L’amore romantico tra mito e realtà. I valori narcisistici

R. May, lo psicologo statunitense, descriveva il mito
come un tentativo di dare senso ad un mondo privo di senso. (1991)

Tra tutti i miti, l’amore romantico appare essere quello più misterioso e affascinante, capace di dare sollievo ad  angosce e difficoltà dell’umana esistenza. Diversi Autori, anche italiani, descrivono la ricerca dell’amore romantico e passionale come il riflesso di una  cultura, quella occidentale, centrata da lungo tempo, sui valori della produttività economica, sulla competizione tra gli individui e sull’individualismo a svantaggio della cooperazione e condivisione tra il gruppo e con il gruppo. E, a svantaggio dei valori etici e spirituali della vita.

L’amore romantico, o meglio, l’amore romantico ideale diventa quella forma di idealizzazione in cui risulta possibile rifugiarsi per dare conforto alla mente e al cuore dell’essere umano, rimasto solo perchè privato della sua migliore essenza. Un sogno, una speranza e un’attesa che appartiene a molti, uomini e donne. Non a caso le chat-line abbondano di tali sogni, attese e speranze. Non c’è limite di età per  tale ricerca per quanto sincera o giocosa essa sia. Si cerca una donna bella, giovane, a volte anche di venti o trentanni rispetto al lui. Magari un po’ timida e senza molte pretese. Si cerca un uomo altrettanto bello, a volte ricco, purchè faccia sognare e sappia donare entusiasmo e felicità. Il frutto di una cultura che educa e rinforza  la  migliore apparenza, chi sa produrre di più, chi è più bello, chi è più bravo.
E non è difficile leggere tra le righe di certe aperte dichiarazioni il sentimento di profonda solitudine della persona e, forse, della sua illusoria speranza di poter cambiare vita attraverso la ricerca di un essere perfetto, ideale, capace di appagare tutti i bisogni di amore. Mi viene in mente un vecchio film di Totò.

Il protagonista, Totò, ormai adulto e padre di famiglia, decide di prendere la licenza della quinta elementare. Durante il suo esame dimostra alla commissione di essere perfettamente impreparato. Egli ignora la differenza tra una pila elettrica e una casseruola, non conosce la poesia  il ”Bove”, né chi l’abbia composta, confonde Capri con Caprera fino a che egli stesso riconosce che non potrà superare l’esame. Egli possiede, però, una grande saggezza, tipica della persona adulta che ha vissuto e vive la vita.
Per alcuni aspetti, questa storia richiama la quotidianità del nostro tempo  dove forma ed esteriorità sembrano prevalere sui valori del contenuto. Le qualità dell’amore dovrebbero appartenere al cuore più che alla mente, all’Anima più che alla razionalità.

I filosofi greci distinguevano tre fondamentali forme di amoreErosFilìaAgape. Ovvero l’amore dei sensi, l’amore dell’Anima, l’amore dello Spirito.

Nella nostra cultura l’amore viene quasi sempre identificato con il piacere sensoriale. La ricerca dell’amore sembra passare, innanzitutto, per le qualità esteriori. I mass-media ci offrono continui esempi e modelli di questa forma di amore. Per essere amati bisogna prima di tutto essere belli e attraenti, vince chi è più affascinante e più seducente. Una  falsa interpretazione che riesce, comunque, a far sentire la sua influenza, specie tra i giovani. Night-club e discoteche ci offrono uno spaccato, spesso desolante di questa realtà.  Dove per piacere all’altro si costringe il corpo ad indossare abitini super-stretch, tacchi alti fino a venti-trenta centimetri, ci si sottopone a stress fisici per avere muscoli da esibire, a chirurgie estetiche per correggere difetti e imperfezioni. E tutto questo non aiuta a sentirsi più amati e contenti. Basti pensare all’abuso di alcool e droghe.

