Il giardino dei limoni – Lemon Tree

Il film del 2008 diretto da Eran Riklis racconta la storia di Salma Zisane (Hiam Abbass) una vedova palestinese proprietaria di un giardino di limoni ereditato dal padre al quale sono legati molti dei suoi ricordi di quando era bambina.
Il giardino delimita il confine cisgiordano al di là del quale il Ministro della Difesa israeliano Israel Navon (Doron Tavory) stabilisce la propria nuova dimora. Per motivi di sicurezza, visti i frequenti attacchi terroristici, viene ordinato lo sradicamento degli alberi di limoni e un risarcimento economico alla vedova, la quale sia per una questione affettiva ma anche di principio si rifiuta e inizia una battaglia legale che porta fino alla Corte Suprema, supportata da un giovane e bravo avvocato.

Salma si trova a dover affrontare una dura lotta contro i pregiudizi, specialmente essendo una donna vedova e sola. Il suo ben presto diventa un caso internazionale che smuove le coscienze, coinvolgendo anche Mira (Rona Lipaz-Michael), la moglie del Ministro, che prova ammirazione e simpatia per questa piccola donna coraggiosa e determinata a far valere i propri diritti, e che le permetterà di aprire gli occhi sulla superficialità e doppiogiochismo del marito e di ciò che sta accadendo alla sua vita.

Una storia molto toccante che si rifà a una vicenda accaduta realmente che ha avuto per protagonista il ministro Shaul Mofaz, che ottenne di tagliare gli ulivi del suo confinante, un agricoltore cisgiordano, nonostante il ricorso di questi alla Corte Suprema d’Israele.


LA CISGIORDANIA

La Cisgiordania, in lingua inglese chiamata West Bank (la sponda occidentale), è un territorio del Medio Oriente senza sbocco sul mare che si trova, appunto, sulla riva occidentale del fiume Giordano.
La Cisgiordania insieme alla striscia di Gaza, che è invece una zona costiera, fa parte dei “territori palestinesi” abitati dal popolo palestinese e da una minoranza ebraica, e della regione storico-geografica della Palestina.

LA TRANSGIORDANIA

La Transgiordania, in inglese East Bank (sponda orientale), chiamata anche Palestina Orientale (termine che indica solo le zone più a ridosso del fiume) si trova sulla riva orientale del Giordano ed è una regione del Regno di Giordania.

Il Giordano – il fiume nasce dal Monte Hermon (2700 m) in Israele e bagna anche Libano, Cisgiordania, Siria e Giordania. È un fiume molto importante, viene spesso menzionato nell’Antico e nel Nuovo Testamento, per i Cristiani vi fu battezzato Gesù, ed è meta di numerosi pellegrinaggi.

La Palestina – è una regione geografica del Vicino Oriente compresa tra il Mar Mediterraneo, il fiume Giordano, il Mar Morto, a scendere fino al mar Rosso e ai confini con l’Egitto.
I confini e lo status politico di questa regione sono cambiati nel corso della storia: il nome “Palestina” fu attribuito alla regione tra la Fenicia e l’Egitto dagli scrittori greci antichi, fu poi nome ufficiale di una provincia dell’impero romano, dell’impero bizantino e del califfato arabo omayyade e abbaside. Nella Bibbia ebraica comprendeva la maggior parte del territorio chiamato “Terra di Canaan” e “Terra di Israele” (altro nome del patriarca Giacobbe).
La Palestina occupa la parte meridionale della più ampia regione storica della Grande Siria (da non confondere con la moderna Siria) ed è considerata “Terra Santa” da Ebraismo, Cristianesimo e Islam.
Anche se storicamente la regione  ha incluso parti degli odierni Stati di Giordania (l’area transgiordana), della Siria e del Libano, attualmente la Palestina è divisa tra lo Stato di Israele e lo Stato di Palestina.
Per quattro secoli questo territorio fu parte integrante dell’Impero Ottomano che, in seguito alla sconfitta subita durante la Prima guerra mondiale, venne disgregato e la Palestina venne affidata alla Gran Bretagna sotto forma di mandato internazionale.

