Nord e Sud Italia: le mafie ci uniscono

Due uomini attraversano l’Italia a piedi, uno parte da Nord e uno da Sud. Si incontrano a metà strada, si stringono la mano, si abbracciano, stringono un patto… “le mafie ci uniscono”.

La mano di un politico che stringe quella insanguinata di un mafioso e si sporca a sua volta. Un imprenditore del Nord e un camorrista che sotterrano insieme rifiuti radioattivi in aperta campagna. I manifesti e le cartoline per i 150 anni dell’Unità d’Italia che l’associazione ‘Da Sud’ distribuirà a partire da domani a Roma non sono celebrativi. Tutt’altro. Alla base c’è una campagna informativa, il cui titolo sintetizza bene i contenuti: ‘Fratelli d’Italia, sì, ma in nome delle mafie’.

13 Marzo 2011

“Fratelli d’Italia in nome delle mafie”:
campagna choc da domani a Roma

 

 


IL SANGUE DEL SUD

Ancora quattro soldati morti in Afghanistan. Questa volta alpini. A dire alpini si pensa alle Alpi. Alla gente di montagna rocciosa e asciutta, sobria, dura e tagliente come i dialetti delle valli. Spaccalegna, boscaioli. Le parole però, quasi tutte ormai, non raccontano la verità. Gli alpini sono ragazzi di Agrigento, di Taranto, di Caserta. Ragazzi che scelgono la vita militare anche – non solo, certamente: anche – perché assicura loro un mestiere e una vita dignitosa in luoghi dove è la criminalità organizzata l’unica multinazionale capace di sottrarti senza rischio di cassa integrazione alla disoccupazione, alla povertà, al niente. I giovani morti ieri sono di Siracusa, Lecce, Alghero. Era nato a Pisa il più “nordico” di tutti. Avevano fra venti e trent’anni. Se l’insensatezza di cui ci parla ogni morte in guerra può dare spazio ancora al ragionamento di questo sarebbe giusto parlare a partire da domani, pianto il lutto: del federalismo di guerra. Del fatto che muoiono in guerra (difensiva? Possiamo davvero chiamarla così?) soprattutto i ragazzi venuti dal Centro, dal Sud.
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Ho appena finito di leggere le quasi seicento pagine dello straordinario romanzo storico di Giancarlo De Cataldo: I Traditori. Racconta l’Italia che nasce, il Risorgimento cos’era. Un affresco in movimento di un’epoca resa odiosa dai libri di testo, una storia della quale nessuno ci ha mai raccontato – da ragazzi – la carne, i corpi, gli umori. Ne vorrei scrivere, ne scriverò. Due cose, intanto. Erano giovanissimi. Mazzini, Garibaldi, i Mille: erano adolescenti, i più vecchi ventenni. E’ stata una rivolta generazionale.

Tratto da un articolo di Concita De Gregorio
9 ottobre 2010

Le mafie in Italia

 

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