L’espressione di una cultura orientata verso valori vuoti e narcisistici non può che produrre ulteriore senso di vuoto e narcisismo. La capacità di amare è una attitudine propria della natura umana, la sua espressione dovrebbe essere facilitata invece di esserne ostacolata. L’amore tra due persone, l’amore romantico, può maturare nella misura in cui i due partners accettano di mettersi in gioco cercando, ognuno per se stesso, di riconoscere e accettare amorevolmente limiti e imperfezioni proprie e dell’altro. Quando si cerca in se stessi e nell’altro la perfezione è difficile coltivare una sincera relazione di amore. Si rischia di guardare se stessi e l’altro come si guarda un oggetto: “non vado bene perchè non sono bionda”, “se lui imparasse ad essere più diplomatico lo amerei di più”. E’ come dire: “se questo vaso fosse  verde invece che giallo si intonerebbe meglio con l’arredamento della stanza”.

di M. Vittoria Barba
3 Luglio 2010

nienteansia.it


 


Totò agli esami


IL NARCISISTA

Nel linguaggio comune il “narcisista”, termine che si rifà al mito greco di Narciso, è colui che pone se stesso al centro del suo mondo, che si vanta della sua bellezza e delle sue doti.
È un disturbo della personalità in cui l’individuo investe eccessivamente sulla propria immagine, si adegua fortemente alle opinioni e ai modelli esterni non coltivando nulla di personale. Giorno dopo giorno, si convince di poter “essere ciò che appare”.
Perde così la propria identità e autenticità, e per non sentirsi inadeguato, necessita di continue conferme dall’esterno.
Nel rapporto con gli altri ha bisogno di sentirsi perfetto, dice quello che gli altri vogliono sentirsi dire e, soprattutto, si sente importante quando gioca quel particolare “ruolo”. È condannato a “piacere per piacersi” e, di conseguenza, non si cura degli altri in senso affettivo poiché questi vengono visti esclusivamente come specchi, necessari a sostenere la maschera che nasconde e protegge il  vuoto interiore.

Sul piano relazionale i narcisisti sono dei veri anaffettivi in quanto non hanno mai avuto affetti veri e, per questo, non hanno sviluppato un Sè autentico dotato di sentimenti profondi, in grado di suggerire scelte sulla base di valori che, del resto, sono possibili solo in presenza di un Io che discrimina, valuta e sceglie. Proprio per questa deprivazione iniziale e per il tremendo vuoto interno non sono neppure in grado di assumersi delle reali responsabilità che necessitano di scelte precise e della capacità di farsene carico in seguito.

Noi occidentali, possiamo sostenere – senza tema di smentita – di vivere in una società estremamente narcisista visto che appoggia soprattutto desideri effimeri, svuotati delle tradizioni e dei valori autentici che giungono dalla nostre radici più profonde, le sole che possono  nutrire la crescita di una reale identità.
Il saggista Alexander Lowen, psicoanalista che ha approfondito l’argomento, sostiene che questo è il tipico problema delle società che hanno più ricchezza che saggezza, per cui l’essere famosi ed avere successo assume molta più importanza della dignità e dell’integrità personale o, peggio ancora, dei valori umani.
Sostanzialmente possiamo dire che il problema narcisistico individuale è indiscutibilmente modellato e incentivato anche dal problema culturale e sociale.

Tratto da: Answers Yahoo

Riflessioni: c’è sempre stato un certo pudore in passato, che insegnava a non eccedere in lodi e in complimenti, anche e soprattutto verso i figli per timore che “ci montassimo la testa”. Spesso sentivo ripetere questi due proverbi: “Chi si loda s’imbroda” e con una certa ironia…”Lodate sesto (cesto) che te ghe un bel manego (manico)!”
Anche una donna con un trucco pesante si diceva sembrasse una “maschera”,  imbruttita perchè toglieva naturalezza ed espressività al viso.
Mi è capitato di conoscere una persona in particolare che si truccava in modo impeccabile ogni giorno. Si svegliava sei giorni su sette alle 4 e mezzo di mattina: un’ora per prepararsi e un’ora di strada per venire al lavoro e mi confidò di sentirsene schiava, perchè aveva imbarazzo a farsi vedere struccata addirittura dal marito, lei stessa si vedeva troppo diversa…
Questa spinta sociale verso un’immagine artificiosa, finta, oltre che a produrre un’inutile fatica e spreco di risorse, ci fa sentire sempre in bilico sull’asse di un delicato equilibrio personale tra ciò che siamo veramente e ciò che gli altri si aspettano da noi, e rappresenta un vero pericolo per una persona in formazione qual è un bambino o un giovane.

Leda

Ogni uomo deve avere in ogni comportamento, la misura.
Per mantenere la sua libertà
non deve essere asservito alla società,
che purtroppo opera nel relativo
e vive nell’egocentrismo.

Salvatore Casales

 

 

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