Strane conversazioni

Oriente e Occidente. Un tempo, più che due identità geografiche, erano state due diverse visioni della vita: una fondata sull’esplorazione del mondo interiore con poco o nessun riguardo per quello esterno, l’altra tutta diretta al dominio del mondo fuori ignorando completamente quello dentro. Dalla fine dell’Ottocento in poi la speranza di tanti occidentali era stata di poter compensare l’una visione con l’altra, salvandole tutte e due e facendo così fare all’intera razza umana un importante salto di qualità.
Speranza delusa.

Seduto in veranda, Dan preparava il suo buon tè cinese, lo offriva in giro e teneva il filo delle strane conversazioni che si dipanavano a volte per ore. Col passare dei giorni ne sentii di tutti i colori…

Leopold chiamava quella congrega di cani sciolti l’Accademia dei Matti. Ma a me quei matti interessavano. Erano la cartina di tornasole dell’inquietudine strisciante nella società occidentale; erano l’espressione, pur esasperata, di una crisi che molti, specie fra i giovani, sentono e che non è più possibile ignorare.
Mi interessava ad esempio il loro sospetto nei confronti della scienza…

Sulle premesse di tanti loro ragionamenti ero d’accordo. È vero che la ricerca scientifica è ormai completamente dominata da interessi pratici, commerciali o militari che siano. È vero che la scienza è tutta orientata sulla materia, che descrive il mondo in termini solo matematici e che non riesce a capire la vita e le emozioni umane. Quello su cui non ero affatto d’accordo erano le loro conclusioni. La scienza non è «inutile» come dicevano alcuni e tanto meno è «il nemico numero uno dell’umanità» come sostenevano altri.
La scienza è un importante strumento della conoscenza. L’errore è ritenere che sia il solo. Se l’Occidente fosse meno ossessionato da ciò che crede essere «obbiettivo» e studiasse il mondo esterno più come l’Oriente ha studiato quello interiore, cioè come punto di incontro fra obbiettivo e soggettivo, forse finiremmo tutti per capire di più di tutto.
Voler provare scientificamente certi fenomeni umani, come quelli extrasensoriali, è semplicemente impossibile, perchè nel fatto stesso di voler essere «scientifici», cioè obbiettivi, si nega quell’aspetto emotivo e spirituale che è esattamente la ragione di questi fenomeni.

Gli scienziati pensano che lo strumento con cui operano dia loro un’autorità e al limite anche una moralità che nessun altro può reclamare. Ma la scienza di per sè non ha nè questo nè quello; la scienza non è nè negativa, nè positiva. Tutto dipende dall’uso che se ne fa. Gli orientalissimi cinesi scoprirono per primi il potere della polvere da sparo, ma la usarono per fare i fuochi d’artificio e per rischiarare l’oscurità della notte con fantasmagorici fiori di luce colorata. Noi occidentali arrivammo alla polvere da sparo un po’ dopo i cinesi, ma ne facemmo subito uno strumento di guerra, un modo per uccidere, da lontano e senza sporcarsi le mani, più gente possibile.
«La scienza occidentale è un sapere ignorante», scrisse più di un secolo fa un tamil di Jaffna, in Sri Lanka. Forse aveva proprio ragione.

di Tiziano Terzani

Tratto da Un altro giro di giostra – Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo, 2004

 

*Immagine Pixabay.com

 

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