Storia di Roma

Quello sulle origini di Roma è un complesso racconto mitologico elaborato dai Romani rimaneggiando e fondendo le leggende riprese da più testi antichi; secondo la storiografia moderna invece Roma non fu fondata con un atto volontario, ma nacque dalla progressiva riunione di villaggi latini, sabini ed etruschi situati sui tradizionali sette colli.

Secondo la leggenda Romolo fu il primo dei sette re, e ogni re secondo la tradizione contribuì alla nascita e allo sviluppo delle istituzioni romane e all’aspetto socio-politico dell’Urbe. Con gli ultimi tre re, di origine etrusca, si ebbe una particolare fioritura e una forte espansione territoriale, ma i contrasti interni portarono alla fine della supremazia etrusca e della monarchia, Roma potè acquistare allora maggiore autonomia.

Si apre così nel 509 a.C. l’era della Repubblica Romana, una lunga fase che portò grandi trasformazioni. Roma governata da un’oligarchia, da piccola città-stato diventa capitale di un vasto e complesso Impero, formato da una miriade di popoli e civiltà differenti,  gli usi e costumi si influenzarono reciprocamente, segnando in modo decisivo la storia dell’Occidente e del Mediterraneo.

 

OLIGARCHIA

È un sistema di governo basato su un gruppo ristretto di persone, un’élite che detiene il potere, è anche detto governo di pochi. A tal proposito il filosofo greco Aristotele, considerando tre possibili forme politiche dello Stato non incompatibili per principio con la Repubblica, affermò:

«Il primo è la monarchia, dove esiste quindi un unico capo supremo: perchè essa sia buona, non deve però degenerare nella tirannide, in cui il sovrano opera a proprio esclusivo vantaggio.
Una seconda forma di Stato è rappresentata dall’aristocrazia – cioè dal governo di un gruppo ristretto di individui – la quale tuttavia deve guardarsi dal non diventare un’oligarchia, un regime in cui vengono salvaguardati soltanto gli interessi di poche persone.
“Quando la massa regge il governo in vista del bene pubblico, a questa forma di governo si dà il nome di politìa“. Ma anche la politìa ha il suo rovescio e può diventare una democrazia»

da Il mondo di Sofia di Jostein Gaarder

Il termine democrazia nell’antica Grecia era inteso come il potere gestito dalla massa in modo dispotico e autoritario, non ponendo come fine il bene comune, ma con lo scopo di “tirar l’acqua ognuno al proprio mulino… e che gli altri s’arrangino”.
Per Aristotele la più compiuta e perfetta comunità umana è la pòlis in cui tutti i cittadini liberi partecipano alla vita politica regolati dalle stesse norme di diritto, mossi da un ordine naturale delle cose, in uno spirito di armonia con le leggi della natura e dell’Universo.
La filosofia di Aristotele si fonda sul principio del giusto mezzo e fa riferimento all’etica della scienza medica greca: solo usando equilibrio e moderazione divento un uomo felice e “armonico”. Pertanto il giusto fine dello Stato non può essere la realizzazione del bene assoluto, ma bensì l’assicurazione delle condizioni che permettano il “vivere bene”(Politica); politeía diviene sinonimo di forma retta di governo, in cui governa la maggioranza ma sono sovrane le leggi.

 

Mentre in età regia il comando dell’esercito e il potere giudiziario erano prerogativa del re, in epoca repubblicana, tranne qualche eccezione, i due poteri furono assegnati a due consoli.
In ambito religioso, prerogative regie furono attribuite al pontifex maximus, il massimo grado religioso al quale un romano poteva aspirare, il quale oltre a essere a capo del collegio dei sacerdoti (i pontefici) tenne per anni il totale controllo del diritto romano.

