Dalle donne: Golda Meir

«Mi chiedevo se le donne reagiscano davvero alla guerra in modo diverso dagli uomini… tra i miei colleghi maschi ne ho visti alcuni oppressi da una tristezza più cupa della mia… La guerra è una stupidaggine immensa. Io sono convinta che un giorno tutte le guerre finiranno. Sono convinta che un giorno i bambini, a scuola, studieranno la storia degli uomini che facevan la guerra come si studia un’assurdità.»

Golda Meir (1898-1978)

Estratto da “Intervista con la storia” di Oriana Fallaci


Golda Meir è stata una politica israeliana, quarto premier d’Israele (1969) e prima donna a guidare il governo del suo Paese.
Meir è stata anche una figura di primo piano del Movimento sionista, che si prefiggeva di creare uno stato israeliano nei territori palestinesi, area con cui il popolo ebraico ha forti legami storici e religiosi.

Per il suo carattere risoluto, è stata spesso paragonata al primo ministro britannico Margaret Thatcher, ottenendo il soprannome di “lady di ferro” della politica israeliana. Il suo piglio deciso era celebre anche in patria: gli israeliani, secondo una battuta ricorrente, solevano definirla “l’unico vero uomo in Israele”. Nonostante questa nomea, verso la fine della sua carriera, Golda Meir ha saputo mantenere un’aura materna, che la faceva apparire come “la nonna del popolo israeliano“.

SIONISMO

Il sionismo (da Sion, nome della collina di Gerusalemme), è un Movimento politico laico e un’ideologia che si sviluppò alla fine del 1800 tra gli intellettuali e i filantropi ebrei residenti in Europa, in seguito all’inasprirsi dell’antisemitismo europeo. Constatando che l’assimilazione e l’integrazione degli ebrei nei vari stati europei non aveva dato buoni frutti, si ritenne necessaria la creazione di un “focolare nazionale”, dove poter vivere in pace e sicurezza lontano dai pregiudizi e dalla persecuzione antisemita.

Nel pieno della Prima guerra mondiale, in seguito alla disgregazione dell’Impero ottomano, il governo britannico ottenne il mandato sulla Palestina. Nel 1917 con la Dichiarazione di Balfour si dichiarò favorevole alla costituzione di un focolare nazionale per il popolo ebraico, auspicando a una pacifica convivenza con le comunità abitanti la Palestina, indipendentemente da razza o religione.
Nel 1901 un Fondo nazionale ebraico era stato istituito allo scopo di acquistare terreni in Palestina e favorire il ritorno e l’insediamento degli ebrei, che colonizzarono bonificando i terreni e fondando i kibbutz.

Negli anni successivi non mancarono una certa tolleranza e una convivenza pacifica, ma tra il 1920-30 la situazione si fece più tesa: le cattive condizioni economiche della Palestina araba in seguito alla crisi economica mondiale del 1929, incentivavano gli agricoltori arabi a vendere i propri terreni agli ebrei che continuavano ad arrivare numerosi. Molte famiglie contadine si trovarono così costrette ad abbandonare le loro terre. (Il giardino dei limoni – Lemon Tree)
Nel tempo l’accrescersi degli attriti e dei risentimenti sfociò in scontri tra ebrei e arabi che determinarono un alto numero di vittime da entrambe le parti. A peggiorare ulteriormente le cose contribuirono le leggi razziali istituite durante il nazismo. Per sfuggire alla Shoah, un notevole numero di profughi ebrei furono costretti a cercare rifugio in Palestina.

Ma la convivenza tra ebrei e palestinesi sembrava ormai impossibile. L’ONU tentò di porre fine alla rivolta proponendo nel 1947 un Piano di spartizione del territorio palestinese in due Stati, uno ebraico, l’altro arabo, con Gerusalemme sotto il controllo internazionale. Non venne raggiunto un accordo.

Nel 1948 scaduto il mandato britannico sulla Palestina, il leader della comunità ebraica di Palestina David Ben Gurion proclamò ufficialmente la nascita dello Stato d’Israele, assumendo per primo l’incarico di Primo ministro del suo Paese.

