La stele della fame

L’alimentazione entra infatti nella categoria dei bisogni primari, dei bisogni strettamente legati all’esistenza dell’uomo, e come tale, deve essere colto e fatto proprio dalla società.
Si può dire che gli uomini hanno sempre vissuto in compagnia della fame e della malnutrizione e, sotto certi aspetti, il XX secolo, per molti abitanti della terra, non rappresenta un’eccezione.
Nella storia dei tempi passati si sono registrate carestie terribili; la cosiddetta “Stele della fame” ne è il più antico e tragico documento:

«Mi dolgo, dall’alto del mio trono, della grave sventura perchè il Nilo non straripa da 7 anni. Il grano è leggero, mancano i raccolti di ogni sorta di cibo. Ogni uomo è un ladro per il suo vicino. Desiderano fuggire e non possono camminare. I bambini piangono, i giovani si trascinano e così i vecchi, i loro spiriti sono depressi, hanno le gambe piegate e le trascinano sul terreno e tengono le mani piegate sul petto. Il Consiglio dei grandi nelle Corti è vuoto. Le madie sono aperte ma non contengono che aria. Tutto è esaurito».

Interi paesi sono stati sconvolti da tremende carestie alle quali hanno fatto seguito spopolamenti di intere regioni. Nel 1877 la Cina del nord perdette per fame 9 milioni di individui.
La carestia di patate che si verificò in Irlanda alla metà del XIX secolo provocò la morte di quasi un terzo della popolazione.

Oggi, vicino a zone altamente consumistiche vivono paesi che non raggiungono una sufficiente produzione di viveri, e di conseguenza gli abitanti di dette zone devono assoggettarsi a gravose restrizioni nei loro consumi alimentari. Restrizioni che portano a sottonutrizione o a malnutrizione.

SOTTONUTRIZIONE

È un termine tecnico che significa vera fame. È lo stato fisico di un individuo che non dispone di una quantità sufficiente di cibo, la sua alimentazione perciò non provvede a coprire nè il fabbisogno calorico nè quello biologico; soprattutto è a carico delle proteine di origine animale e delle vitamine che si registrano le più vistose carenze.

La sottonutrizione causa uno sviluppo fisico, una salute, e una efficienza assai menomati. Infatti l’organismo non raggiunge lo sviluppo fisico previsto dal potenziale genetico; si manifestano malattie specifiche da carenza quali il beri-beri e il Kwashiorkor soprattutto tra i bambini che passano dall’allattamento materno a una dieta di farina a base di mais e di tuberi amidacei, quali le patate dolci. Nei gruppi più vulnerabili si manifesta facilmente l’anemia e la pellagra, caratterizzata dalla comparsa di eruzioni cutanee, da disturbi a carico dell’apparato digerente e con turbe mentali che possono sfiorare la pazzia. Edemi, tubercolosi, dissenteria sono altri tristi effetti della sottonutrizione.

KWASHIORKOR

È una patologia causata da un grave deficit, soprattutto di proteine.
Il termine deriva dall’espressione africana “primo figlio-secondo figlio”, poichè spesso il primogenito sviluppa il kwashiorkor quando, dopo la nascita del secondo figlio, quest’ultimo viene allattato al suo posto.

Poichè i bambini tendono a sviluppare il kwashiorkor dopo lo svezzamento, in genere, hanno un’età superiore rispetto a quelli affetti da marasma.

Il kwashiorkor tende a essere confinato in alcune aree del mondo in cui gli alimenti che costituiscono la base dello svezzamento sono a basso contenuto proteico, anche se forniscono calorie sufficienti sotto forma di carboidrati. Esempi di tali alimenti sono: igname (o yam, è un tubero dal sapore e dagli usi simili alla patata), cassava  (meglio nota come tapioca, ricavata dalla manioca), riso, patate dolci e banane verdi.

In ogni modo, chiunque può sviluppare il kwashiorkor se assume una dieta costituita principalmente da carboidrati. I soggetti affetti da tale condizione tendono a trattenere i liquidi e appaiono pertanto gonfi.
In caso di deficit sia calorico che proteico, si manifesta una patologia detta kwashiorkor da marasma.