 

DIRITTO ROMANO

Il diritto romano è l’insieme delle norme che hanno costituito l’ordinamento giuridico romano per circa tredici secoli, dalla data della Fondazione di Roma (753 a.C.) fino alla fine dell’Impero di Giustiniano (565 d.C.). L’importanza storica del diritto romano si riflette ancora oggi in una lista di termini legali latini.

«Le regole del diritto sono queste: vivere onestamente, non danneggiare nessuno, dare a ciascuno il suo »
(Eneo Domizio Ulpiano Libro secondo delle Regole dal Digesto1.1.10 principio)

 

Il termine pontefice, mutuato dall’ambiente culturale e religioso dell’epoca romana, è l’appellativo per il quale lo si designa come “costruttore di ponti con Dio e tra gli uomini”.
Dapprima furono gli imperatori a ricoprire questa carica, fino al 375, quando Graziano vi rinunciò perché ritenuta incompatibile con la religione cristiana ch’egli professava. Dal 376 in poi il titolo fu quindi assunto dai vescovi di Roma.
Con la progressiva crescita di complessità dello Stato romano, si rese necessaria l’istituzione di altre cariche (edili, censori, questori, tribuni della plebe) che andarono a costituire le magistrature. Per ognuna di queste cariche venivano osservati tre principi:
– l’annualità, ovvero l’osservanza di un mandato di un anno,
– la collegialità, ovvero l’assegnazione dello stesso incarico ad almeno due uomini alla volta, ognuno dei quali esercitava un potere di mutuo veto sulle azioni dell’altro,
– e la gratuità.

Il secondo pilastro della repubblica romana erano le assemblee popolari, che avevano diverse funzioni, tra cui quella di eleggere i magistrati e di votare le leggi.

Il terzo fondamento politico della repubblica era il Senato, già presente nell’età della monarchia. Costituito da 300 membri, capi delle famiglie patrizie (Patres) ed ex consoli (Consulares), aveva la funzione di fornire pareri e indicazioni ai magistrati, indicazioni che poi divennero de facto vincolanti. Approvava inoltre le decisioni prese dalle assemblee popolari.

In quest’epoca avvengono la maggior parte delle grandi conquiste romane dei territori del bacino del Mediterraneo e in Europa. Nelle province conquistate venivano stanziate le Legioni Romane, a cui erano affidate la sicurezza e la difesa militare.

Una serie di fumetti francese ambientata nell’antica Gallia (l’attuale Francia) al tempo di Giulio Cesare attorno al 50 a.C, è Astérix creata da René Goscinny (testi) e Albert Uderzo (disegni), di genere comico satirico, la prima pubblicazione risale al 1959.
Protagonisti sono il guerriero gallico Asterix, il suo miglior amico Obelix, trasportatore di menhir(grandi pietre alte, erette durante la preistoria), e tutti gli abitanti del loro piccolo villaggio gallico in Armorica (l’odierna Bretagna), che si ostina a resistere alla conquista romana grazie al druido Panoramix, che prepara una pozione segreta in grado di conferire una forza sovrumana a chi la beve e che rende gli abitanti del villaggio invincibili.

Divertentissimo fumetto conta numerose pubblicazioni, alcune anche in librogame (opera narrativa popolare negli anni 80, in cui la storia invece che essere letta dall’inizio alla fine, presenta alcune possibili alternative mediante l’uso di paragrafi o pagine numerate, con cui è possibile compiere scelte diverse condizionando lo svolgimento e la fine della trama).
Il primo adattamento in film animato esce nel 1967 e riscuote un enorme successo di pubblico, tanto che nel 1974 gli autori decidono di fondare lo Studio Idefix per produrre i propri film animati. Si tratta di un progetto in grande stile, sulla falsariga degli studios Disney, ma il progetto è troppo ambizioso per il mercato europeo e chiude nel 1978.  Oltre ai film anche in videogiochi. Ad Astérix è stato dedicato anche un parco divertimenti, il Parc Astérix a Plailly in Piccardia, una regione della Francia settentrionale, aperto nel 1989.

