Le Teorie del colore

LA TEORIA DEL COLORE DI NEWTON

Secondo la teoria di Isaac Newton i colori che vediamo in natura sono il risultato di un fenomeno fisico: la scomposizione della luce che viene captata dall’occhio umano.

Tre sono i colori primari: rosso magenta, blù e giallo. Si definiscono primari perchè non sono ottenibili dalla mescolanza con altri colori. Combinati tra loro originano tutte le tonalità di colore esistenti.

colori secondari si ottengono mescolando due colori primari:
rosso + giallo = arancione
giallo + blu = verde
rosso + blu = viola

Se si nota, nel cerchio ogni colore secondario si trova tra i due colori primari corrispondenti.

Inoltre ogni colore ha anche un suo opposto, che miscelato in percentuale variabile annulla le sfumature dell’altro, fino ad ottenere un colore completamente desaturato cioè neutro (bianco o grigio). Questo principio sta alla base dei correttori che si usano nella cosmesi, per esempio. Per attenuare la visibilità di rossori o della couperose si utilizzano correttori su base verde, che è opposto al rosso. Così per i capelli, per ottenere un biondo meno dorato si utilizzano tinture che contengono una percentuale di viola, che è opposto al giallo. Al contrario, se da una chioma bionda si vuole tornare a un colore castano, occorre ricostruire il colore con una tonalità calda che contenga una percentuale di arancio/rosso. Se invece malauguratamente si utilizza direttamente una tonalità castano naturale (più fredda), il risultato è una “bella” sfumatura verdastra.😯

Tutte le tonalità intermedie si ottengono variando le proporzioni dei colori mescolati: ad esempio mescolando rosso e giallo si ottiene un arancio tendente più al rosso o più al giallo, a seconda che sia maggiore la quantità del primo o del secondo.

 

LA TEORIA DEI COLORI DI GOETHE

Un secolo dopo J.W. Goethe partì da un diverso approccio filosofico che si richiamava alle tesi degli antichi greci, secondo i quali i colori fondamentali erano il bianco e il nero, ossia la chiarezza e l’oscurità. Due poli ben definiti entro i quali le varie tonalità erano distinte più che altro in base alla loro limpidezza o tenebrosità, suddividendo i colori in chiari e scuri.

Newton considerava il bianco e il nero come non colori, quindi il buio come assenza di luce, mentre l’insieme dei colori puri producevano l’Uno e la luce;
per Goethe, in antitesi, è l’Uno che dà origine ai molti, ed è proprio la polarità, ossia la dialettica tra luce e ombra che sta a fondamento dei colori. Il buio è necessario affinchè la luce splenda nelle tenebre, così come Platone affermava in maniera analoga che «il male esiste necessariamente, essendo necessario un contrario al Bene». Se d’altra parte il buio fosse semplicemente un nulla, come lasciava sottintendere Newton, non si capirebbe perché la luce emanata da una sorgente tenda ad affievolirsi man mano che si allontana nelle tenebre.

“Il bianco e il nero hanno un loro significato, una loro motivazione e quando si cerca di eliminarli, il risultato è un errore. La cosa più logica è di considerarli come dei neutri: il bianco come la più luminosa unione dei rossi, azzurri, gialli più chiari, e il nero, come la più luminosa combinazione dei più scuri rossi, azzurri e gialli.”

Vincent Van Gogh

Contrariamente alla fisica la cui visuale è più oggettiva e matematica, Goethe diede più importanza all’aspetto qualitativo e quindi soggettivo, dei colori e dei fenomeni naturali in genere, e indagò sul modo in cui i fenomeni ottici si presentano ai nostri sensi, sottolineando il ruolo della coscienza del soggetto nel penetrare l’essenza della realtà.

In particolare egli mette in risalto la complessità del fenomeno cromatico e l’ingerenza non trascurabile che vi ha l’organo della vista. Di come la qualità dei colori viene percepita in modo diverso in base al contesto (vedi nell’immagine come lo stesso colore cambia a seconda dello sfondo).

Goethe spinge verso una visione più poetica dei colori, considerati come un qualcosa di vivo, di umano. Pur partendo da una manifestazione naturale del colore, è nell’occhio che esso si compone e si perfeziona, nel meccanismo della visione e nella spiritualità dell’animo dell’osservatore.

Così come gli antichi greci suddividevano i colori in chiari e scuri, la distinzione tra colori Caldi e Freddi viene fatta in base alla sensazione che psicologicamente evoca un colore.
I colori caldi sono quelli della luce: rosso, giallo, arancione;
i colori freddi sono quelli dell’ombra: viola, verde, blu.
La luce agisce sulla respirazione, è una spinta a vivere, al piacere, all’attività; il buio e la penombra inducono uno stato depressivo, di difesa, di calma, di riflessione.