Il marasma è una condizione causata da un grave deficit di calorie. È frequente in molti paesi in via di sviluppo. Tende a manifestarsi nei neonati e nei bambini molto piccoli, che in genere diventano magri e disidratati. Solitamente l’allattamento al seno svolge un ruolo protettivo contro il marasma.

L’inedia è la forma estrema di denutrizione, che dipende dalla mancanza parziale o totale di sostanze nutritizie essenziali per un lungo periodo.

Testo di riferimento: Il manuale della salute per tutta la famiglia – Merck, Raffaello Cortina editore, Springer 2004

Per quanto concerne la durata della vita negli individui sottonutriti è nettamente inferiore rispetto ai Paesi ad alto reddito, mentre alti sono gli indici relativi alla mortalità infantile nei primi 4 anni di vita.

Il rendimento estremamente modesto del lavoro è un’altra conseguenza della sottonutrizione. Si genera così un circolo vizioso: l’individuo non può impegnarsi a lungo nel lavoro perchè questo comporta un dispendio calorico che il soggetto non è in grado di fornire, e continua a restare sottonutrito perchè, non lavorando efficacemente, non migliora la sua situazione economica.

MALNUTRIZIONE

La popolazione mondiale oltre che soffrire per sottonutrizione è afflitta anche dalla malnutrizione. Situazione meno grave, però non aliena da serie conseguenze.
La malnutrizione implica, generalmente, un sufficiente apporto calorico, coperto però in modo non equilibrato dai vari principi nutritivi: l’uno può eccessivamente prevalere sull’altro. Nelle diete dei gruppi sociali poveri prevalgono i glucidi, si fa cioè largo uso di cereali e radici amidacee, mentre risultano troppo limitati i consumi di alimenti proteici quali carne, latte, e di alimenti protettivi quali la frutta e la verdura.
Normalmente mancano le proteine, i sali minerali e le vitamine.

La malnutrizione si manifesta anche nelle società consumisticamente più evolute, ove i regimi alimentari possono registrare consumi di grassi e di carne di molto superiori ai fabbisogni.
La malnutrizione provoca malattie da carenza e da ipernutrizione quali il rachitismo, la pellagra, l’obesità, le vasculopatie oltre a denutrizione e facile vulnerabilità alle malattie infettive.

Per evitare e superare situazioni di questo genere è necessario provvedere una sufficiente disponibilità di alimenti alla popolazione.

NECESSITÀ E DISPONIBILITÀ ALIMENTARI

Il calcolo delle necessità e delle disponibilità alimentari costituisce un problema di importanza economico-politico-sociale non trascurabile. Per affrontarlo è necessario partire da una presa di coscienza della reale situazione nutrizionale della popolazione.
Per cogliere questa realtà è necessario:

  1. conoscere cosa e quanto ogni individuo mangia;
  2. valutare il numero di calorie fornite dagli alimenti che l’individuo utilizza nei pasti;
  3. valutare l’apporto di protidi, lipidi, glucidi, sali minerali e vitamine relativo ai vari pasti della giornata;
  4. confrontare i valori rilevati con gli indici teorici indicati dai fisiologi e raggruppati nelle tabelle delle Razioni Dietetiche Raccomandate.

Se l’alimentazione fornisce un apporto calorico e biologico dell’ordine di grandezza di quello delle tabelle, il gruppo sociale studiato si nutre igienicamente, in caso contrario possiamo trovarci in presenza di malnutrizione o di sottonutrizione. Bisogna allora risalire alle cause e provvedere rimedi.
L’itinerario su indicato incontra, nel rilievo del primo punto, notevoli difficoltà.
In genere si procede seguendo due tecniche: tramite i Bilanci Alimentari e mediante l’inchiesta diretta effettuata nelle famiglie.

I BILANCI ALIMENTARI

I Bilanci Alimentari nazionali sono dei veri e propri inventari di quanto dispone o può disporre una nazione in fatto di alimenti.
In Italia inventari di questo tipo si iniziarono nei primi anni del 1900 e tutta la loro validità emerse durante la Prima e la Seconda guerra mondiale allorchè, oltre alle armi, i Paesi alleati si resero conto che bisognava mettere in comune anche le vettovaglie.
I calcoli delle disponibilità alimentari sono infatti entrati nella pratica delle nazioni più progredite.