Sugli stessi personaggi sono stati realizzati anche quattro film prodotti in collaborazione da più paesi, in ognuno dei quali compare un esilarante Gérard Depardieu che interpreta Obelix e diversi famosi attori italiani come Roberto Benigni, Monica Bellucci nella parte di Cleopatra, Giulio Cesare è Alain Delon e Michael Schumacher è Schumix.
Nel più recente  Asterix & Obelix al servizio di Sua Maestà del 2012 diretto da Laurent Tirard divertenti sono le continue incursioni dal mondo antico al mondo contemporaneo, con la presenza  di Filippo Timi, Luca Zingaretti e Neri Marcorè.

 

 

Il periodo della Repubblica romana che ebbe inizio con forti contrasti interni portò a mutamenti sociali e tensioni con i popoli confinanti, ma registrò anche una maggior fioritura letteraria e culturale, frutto dell’incontro tra la cultura latina e la cultura ellenistica, e sarà un riferimento “classico” per i secoli successivi.

IL PRINCIPATO

Durante l’età imperiale Ottaviano fu proclamato Augusto e divenne il primo imperatore romano. Egli instaurò il Principato (27 a.C.) una forma di governo che segnò il passaggio dalla forma repubblicana a quella autocratica dell’Impero: senza abolire formalmente le istituzioni repubblicane, il principe assumeva in sè i poteri e la guida dello Stato, e ne costituiva il perno politico.

La società romana

Alla base della società romana c’erano le gens ovvero gruppi di persone (clan), che condividevano lo stesso nomen gentilizio, erano per lo più composte da più familie a capo delle quali vi era un Pater familias. Le gens formavano a loro volta le tribù urbane e rustiche.

I cittadini romani (uomini liberi) si dividevano, inoltre, in Patrizi e Plebei. A loro volta i patrizi più facoltosi, avevano alle loro dipendenza una serie di Clientes, vale a dire cittadini che, per la loro posizione svantaggiata all’interno della società romana, si trovavano costretti a ricorrere alla protezione di un “patronus” o di un’intera “gens” in cambio di svariati favori, talvolta al limite della sudditanza (applicatio) fisica o psicologica. Il penultimo gradino della società romana era formato dai liberti (ex-schiavi), e più sotto ancora vi erano gli schiavi.

«Come può, contare molto per voi un pezzo di ferro!»
Esca è lo schiavo nordico che segue il centurione Marcus che vuole recuperare lo stemma imperiale in Britannia, dov’è il Vallo di Adriano, un muro di pietra fortificato che delimitava il confine della provincia romana con la Caledonia (la Scozia).
«Non è un pezzo di ferro, è Roma!»

Dialogo tratto dal film The Eagle di Kevin MacDonald del 2011.

Il muro fu costruito nella prima metà del II secolo d.C. per prevenire le incursioni delle tribù che calavano da nord. Dal 1987 è diventato patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Il fenomeno della schiavitù

In ognuna delle fasi storiche di Roma si può riscontrare questo fenomeno, che aumentò con l’espansione del dominio dell’Impero romano poichè le popolazioni sconfitte venivano sottomesse, molto spesso rese schiave. Specie durante l’Impero, duelli all’ultimo sangue tra schiavi erano offerti al popolo come spettacoli gladiatorii (munera) da personaggi facoltosi. La dinastia Flavia, iniziata con l’imperatore Flavio Vespasiano, fece costruire il più grande e più famoso anfiteatro del mondo, l’anfiteatro Flavio, successivamente conosciuto con il nome di Colosseo, dove si esibivano i gladiatori. Spettacoli che nel IV secolo furono proibiti dall’imperatore Costantino I, dopo aver abbracciato la fede cristiana.