Nel 1921 la Transgiordania, o Palestina Orientale, divenne un protettorato britannico e fu affidata da Winston Churchill, l’allora Ministro alle Colonie britanniche, all’emiro di stirpe hascemita ʿAbd Allāh, figlio dello sceriffo de La Mecca al-Husayn ibn ʿAlī che nel corso della Prima guerra mondiale dette vita alla cosiddetta “Rivolta Araba” contro i turchi-ottomani.
L’Emirato di Transgiordania raggiunse la piena indipendenza nel 1946.

Dopo la Seconda guerra mondiale e la Shoah, molti furono gli ebrei che migrarono e si insediarono nei territori della Palestina, ma la convivenza tra arabi ed ebrei andò via via connotandosi di forti tensioni e conflitti a cui, nel 1947 l’Assemblea generale dell’ONU  tentò di porre fine con la risoluzione n. 181 che approvava il piano di partizione della Palestina e la costituzione di due Stati indipendenti, uno ebraico e l’altro arabo, con Gerusalemme sotto controllo internazionale. Piano che fu rifiutato dagli arabi palestinesi, e mentre allo scadere del mandato britannico fu proclamato il moderno Stato d’Israele (1948), quello palestinese mancò di realizzarsi.

Seguì un deterioramento delle relazioni che condusse alla Guerra arabo-israeliana del 1948-1949. I territori vennero occupati dal confinante Regno di Transgiordania a seguito dell’attacco dei paesi arabi (Egitto, Siria, Trangiordania, Iraq e Libano) al neonato Stato d’Israele. La Cisgiordania (con la città vecchia di Gerusalemme) venne annessa alla Transgiordania, che nel 1949 assunse il nome ufficiale di Regno di Giordania.

Con l’Armistizio di Rodi (1949), Israele ebbe modo di stipulare degli accordi con ciascuno dei Paesi arabi confinanti, accordi che furono rispettati fino alla Guerra dei sei giorni del 1967 che si risolse in una rapida e totale vittoria israeliana con l’occupazione militare israeliana dei territori della Cisgiordania (con il controllo de facto dell’intera Gerusalemme, inclusa Gerusalemme Est) e della Striscia di Gaza (fino al 2005) dove nel corso degli anni vennero costruiti nuovi centri abitati.
Entrambe le occupazioni non furono riconosciute dall’ONU.
Negli anni 70 il Regno di Giordania visse momenti critici per i continui scontri tra le forze di sicurezza giordane e i guerriglieri palestinesi, e atti di violenza nei confronti dei civili, un’escalation che arrivò al tentativo di rovesciamento della monarchia. Il re hashemita Husayn di Giordania reagì e imponendo la legge marziale e una feroce repressione. Il mese di settembre di quell’anno passò alla Storia  con il nome di Settembre nero. Il conflitto armato provocò pesanti perdite fra i civili palestinesi e si concluse nel 1971.

La Giordania tentò di recuperare i propri territori combattendo anche la Guerra del Kippur contro Israele, ebbe inizio nel 1973 quando Egitto e Siria sferrarono un attacco congiunto a sorpresa, rispettivamente nel Sinai e nelle alture del Golan, territori conquistati sei anni prima da Israele durante la Guerra dei sei giorni. Era il giorno dello Yom Kippur, considerato il giorno più santo e solenne del calendario ebraico dedicato all’espiazione dei peccati e alla riconciliazione, e si era nel mese del Ramadan, periodo eccezionale del calendario musulmano che celebra l’annuncio della Rivelazione fatta dall’angelo Gabriele a Maometto.

Nel 1988 la Giordania ritirò ogni pretesa sui territori concedendo la sovranità all’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) fondata nel 1964 in rappresentanza del popolo palestinese e guidata da Yasser Arafat, che proclamò l’indipendenza dello Stato di Palestina, che non venne riconosciuta da Israele.
Nel 1993 in seguito gli Accordi di Oslo tra Israele e la leadership araba palestinese, lo Stato d’Israele venne riconosciuto da rappresentanti palestinesi, ma non da molti Stati arabi; vennero ritirate le forze militari di occupazione israeliane da alcune zone della Cisgiordania che venne divisa in tre aree:

  • Area A: a controllo interamente palestinese
  • Area B: con territorio a controllo per la sicurezza israeliano e amministrazione palestinese
  • Area C: a controllo interamente israeliano.

Nel 2012 lo Stato palestinese viene ammesso come osservatore permanente dell’ONU. È uno Stato non ancora effettivamente indipendente e sovrano, e non è riconosciuto come tale da Israele e da altri Paesi.