Praticamente un Bilancio Alimentare non è che un quadro numerico in cui si riporta, per ciascun alimento, la quantità prodotta (P), quella importata (I) e quella esportata (E) nel periodo di tempo considerato. La somma algebrica di queste variabili fornisce un dato (D) che corrisponde alle disponibilità per il consumo:

D = P + I – E

Ai valori così rilevati vanno sottratte le quantità utilizzate per l’alimentazione del bestiame, per le semine, per usi industriali non alimentari, le quantità che si perdono nei trasporti, nel magazzinaggio e nella vendita al dettaglio.
Il rilievo di questi dati, come è facilmente intuibile, incontra non lievi difficoltà, però, almeno per i prodotti più importanti, le statistiche della produzione si possono accettare come soddisfacenti. Esse possono infatti, offrire indicazioni piuttosto precise dei livelli di consumo per una valutazione numerica della ”fame”.

In riferimento al periodo 1956-58, furono compilati, ad opera dei tecnici della FAO, i Bilanci Alimentari di 70 Paesi.

Il Bilancio Alimentare fornisce indicazioni d’ordine generale; non ci indica le zone di malnutrizione e di sottonutrizione di un dato Paese, come non evidenzia i consumi alimentari secondo stratificazioni sociali: dati forniti invece dalle inchieste alimentari svolte nelle famiglie, poichè è possibile stabilire con queste un contatto diretto. Anche questo metodo, che fornirebbe i dati più attendibili, per una serie di motivi non è facile da attuare.

Dunque:

  • i Bilanci Alimentari ci forniscono la quantità dei vari alimenti annualmente disponibili per l’alimentazione del Paese;
  • le indagini nelle famiglie ci indicano le quantità di alimenti realmente consumate in un determinato intervallo di tempo.

Questi dati devono essere elaborati per poter definire se il singolo è sufficientemente ed igienicamente nutrito. Per facilitare tale elaborazione la FAO ha fornito una scala base riferita a modelli standard.

Le prime indagini condotte sui regimi alimentari hanno dimostrato che i Paesi del mondo si possono dividere in due gruppi: quelli a basse disponibilità caloriche, che risente enormemente dello scarso apporto di sali minerali e di vitamine,  e quelli con disponibilità caloriche sufficienti.
Valutazioni che dimostrano necessaria una programmazione finalizzata a incrementare le disponibilità alimentari e a promuovere una loro equa ripartizione. Un incremento necessario anche in rapporto al continuo aumento della popolazione mondiale.

Sarà possibile attuare questi programmi se il problema sarà sentito su scala mondiale, cioè se più forze e non soltanto quelle di intonazione caritativa, concorreranno fattivamente a risolverlo. E in questo senso sono già operativi diversi piani proposti dalle più note Organizzazioni Internazionali.

Una saggia educazione alimentare finalizzata a razionalizzare l’acquisto e l’uso degli alimenti potrà dare un valido contributo. Tutto questo però rischia di perdersi nel nulla se non sarà sostenuto da una più lungimirante politica di autentica solidarietà umana, volta a incoraggiare la ricerca scientifica, gli investimenti di capitali e a studiare moduli speciali di forme commerciali con i Paesi più poveri.

Tratto da: “Principi di Scienza dell’Alimentazione” di Linda Lusetti – Ed. Agricole, 1974


USA for Africa

Nel 1985 il Re del Pop, Michael Jackson, e Lionel Richie scrissero insieme la celebre “We Are The World”.

Il brano musicale fu prodotto da Quincy Jones e inciso a scopo benefico da USA for Africa, un supergruppo di celebrità della musica pop. I proventi raccolti furono devoluti alla popolazione dell’Etiopia, afflitta in quel periodo da una disastrosa carestia.


Nota bene: questa non è una testata medica, le informazioni fornite da questo sito hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, pertanto occorre sempre fare riferimento al proprio medico di famiglia.


*Immagini Pixabay.com

 

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