Il gladiatore era un particolare lottatore dell’antica Roma, il nome deriva da gladio, una piccola spada corta usata molto spesso nei combattimenti. La pratica dei duelli tra gladiatori proviene dall’Etruria (regione antica dell’Italia centrale) e, come molti altri aspetti della cultura etrusca, anche questo fu adottato dai Romani. I combattenti potevano essere dei veri professionisti, nuovi gladiatori inesperti, condannati (criminali, schiavi, galeotti, prigionieri di guerra, cristiani…), o degli uomini liberi, senza distinzioni di razza, né di sesso. Addestrati al combattimento nell’arena in apposite scuole, gestite da un proprietaro (lanista), i gladiatori venivano affittati con un profitto e se morivano durante il combattimento veniva risarcito anche il valore del gladiatore, una sorta di indennizzo per i suoi mancati guadagni futuri. Un’attività, quella del lanista, in genere poco stimata nel mondo romano e considerata di livello infimo.

Il gladiatore è un bellissimo film del 2000 diretto da Ridley Scott, in cui Russell Crowe interpreta il fedele generale Massimo Decimo Meridio, stimato e considerato come un figlio dall’anziano Imperatore romano Marco Aurelio, che vede in lui un possibile successore. Egli ritiene che il figlio Commodo sia inadatto, considerato un uomo disturbato, privo di moralità, che governerebbe Roma come un dittatore. È il 180 d.C. e Marco Aurelio muore improvvisamente, Commodo viene incoronato imperatore e Massimo Decimo ridotto in schiavitù, ma ricompare nell’arena tra le file dei gladiatori per vendicare l’assassinio della sua famiglia e del suo imperatore.

I Ludi invece, si differenziavano dai munera perchè sponsorizzati dallo Stato e si tenevano in corrispondenza di festività religiose o politiche. Erano un insieme di giochi gladiatorii, naumachie (combattimenti navali), spettacoli teatrali e gare equestri che venivano ospitate nel Circo Massimo, situato nella valle tra il colle Palatino e l’Aventino, che poteva ospitare fino a 250.000 spettatori. La costruzione del Circo Massimo risale probabilmente all’epoca etrusca, ma venne ricostruito attorno al 46 a.C. per ordine di Giulio Cesare, raggiungendo una lunghezza di circa 600 metri con un’ampiezza di circa 225 metri.

Soltanto a partire dal Tardo Impero con la conclusione delle guerre di conquista, con l’ascesa al potere di imperatori non italici, con la diffusione del Cristianesimo e la concessione della cittadinanza romana a molti popoli barbari (in seguito al loro arruolamento nelle legioni romane, oppure al pagamento di tributi), il fenomeno della schiavitù cominciò a declinare e poi estinguersi progressivamente.

Con i successivi imperatori, questa forma assolutistica di governo gradatamente si rafforzò  assumendo una connotazione militare, fino a entrare in crisi nel 235 d.C., sfociando in un periodo di anarchia militare.
Fece seguito una forma imperiale più dispotica, quella del Dominato: l’imperatore, non più contrastato dai residui delle antiche istituzioni della Repubblica romana, poteva disporre dell’Impero come se fosse una proprietà privata, ovvero da padrone e signore, cioè dominus, da cui la definizione di dominatus.
L’invadenza dell’esercito e della burocrazia, le contraddizioni interne e la corruzione, portarono Roma a una situazione molto grave, per di più le pericolose incursioni dei barbari e le aggressioni della Persia (l’attuale Iran) rendevano difficile la gestione di un impero così vasto, tanto che l’imperatore Diocleziano decise di adottare una diversa forma di governo: la tetrarchia.

 

TETRARCHIA

È una forma di governo risalente all’Antica Grecia che consisteva nel dividere il territorio in quattro parti, ognuna retta da un’amministrazione distinta.
L’impero quindi fu diviso in due parti affidate agli Augusti (Imperatori) e due parti affidate ai Cesari (ognuno, subordinato e successore designato del rispettivo imperatore). Ciò assicurava una successione pacifica degli imperatori e consentiva di organizzare un’efficace difesa dell’Impero. Invece si rivelerà un fallimento politico, generando una nuova ondata di guerre civili.