“La Dichiarazione della Fondazione dello Stato di Israele, firmata il 14 maggio 1948 dai membri del Consiglio Nazionale in rappresentanza della comunità ebraica nel Paese e del Movimento Sionista all’estero, costituisce il credo della nazione. In essa sono compresi gli imperativi storici della rinascita d’Israele, la struttura per uno Stato ebraico democratico fondato sulla libertà, la giustizia e la pace, come contemplato dai profeti biblici, e un appello a mantenere relazioni pacifiche con gli Stati arabi vicini per il bene dell’intera regione».

Ambasciata d’Israele in Italia

Golda Meir nacque a Kiev nell’Impero russo in una famiglia estremamente modesta. Già nella prima infanzia è testimone di episodi di antisemitismo contro la comunità ebraica russa, i cosiddetti pogrom. L’aver sperimentato sulla propria pelle il razzismo e la persecuzione influenzerà in futuro le sue scelte politiche.

Nel 1903 il padre emigrò negli Stati Uniti, mentre Golda assieme alla madre e alle sorelle si trasferì a Pinsk, nell’attuale Bielorussia. In quello stesso anno un episodio di antisemitismo particolarmente violento scatenò le proteste della comunità ebraica russa. Golda Meir volle partecipare alle manifestazioni di protesta, nonostante avesse solo cinque anni e la famiglia fosse contraria.
Raggiunto il padre a Milwaukee, Wisconsin nel 1906, completò il primo ciclo scolastico negli Stati Uniti. Già dai primi anni scolastici, la Meir, che pure all’inizio non parlava inglese, mostrò spiccate capacità di leadership, facendosi promotrice di molte iniziative, tra cui raccolte fondi per l’acquisto di libri di testo per i compagni meno abbienti.

Dopo aver litigato con i genitori, che volevano costringerla ad abbandonare gli studi da insegnante per sposarsi, all’età di 14 anni Golda Meir si trasferì a Denver, Colorado, presso la casa della sorella che con il marito erano soliti organizzare dei dibattiti culturali. Così la Meir ebbe modo di entrare in contatto per la prima volta con il mondo letterario, il femminismo e il pensiero sionista.
Durante la permanenza a Denver, la Meir conobbe anche Morris Meyerson, che frequentò a partire dal 1913 e sposò il 24 dicembre 1917, all’età di 19 anni, subito dopo aver ottenuto la cittadinanza.
Nel 1921, nonostante le riserve del marito, la coppia lasciò l’America per trasferirsi in Palestina e vissero in un kibbutz, una forma associativa volontaria di lavoratori basata sulla comunione di proprietà e su regole solidaristiche, e lì la Meir ebbe la sua prima vera formazione politica e iniziò il suo percorso.

Quando venne proclamata l’indipendenza di Israele, il 14 maggio 1948, Golda Meir divenne un membro del Consiglio Provvisorio di Stato, e una dei firmatari della dichiarazione di indipendenza di Israele, una delle due donne su ventiquattro firmatari.
Divenne la prima ambasciatrice del neonato stato di Israele a Mosca, poi ministro del lavoro e infine ministro degli esteri. Nel 1963 le venne diagnosticato un linfoma e la Meir cominciò a meditare di ritirarsi dalla scena politica.
Ma il suo ritiro dalle scene (1966), comunque, fu di breve durata, venne richiamata per ben due volte per ricompattare il partito laburista che rischiava una spaccatura. Nel 1968 fu eletta Presidente del partito e pochi giorni dopo fu nominata primo ministro di Israele.

Diresse la politica israeliana in periodi particolarmente difficili, trovandosi ad affrontare varie crisi internazionali, come la crisi petrolifera successiva alla Guerra del Kippur, i contrasti militari con Egitto e Siria e il massacro di Monaco, alle Olimpiadi del 1972.
Golda Meir morì a Gerusalemme l’8 dicembre del 1978 dopo una battaglia durata dodici anni contro la leucemia.
È tuttora considerata una delle figure femminili più importanti del XX secolo. (wikipedia)

Donna è: uomo o donna infondo non siamo molto diversi