propria integrità, l’amore e la comprensione di se stessi, non possono essere scissi dal rispetto, dall’amore e dalla comprensione per un altro essere umano.

L’EGOISMO

L’egoista vede il mondo esterno solo dal punto di vista di ciò che può ricavarne, non ha interesse per i bisogni degli altri, nè rispetto per la loro dignità e integrità. Non riesce a vedere altro che se stesso; giudica tutto e tutti dall’utilità che ne deriva; è fondamentalmente incapace di amare.

Egoismo e amore per se stessi, anzichè essere uguali, sono opposti: l’egoista non ama troppo se stesso, ma troppo poco. Sembra interessarsi troppo di sè, ma in realtà non fa che un inutile tentativo di compensare la mancanza di amore per sè.

 

L’AMORE COME ENERGIA

L’amore è un sentimento, un’energia che si ha un bisogno naturale di esprimere in molti modi: con i pensieri, con le parole, con la musica, con le immagini, con i fiori, con il cibo, ma sopra tutto con i gesti. Un abbraccio, una carezza, una stretta di mano sono gesti importanti, che se “sentiti“, comunicano con la parte più profonda dell’essere, la sfera emotiva. In caso contrario si riducono a un semplice segno convenzionale. Anche il bacio rientra in questa gestualità e assume diversi significati a seconda delle culture.

IL BACIO, UN GESTO IMPORTANTE

“Il bacio è molto diffuso in tutto il mondo, ma assume dei significati differenti, a seconda dei contesti culturali nei quali viene praticato. Lo studioso danese Kristoffer Nyrop (1858-1931) ad esempio ha descritto i comportamenti di alcune tribù finniche i cui membri, uomini e donne, usavano fare il bagno nudi insieme, ma consideravano il baciarsi una cosa indecente. Nel 1897 l’antropologo francese Paul d’Enjoy descrisse invece il comportamento delle popolazioni cinesi, che consideravano il baciarsi in bocca una pratica orrenda, simile al cannibalismo. In alcune aree della Cina, nonostante i radicali mutamenti culturali, questo tabù permane e solo nelle grandi metropoli cinesi è oggi possibile scambiarsi delle effusioni e dei baci, cosa che fino a pochi anni fa era assolutamente proibita. Altre popolazioni non usano il bacio, o presentano modi diversi di comunicarsi affetto e tenerezza, fra essi ricordiamo lo sfregarsi il naso degli Esquimesi o i vari comportamenti intimi di gruppi etnici dell’Africa e dell’Oceania.”

di Giuliana Proietti – Psicologa psicoterapeuta sessuologa

Il bacio viene scambiato con varie modalità e assume diversi significati: per i primi cristiani un bacio sulle labbra era un segno di pace e di fratellanza, sostituito nel tempo dalla stretta di mano. Tale pratica spiega il famoso bacio di Giuda, uno dei dodici apostoli che tradì Gesù per trenta denari attraverso il gesto di un bacio, divenuto simbolo del tradimento, e anche dell’ipocrisia direi, nel pensare in un determinato modo e nell’agire in un altro (spesso l’esatto contrario) tendenza molto diffusa in ogni ambito.
Il bacio sulle labbra fra uomini era d’uso un tempo in Russia.
In Italia e in altri paesi latini un bacio sulla guancia è segno di saluto e di affetto, un’usanza comune anche tra gli uomini, mentre in altri paesi è un vero e proprio tabù, dove il saluto si limita alla stretta di mano.
Nel linguaggio mafioso la stretta di mano e un bacio sulla fronte o sulla guancia, tra uomini sono un segno di rispetto o suggella un patto. L’espressione solo verbale “bacio le mani” corrisponde a un saluto tipicamente siciliano.
Il saluto con un solo bacio è quello più informale tra chi si vede quotidianamente; con due (uno per guancia) è anche una forma di presentazione accompagnata dalla stretta di mano, segno di una simpatia immediata; con tre baci è un’usanza in alcuni paesi europei e nel mondo arabo.

Nel Maghreb, bellissimo è il saluto tra maschi che comprende la stretta di mano stile “batti il cinque” alla quale fa seguito l’apposizione della mano sul cuore, a significare “il mio amico è nel mio cuore”.

Da una tradizione giuridica romana: l’osculum interveniens (l’intervenuto bacio) deriva la consuetudine medioevale del cosiddetto ‘baciatico‘, il bacio suggellava una promessa formalizzata in cui la nubenda (donna data in sposa) aveva il diritto di ricevere una donazione dal fidanzato (il nubendo).