Da questo punto di vista i colori trovano un loro significato in ambito poetico, estetico, psicologico, fisiologico e simbolico.
Sul piano artistico la teoria goethiana infatti divenne fonte di ispirazione per molti esponenti dell’astrattismo e dell’impressionismo, e incontrò il favore di diversi filosofi e artisti.

 

LA TEORIA DEI COLORI E DELLE NOTE MUSICALI

Una teoria sostenuta dal pianista russo Aleksandr Skrjabin, la cui figura di compositore si colloca a cavallo fra tardo-romanticismo e sperimentazione novecentesca, poneva in stretta relazione i colori alle note musicali. Si dice di lui che suonasse su una tastiera per luci con i tasti opportunamente colorati di tinte diverse, intrecciando melodie al di fuori del senso comune, lasciandosi trascinare da questo o quel colore e non dalla nota in sé.
In base a questa sua teoria avrebbe voluto che l’esecuzione del suo Prometeo o Poema del Fuoco del 1910 fosse accompagnata da fasci di luce colorata. Una grandiosa sinestesia artistica, per ottenere la quale progettò addirittura il clavier à lumières, uno strumento che proietta a ogni nota o cambio d’armonia corrispondente, un fascio di luce colorata. I colori indicati da Skrjabin nella partitura, volevano sottolineare i vari stati d’animo evocati dalla musica e avrebbero dovuto inondare la sala. Un progetto, questo, talmente in anticipo sui tempi, che non fu possibile realizzarlo.

Sul piano psicologico l’influenza del colore sulla psiche umana diede origine alla Cromologia da “cromo” e “logos“, discorso (inteso anche come studio, descrizione, analisi) sul colore, che influenza i nostri stati d’animo e la nostra vita più di quanto immaginiamo.

 

LA CECITÀ PER I COLORI

I soggetti con cecità per i colori non sono in grado di percepire alcuni colori o li percepiscono con un’intensità diversa dalle persone che non hanno questo disturbo. La cecità per i colori (discromatopsia) riguarda la modalità di percezione di determinati colori. In genere, si tratta di un disturbo congenito ed è quasi sempre dovuto a un gene recessivo legato al cromosoma X; vale a dire che ne sono affetti quasi sempre uomini portatori del gene. Le donne, che generalmente non ne sono affette, possono trasmettere il gene per la cecità per i colori ai figli.
Sebbene la cecità per i colori sia talora dovuta a difetti dell’interpretazione cerebrale dei colori (anzichè a problemi oculari), nella maggior parte dei casi è causata dalla mancanza di alcuni fotorecettori retinici nelle persone affette.
Molti casi di cecità per i colori sono dovuti a un deficit o a un’anomalia di un determinato tipo di fotorecettore. La cecità per il rosso e il verde è la forma più comune, vi è una ridotta percezione del colore rosso, del colore verde o di entrambi; quella per il giallo e il verde è di solito una malattia acquisita piuttosto che ereditaria ed è causata da un danno del nervo ottico.
Spesso, le alterazioni sono modeste e molti soggetti non sono consapevoli di questo disturbo finchè non si sottopongono ad accertamenti.
Un soggetto deve essere testato per la cecità per i colori se un membro della famiglia ne è affetto o in caso di difficoltà nell’associazione dei colori. Altri soggetti, come i piloti di aerei, devono in ogni caso sottoporsi a questo esame poichè il loro lavoro richiede la piena capacità di discriminare i colori.

Tratto da: Il manuale della salute per tutta la famiglia – Merck, Raffaello Cortina editore, Springer 2004

Questo difetto della percezione visiva per i colori viene comunemente definito daltonismo, dal nome del chimico e fisico inglese John Dalton (1766-1844) che, essendone affetto, descrisse questo difetto nel 1794. Il suo nome è legato alla teoria atomica della materia, della quale è considerato il fondatore.

Non sono ancora note cure per questo disturbo, ma sono state elaborate delle lenti correttive per correggere la cecità per i colori. Sono inoltre state sviluppate anche delle applicazioni per iPhone e iPad che permettono di simulare e di correggere la visione discromatica. Tali strumenti non sono comunque risolutivi del problema.

 

IL VALORE SIMBOLICO ANCESTRALE
DEL COLORE

Il valore simbolico primitivo, ancestrale del colore è patrimonio comune, rientra nell’inconscio collettivo che si esprime negli archetipi di Jung. La vita dell’uomo è sempre stata regolata dal ritmo del giorno e della notte, dal buio e dalla luce. In effetti, la luce ci riscalda, mentre il buio tende a rallentare il nostro tono e il flusso circolatorio.

