Wislawa Szymborska – le poesie

Amore a prima vista

Sono entrambi convinti
che fu un improvviso sentimento a unirli.
Com’è bella tanta certezza
ma l’incertezza è ancor più bella.

Pensano che non conoscendosi prima,
nulla sia mai avvenuto tra loro.
Ma che diranno mai le strade, le scale, i corridoi
nei quali da tempo han potuto incrociarsi?

Vorrei chieder loro
se per caso ricordano-
forse una volta tra le porte girevoli
un faccia a faccia?
un qualche “scusi” nella calca?
l’eco di un “ha sbagliato” al telefono?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Grande sarebbe la sorpresa,
a saper che ormai da tempo
li ha presi in giro il caso.

Pronto non era ancora
a mutar per loro in sorte,
li ha tenuti vicini e poi lontani,
gli ha sbarrato la strada e
soffocando il riso
con un salto si è fatto da parte.

Furono segni, segnali,
ben poco importa se oscuri.
Forse tre anni or sono
oppure il martedì recente
non volò via quella piccola foglia
di spalla in spalla?
Qualcosa venne perso e qualcosa raccolto.
Chissà se cominciò già con la palla
in quei cespugli d’infanzia?

Furono maniglie e campanelli,
su cui di buon’ora
il tocco si posò sul tocco.
Valigie appaiate nel deposito bagagli.
Fu forse un sogno uguale nella notte,
scomparso d’improvviso col risveglio.

Poichè ogni inizio
è solo un seguito,
e il libro degli eventi
resta pur sempre a metà aperto.

Wislawa Szymborska

La vita per un attimo immortale
di Wisława Szymborska

di Giulia Valsecchi

Wisława Szymborska (1923-2012), poetessa polacca, premio Nobel per la Letteratura nel 1996. Era contraria alle biografie a alle interviste: «Bastano le mie poesie». E poesie ne scriveva insegnando come si compila un curriculum o descrivendo il piccolo tenero bambino Adolf Hitler. Se n’è andata a 88 anni. In Sulla morte senza esagerare diceva: «Non c’è vita che/ almeno per un attimo/ non sia stata immortale». Con una galleria di foto e due poesie.


Wisława Szymborska a casa sua nel 2009

«Non c’è vita che almeno per un attimo non sia stata immortale». Quasi una eco la voce della poetessa stupita delle manifestazioni vitali e lei stessa oggetto di stupore quando le viene conferito il Nobel nel 1996. Nessuno conosce a fondo la sua scena da credere in un merito tanto universale e nemmeno è nota la sua ritrosia a dichiararsi parte di movimenti letterari o intellettuali, a farsi intervistare per esibire ideologie e manifesti utopici. Wisława Szymborska lascia che sia la propria fine a parlare a sproposito, a recidere battaglie, stagioni, dibattiti, assonanze e sipari nati e voluti dal silenzio.
La sua è più una resistenza alla storia iniziata nel 1941 quando, per fuggire alle deportazioni, lavora come impiegata alle ferrovie e poi, tra qualche illustrazione e racconto, assiste a un esordio poetico tra critici e redattori convinti di un valore pressoché modesto. Cerco la parola viene pubblicata per prima nel ’45, nel periodo universitario alla facoltà di lettere e sociologia di Cracovia, studi che Szymborska interrompe per lavorare come segretaria di redazione e avvicinarsi alla prima raccolta di versi a quasi trent’anni… continua


Tre ottobre 1996, nella sua casa di Zakopane
reagisce così alla notizia del Nobel

Un’altra guerra

(da La fine e l’inizio)

Dopo ogni guerra
c’è chi deve pulire,
rimettere in ordine.
C’è chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade,
c’è chi deve trascinare travi
per puntellare muri
c’è chi deve mettere i vetri alle finestre.
Ci vogliono anni.
Nel frattempo, gli altri sono già ripartiti
per un’altra guerra.
Bisogna ricostruire i ponti,
le stazioni, gli stadi,
cogliere l’occasione
perchè tutto sembri più bello di prima.
C’è chi con la scopa in mano
ricorda ancora com’era.
C’è chi ascolta annuendo.
Ma presto ci sarà chi si annoia.
Chi sapeva di che si trattava
fa lentamente posto a quelli
che ne sanno poco.
Poi a quelli che non ne sanno nulla.
Sull’erba che ha sepolto le cause e gli effetti
c’è chi sta disteso
con una spiga tra i denti
e fissa le nuvole.
Poi ci sarà un’altra guerra.*

(*L’ultimo verso non è presente nella raccolta “vista con granello di sabbia”. Anche la traduzione è diversa.)

Personalmente non amavo molto la poesia, la scuola me l’ha fatta anche odiare in passato.

Mi sono riavvicinata attraverso il web e con il forum, e quasi per caso mi sono imbattuta in una poesia di Wisława Szymborska ed è stato un colpo di fulmine, mi sono innamorata di questa poetessa che non conoscevo (vergogna!) e del suo modo di scrivere davvero particolare e allo stesso tempo semplice ♥

Leda

Ad alcuni piace la poesia

Ad alcuni-
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.

Piace-
mi piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.

(Traduzione dal polacco di Pietro Marchesani)
Tratto da: Wislawa Szymborska, 25 poesie, Mondadori, collana i Miti Poesia, 1998)

Riso

(1967)

La ragazzina che ero
la conosco, ovviamente.
Ho qualche fotografia
della sua breve vita.
Provo un’allegra pietà
per un paio di poesiole.
Ricordo alcuni fatti.

Ma,
perchè chi è qui con me
rida e mi abbracci
rammento solo una storiella:
l’amore infantile
di quella bruttina.

Racconto
di com’era innamorata di uno studente,
cioè voleva
che lui la guardasse.

Racconto
come gli corse incontro
con una benda sulla testa sana,
perchè, ahimè, ah, le chiedesse
cos’era successo.

Buffa piccina.
Come poteva sapere
che anche la disperazione da’ benefici
se si ha la fortuna
di vivere più a lungo.

Le pagherò un dolcetto,
le pagherò il cinema.
Vattene, non ho tempo.

Eppure vedi
che la luce è spenta.
Certo capisci
che la porta è chiusa.
Non scuotere la maniglia –
quello che ha riso,
quello che mi ha abbracciato,
non è il tuo studente.

Faresti meglio a tornare
da dove sei venuta.
Non ti devo nulla,
donna qualunque,
che sa solo
quando
tradire un segreto altrui.

Non guardarci così
con quei tuoi occhi
troppo aperti,
come gli occhi dei morti.

Wislawa Szymborska

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