Il bacio di particolari oggetti secondo un preciso rituale, è tipico di molte religioni: per i musulmani baciare la Pietra Nera alla Mecca è un elemento necessario del pellegrinaggio rituale (Haji), gli ebrei baciano il Muro del pianto e oggetti sacri – come la Torah o il Siddur – durante la preghiera, gli Hindu baciano talvolta la terra nei templi e i cattolici, durante la liturgia del Venerdì Santo, baciano la croce in segno di adorazione del Cristo.

Fa parte anche di alcuni cerimoniali legati a papi e imperatori: è tradizione baciare i piedi al Papa (l’anello dei cardinali e dei vescovi), una tradizione nata nell’impero bizantino ai tempi dell’Imperatrice Teodora come segno di estrema devozione al sovrano. Papa Giovanni Paolo II era solito baciare la terra appena arrivato in un nuovo Paese.

Il baciamano, gesto molto elegante e raffinato è contemplato nel Galateo come un sol sfioramento impercettibile delle labbra dell’uomo sul dorso della mano di una donna. Molto praticato negli ambienti nobili, è un’usanza che ancora sopravvive.

Il bacio tra innamorati ha anche un significato erotico molto importante che provoca un forte coinvolgimento mente-corpo e aiuta a “lasciarsi andare”. In amore non esiste un modo ‘giusto’ di fare le cose è importante lasciarsi andare, “ascoltare” l’altro e insieme trovare un ritmo armonioso che infonde piacere.

Il bacio segna l’ingresso nella sfera adulta ed è importante dare la giusta importanza a questo momento, non a caso si usa dire che “il primo bacio non si scorda mai“.

Nel Kāma Sūtra con delicata poesia (a cui ahimè ormai siamo poco abituati) Vātsyāyanan descrive i tre baci che una fanciulla può dare:
il bacio simbolico: quello di una fanciulla che sfiora le labbra del suo innamorato;
il bacio fremente: quello che una fanciulla dà toccando le labbra pressate contro le sue e muovendo il labbro inferiore;
il bacio a contatto: quello che una fanciulla dà al suo innamorato toccando le labbra con la sua lingua e facendolo, socchiude gli occhi e lascia le sue mani in quelle di lui.

Il bacio nella nostra cultura è un gesto talmente intimo che un tempo era oggetto di censura, ce lo racconta bene Giuseppe Tornatore nel suo splendido film Nuovo Cinema Paradiso. Per Freud lo sviluppo psicosessuale umano inizia proprio dalla bocca, nella fase orale il bambino sperimenta il piacere nutrendosi, portando alla bocca gli oggetti conosce il mondo, sperimenta nuove sensazioni.
In amore il bacio come l’anello, non possono rappresentare un sigillo di garanzia, niente può garantire l’amore, quel che si può fare è impegnarsi a mantenerlo vivo, non darlo mai per scontato, ma riscoprirlo giorno per giorno.

In Maleficent il giovane principe appare più saggio degli adulti:

«La più bella fanciulla mai vista!»

«La vorreste baciare?»

«Lo vorrei molto»

«Baciatela allora»

«Non mi sentirei a mio agio nel farlo, la conosco appena. Ci siamo visti una sola volta.»

«Non avete mai sentito parlare dell’amore a prima vista? Baciatela! Coraggio…»

– L’AMORE A PRIMA VISTA E L’ANIMA GEMELLA –

L’amore a prima vista e l’anima gemella sono due miti romantici sulla cui veridicità si dibatte da sempre, sui quali la letteratura ha costruito indimenticabili storie, come Giulietta e Romeo di William Shakespeare ne è l’esempio più classico; oppure Marius Pontmercy e Cosette de I miserabili di Victor Hugo si innamorano dopo essersi specchiati l’uno negli occhi dell’altra. Comunque sia, credo che la cosa più saggia sia non dare mai nulla per scontato, nè in un senso nè nell’altro, partire prevenuti o sprovveduti penso sia sempre un errore.

Sono entrambi convinti
che fu un improvviso sentimento a unirli.
Com’è bella tanta certezza
ma l’incertezza è ancor più bella.

Pensano che non conoscendosi prima,
nulla sia mai avvenuto tra loro.
Ma che diranno mai le strade, le scale, i corridoi
nei quali da tempo han potuto incrociarsi? ….

da Amore a prima vista di Wislawa Szymborska

Nella Mitologia romana l’amore a prima vista è rappresentato da Cupido (Eros per i greci) che simboleggia il desiderio. Fanciullo alato piuttosto capriccioso, figlio della dea Venere, è citato anche da Ovidio nell‘Ars amatoria, con arco e frecce egli induce desiderio e passione in chi da lui viene trafitto.

Testo di riferimento: L’arte d’amare di Erich Fromm, Il Saggiatore 1978


MALEFICENT IL FILM