 

A guida dell’Impero rimasero quindi i soli Augusti: Costantino e Licinio, dei due in seguito rimase solo Costantino che riunificò nuovamente l’Impero che rimase tale fino alla morte di Teodosio (395), dopo il quale tornerà a dividersi definitivamente in due entità governate da due imperatori:

L’Impero Romano d’Occidente, il mondo latino sempre più in balia delle orde barbariche e sempre più prostrato dalla crisi economica, politica e demografica, la cui sede imperiale da Mediolanum (Milano) fu trasferita a Ravenna (402), considerata meglio difendibile in quanto circondata da paludi.

L’Impero Romano d’Oriente o Bizantino di cultura prevalentemente greca, con capitale Costantinopoli. Secondo la leggenda Costantino in seguito a un sogno profetico rifondò l’antica Bisanzio chiamandola Nuova Roma, la nuova capitale dell’impero che in suo onore venne chiamata Costantinopoli.
Le ragioni di tale scelta erano in parte strategiche poichè l’antica Bisanzio era facilmente difendibile (era un ottima base di partenza per contrastare goti e persiani),  e in parte economiche (per le rotte commerciali fra il Mediterraneo e il Mar Nero). Una volta caduta Roma, Costantinopoli con l’Impero d’Oriente ne raccolse l’eredità e la difese per ben 11 secoli.

L’Impero d’Oriente e l’Impero d’Occidente non furono più riuniti e intrapresero dei percorsi di sviluppo sempre più autonomi fra di loro, anche se l’idea di unità rimase salda ancora per lungo tempo nelle coscienze.

L’Impero Romano d’Occidente entrò in uno stato irreversibile di decadenza, la figura dell’Imperatore perse ogni potere a vantaggio dei capi dell’esercito di origine barbarica le cui forze militari erano dominate da truppe germaniche  (già sotto Teodosio molti barbari venivano arruolati come foederatus per combattere da mercenari contro altri barbari) e Germani romanizzati giocavano un ruolo dominante nella politica interna romana.  Non riuscendo più a difendersi efficacemente sia dalle rivolte interne che dalle minacce esterne, l’Impero Romano d’Occidente perse il dominio su gran parte della Spagna e della Britannia dove si insediarono le genti germaniche, mentre Alarico re dei Visigoti marciava sull’Italia.
Fu egli a compiere nel 410 il Sacco di Roma: i visigoti penetrarono nella Città Eterna, il sacro suolo rimasto inviolato per 800 anni da eserciti stranieri, saccheggiandola per tre giorni. Fu avvertito come evento epocale che ebbe vasta risonanza in tutto il mondo romano e non, interpretato come un segno della prossima fine del mondo.

Nel 447 Attila re degli Unni, tentò di invadere l’Impero d’Oriente, devastando gran parte dei territori illirici tra il mar Nero e il mar Mediterraneo, ma non riuscì a espugnare Costantinopoli.
Parte della Gallia e le più prospere province dell’Africa erano ormai perse, le continue guerre e invasioni e le conseguenti devastazioni portarono miseria, carestie ed epidemie e l’Impero si sgretolò al suo interno, tanto che nel 476 il re degli Eruli Odoacre depose l’ultimo Imperatore d’occidente, Romolo Augusto, riconoscendo come unico imperatore quello dell’Impero Romano d’Oriente.