Nelle antiche civiltà l’insieme dei colori ha sempre avuto un’attrazione particolare e un significato esoterico, basti pensare all’arcobaleno ad esempio, che rappresentava il ponte che legava la sfera spirituale del mondo, l’alto, a quella materiale, il basso. L’uso del colore aveva una funzione decorativa, simbolica e magica.
Nell’antico Egitto il colore rappresentava l’essenza stessa delle cose; ogni colore aveva un nome che ne identificava un “potenziale”, la cui funzionalità si traduceva in pratiche cromoterapiche, facendo uso di minerali, pietre, cristalli e unguenti colorati.
Un’usanza riscontrata anche nella Grecia antica, dove si associavano i colori agli elementi fondamentali: aria, fuoco, acqua e terra, e questi ai quattro “umori” o “fluidi del corpo”, rispettivamente: il sangue rosso, la bile gialla, il flegma bianco e la bile nera; a loro volta prodotti in quattro organi particolari:  il cuore, il fegato, il cervello, la milza. La salute era considerata risultante dell’equilibrio di questi elementi, mentre la malattia ne era lo sbilanciamento (Ippocrate). I colori, così come erano associati agli umori, venivano anche utilizzati come trattamento contro le malattie.
In India la medicina ayurvedica ha sempre tenuto conto di come i colori influenzino l’equilibrio dei chakra, i centri di energia sottile associati alle principali ghiandole del corpo. Anche i Cinesi affidavano il proprio benessere fisico all’azione dei vari colori.
Ma poichè la scienza esoterica opera nel misterioso campo delle energie che fanno parte di un mondo invisibile, ne consegue che la cromoterapia non è scientificamente riconosciuta.

L’AYURVEDA

Ayurveda è una parola composta da ayur, durata della vita o longevità e veda conoscenza rivelata. È un sistema medico molto vasto e complesso comprendente aspetti di prevenzione oltre che di cura, che permetterebbero, se applicati rigorosamente, di vivere più a lungo, migliorare la propria salute e rispettare il proprio corpo.

È la medicina tradizionale utilizzata in India fin dall’antichità, diffusa ancora oggi nel sub-continente, più della medicina occidentale. Essa è ben integrata nel sistema sanitario nazionale indiano con diversi ospedali ayurvedici presenti in tutto il paese.

Le origini storiche dell’Ayurveda si perdono indietro nei millenni quando la tradizione era tramandata oralmente, in forma scritta si ha un riscontro a partire dal 450 a.C. circa. È attualmente annoverata dall’Unione Europea e dalla maggior parte degli Stati membri tra le medicine non convenzionali, la cui erogazione è consentita soltanto da parte di medici qualificati. Negli Stati Uniti la pratica dell’Ayurveda è consentita nell’ambito dell’esercizio delle terapie complementari.

Secondo l’Ayurveda il corpo fisico è pervaso da tre dosha (energie vitali) in proporzioni diverse. Questi determinano tramite il loro stato di equilibrio o squilibrio rispetto alla costituzione individuale (prakriti) lo stato di benessere o malattia dell’individuo. Ogni dosha è composto da due elementi (panca-mahabhutani) ed ha determinate qualità (guna) che li caratterizzano.
Vata – composto da spazio e aria, è il principio del movimento, legato a tutto ciò che è movimento nel corpo (sistema nervoso, respirazione, circolazione sanguigna).
Pitta – composto da fuoco e acqua, è il dosha legato alla trasformazione, alla digestione intesa sia a livello fisico (stomaco, fuoco digestivo detto anche agni) che mentale (elaborazione delle emozioni).
Kapha – composto da acqua e terra, è il dosha legato alla coesione, al tener unito, è proprio dei fluidi corporei, lubrifica e mantiene il corpo solido ed uniforme.
Le patologie nascono quando si vengono a creare degli squilibri nei dosha.

Il Medico ayuvedico interviene su più aspetti per raggiungere o mantenere un benessere fisico, psichico e spirituale della persona: utilizzando sostanze come minerali, metalli purificati e combinati con acidi fulvici ed erbe per la maggior parte di natura fitoterapica, uniti a un’alimentazione corretta e a piccole abitudini di vita, abbinando yoga e tecniche di rilassamento e respirazione profonda.

Il massaggio è una terapia seria che va praticata solo da personale qualificato, così come i rimedi ayurvedici devono essere sempre testati poichè i metalli possono avere natura tossica per l’uomo.


 

Nota bene: questa non è una testata medica, le informazioni fornite da questo sito hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, pertanto occorre sempre fare riferimento al proprio medico di famiglia.

 

HOLI – LA BATTAGLIA DEI COLORI

L’India è un paese multiculturale e molte sono le religioni che convivono, per cui il calendario è fitto di ricorrenze civili e religiose.