 

Il diritto romano

Con la dissoluzione dell’Impero romano d’Occidente, rimase effettivo nell’Impero romano d’Oriente, ma Bisanzio – formalmente imperiale e romana – si allontanò sempre più dall’eredità dell’antica Roma e della sua civiltà (anche giuridica). L’imperatore bizantino Giustiniano I infatti, volle riordinare l’ormai caotico sistema giuridico dell’impero con il Corpus iuris civilis o Corpus iuris Iustinianeum (529-534), è la raccolta di materiale normativo e materiale giurisprudenziale di diritto romano che rimase alla base del sistema giuridico di Bisanzio. Mentre in Occidente la sua applicazione fu limitata ai territori dell’Italia meridionale, sotto il dominio bizantino. Dal VII secolo il linguaggio legale in Oriente divenne il greco.

 

La fine dell’Impero occidentale rappresentò la fine dell’unità romana del bacino Mediterraneo (il cosiddetto mare nostrum) e privò la romanità superstite dell’antica patria. La perdita di Roma costituì un evento di capitale importanza, che segnò il tramonto definitivo del cosiddetto Mondo Classico (o evo antico) e l’entrata dell’Europa nel Medioevo.

Gli antichi Romani non appartengono a Roma nè all’Italia, ma al mondo. Roma ha portato al mondo leggi, arte e cultura quando il mondo circostante non ne aveva. E Roma ne aveva perchè era un coacervo di razze, popolazioni e religioni diverse. Roma è stato il primo centro multirazziale, perchè il 75% dei cittadini romani venivano da altre terre, altre razze e altre culture.
E questo è accaduto anche nei secoli successivi, Roma è stato il più grande centro di accoglienza del mondo anche nelle epoche successive. Basta passeggiare per Roma e leggere le vie per capirlo: Via degli spagnoli, dei portoghesi, degli avignonesi, dei polacchi, dei greci, mura dei francesi, piazza ungheria, di spagna ecc.

dal blog Romano Impero

Nelle ex province romane si andarono formando i Regni latino-germanici (o romano-barbarici), i quali furono a loro volta estremamente vulnerabili e in qualche caso anche molto piccoli, tanto da venire assimilati da quelli vicini. Altri crollarono sotto l’offensiva di Bisanzio, che tentò di ricostruire l’unità dell’impero: con Giustiniano I l’esercito bizantino riconquistò l’Italia e la Dalmazia strappandole agli Ostrogoti, il Nord Africa sottratta ai Vandali, e la Spagna meridionale tolta ai Visigoti. Il Mar Mediterraneo ritornava così ad essere il mare nostrum dei Romani, e l’Impero ritornava in possesso della sua antica capitale, Roma.

Ma tali conquiste ebbero breve durata, nel 568 infatti i Longobardi invasero l’Italia e la occuparono in gran parte,  la Spagna nel 624 fu completamente in mano dei Visigoti, solo l’Africa rimase tutto sommato pacifica. L’Impero d’Oriente essendo impegnato a respingere le incursioni avare nei Balcani e quelle persiane in Oriente, non potè mandare soccorsi all’Occidente. I Franchi nelle ex province galliche sopravvissero, sia per la rapida integrazione tra le popolazioni dei residenti e gli invasori, sia per la collaborazione con la Chiesa e con esponenti del mondo intellettuale latino.

Poichè l’Italia e la città di Roma si trovarono separate dall’Impero romano d’Oriente, il papa (vescovo di Roma) non potendo più contare sui Bizantini, chiese aiuto ai Franchi che scesero in Italia e annientarono il regno longobardo. Il Centro Italia, anzichè ai Bizantini fu ceduto (756) al papa e Roma, l’antica capitale, andò di nuovo perduta finendo in mano papale.

A partire dal IV secolo l’occidente è un Impero al tramonto, ma percorso da fermenti culturali, artistici, religiosi e filosofici che dettero vita a un vero e proprio rinascimento del pensiero romano e del latino come lingua di comunicazione, che nel secolo e mezzo precedente era stato messo un po’ in ombra da quello di lingua greca.
È in questo periodo che venne forgiato il mito di Roma, quello che avrebbe assillato gli uomini del Medioevo e del Rinascimento.

IL MEDIOEVO E LA CHIESA ROMANA

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