Nel mese di marzo in India e in tutte le comunità della diaspora indiana sparse nel mondo, si celebra una festa molto amata dagli induistiHoli, nota come la battaglia dei colori.
É un giorno in cui le regole della vita di tutti i giorni si trovano ad essere sovvertite, ogni barriera di divisione fra le caste viene abbattuta, la gente senza distinzione di età, sesso ed estrazione sociale si ritrova lungo le strade e nelle piazze, canta, balla, suona rumorosamente e gioca lanciandosi polveri e liquidi colorati, diventando insieme un grande arcobaleno. Dopo aver “colorato” la propria vittima si grida: “Bura Na Mano Holi Hai!”, che significa: “Non ti preoccupare, è Holi!”

Holi cade l’ultimo giorno di luna piena, ma i festeggiamenti iniziano il giorno prima. È una festa gioiosa, che segna il passaggio dal gelo dell’inverno allo sbocciare della primavera, il periodo in cui la natura si risveglia, è la festa della fertilità, una sorta di inno alla vita per celebrare il trionfo del bene sul male. La notte di luna piena in un immenso falò si bruciano i ramoscelli secchi dell’inverno.

È una festa molto antica che trae origine da due leggende indù.
La tradizione del falò richiama una leggenda che racconta come la demonessa Holika rimase uccisa in una grande pira e venne proclamata la vittoria degli dei sui demoni. La mattina dopo, quando i tizzoni sono freddi, vengono venerate le ceneri sacre e su di esse vengono sparse polveri e acqua colorate a simboleggiare l’arrivo della primavera.
Il lancio delle polveri colorate ricorda il grande amore di Krishna e Radha. Si narra che un giorno Krishna, geloso per la bellezza della pelle della sua amata Radha, decise di dipingerle la faccia, per renderla più simile alla propria. Proprio per questo, nel giorno di Holi gli innamorati usano dipingersi il volto a vicenda, in modo da sancire i propri reciproci sentimenti.

Negli ultimi anni Holi in parte è diventata una festa commerciale, perdendo lo spirito genuino che la caratterizzava e le polveri di un tempo ricavate dai fiori essiccati artigianalmente, sono stati soppiantate da polveri colorate chimiche, tossiche per la salute umana e inquinanti per l’ambiente. Per questo si sta cercando di sensibilizzare le persone a tornare ad usare le polveri naturali.

Holi rimane comunque una festa importante durante la quale discordie e problemi vengono messi da parte e tutti, almeno per un giorno, possono sentirsi veramente uniti.

COLORE È…
LIBERTÀ, FANTASIA E CREATIVITÀ

 

Vedere l’espressione di un bambino molto piccolo quando disinvolto immerge la mano nei colori a dita, ci si rende conto di cos’è il piacere puro :-). A noi adulti verrebbe di fermarlo perchè il nostro pensiero va “al dopo”, al ripulire il bambino e l’ambiente. Ma lui nooo… è troppo divertente prendere una smanata di colore, stropicciarsela tra le mani, imbrattare il foglio candido e vedere l’impronta delle proprie mani, la striscia che lasciano le dita, il ciac ciac della mano che si alza e si abbassa. E poi quando ha preso confidenza si comincia con il viso, con i capelli, se poi sperimenta con i piedi… beh, equivale a “camminare a piedi nudi nel parco”…non lo tratterrete più… Vi converrà fargli fare una bella doccia alla fine e la prossima volta mettete un bel foglio di nylon per terra.

C’è anche il bambino che invece ha paura di sporcarsi, tanta libertà lo disorienta, ma la tentazione è forte e dopo un po’ di indecisione prova a sfiorare con le dita il colore, è molliccio e umido e sicuramente farà una faccia schifata. Ma niente paura, incoraggiandolo un po’ e rispettando i suoi tempi, in men che non si dica diventerà un bravo pasticcione…!

I colori ci accompagnano tutta la vita, ci aiutano a capire, a comunicare, a guarire. 

Fin dai primi anni di vita è importante che il bambino possa manipolare il colore, sperimentare il piacere al tatto, alla vista. Egli non ha uno scopo ben preciso, sono le sensazioni che ne ricava quelle che contano, l’emozione di ciò che produce con il suo corpo, il lasciare una traccia indelebile di sè, appropriarsi dello spazio e farlo suo. Da tutto ciò attingerà maggiore sicurezza di sè e la capacità di esprimersi senza timori, in libertà e in piena autonomia.

Dalla manipolazione del colore, allo scarabocchio, fino alle prime rappresentazioni grafiche il bambino impara a conquistare uno spazio e i mezzi per esprimere se stesso e la sua creatività, per organizzare il suo mondo interiore. Egli esprime sensazioni e stati d’animo, narra, ragiona e mostra le proprie conoscenze, libero ed autonomo nella scelta di tecnica e materiali.
Le potenzialità del bambino se stimolate da un ambiente ricco e vario, trovano profonde possibilità di sviluppo nell’ambito dell’attività grafico-espressiva.

 

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