La fiaba dei tre porcellini

C’erano una volta tre porcellini che oramai erano diventati grandi e capaci di badare a se stessi. Un giorno giunse il momento di andare a vivere da soli, i tre fratelli misero le loro cose in tre fagotti, salutarono i loro genitori e s’incamminarono allegramente sulla strada verso il bosco.
Tutti e tre si divertirono molto ad avere tutta quella libertà, trascorsero la mattinata a giocare, ma dopo aver pranzato pensarono bene di costruirsi una casetta prima che facesse buio. Ebbero una lunga discussione e fecero vari progetti, alla fine decisero di costruire una casa per ciascuno, e si misero subito all’opera.

Il primo porcellino, che era il più giovane aveva ancora voglia di giocare perciò decise di costruire una casetta in poco tempo.
«Costruirò una casa di paglia – disse fra sé e sé – è leggera da trasportare e impiegherò poco tempo, così potrò andare a giocare ancora nel bosco» e andò a cercare la paglia.

Il secondo porcellino aveva la fama di essere pigro, così quando vide nella radura un gran mucchio di foglie e rami secchi, pensò di usarli per la propria casetta.
«Sono stato fortunato – pensò – non ho bisogno di affannarmi troppo per cercare il materiale con cui costruire la mia casa, queste foglie e questi rami andranno benissimo» e se la prese comoda, ma fece comunque in tempo ad andare a giocare ancora nel bosco.

Il terzo porcellino, che era il fratello maggiore e il più giudizioso dei tre, non riuscì a trattenersi dallo sgridare i fratelli quando vide le loro case.
«Certo, avete fatto in fretta – disse loro – ma le vostre abitazioni non sono solide e sicure! Io ho deciso di usare cemento e mattoni per la mia casa» e si mise subito al lavoro. Mentre impastava il cemento e trasportava pesanti pietre, i due porcellini non si curarono troppo delle parole del fratello e continuarono beatamente a giocare.
Finalmente tutte e tre le casette furono completate, ognuno di loro guardava soddisfatto la propria opera. Molto compiaciuti tra loro, dissero: «Che belle casette abbiamo costruito!» Erano infatti delle graziose casupole, ciascuna nel suo stile, e per completare l’opera insieme costruirono una lunga staccionata attorno alle case.

I giorni passavano e i tre porcellini vivevano in armonia, ognuno si era trovato un lavoro presso le vicine fattorie, mentre la sera andavano a giocare nel bosco o si fermavano a chiacchierare nel cortile delle loro case.
Ma una mattina la loro felice tranquillità fu improvvisamente turbata da una notizia che passava di bocca in bocca: un grosso lupo era stato avvistato nel bosco, occorreva avere prudenza!
«Dobbiamo stare molto attenti! – disse il fratello maggiore – i lupi se sono affamati sono animali pericolosi, non bisogna mai fidarsi di loro! Potete stare sicuri che se si accorgerà di noi cercherà il modo di acchiapparci!»
E avvenne proprio ciò che il porcellino aveva temuto.

Il lupo affamato un mattino presto passò vicino alle tre casette, e annusando l’aria percepì immediatamente l’odore dei tre porcellini. Guidato dal suo infallibile fiuto il lupo giunse fino alla porta della casa di paglia. Senza indugio bussò.
– Toc, toc!
«Chi è?» chiese il porcellino più giovane.
«Sono il lupo, caro amico, vengo a farti visita così possiamo conoscerci».
Ma il porcellino ricordando le parole del fratello maggiore si rifiutò di aprire. «No, no, non ti posso aprire» rispose deciso.
Il lupo s’infuriò, pensava sarebbe stata una facile preda. Poi diede un’occhiata attenta alla casa e si accorse che era fatta tutta di paglia.
«Piccolo sciocco – gridò il lupo – credi davvero di essere al sicuro nella tua casa di paglia? Adesso ti farò vedere io…» fece un bel respiro e cominciò a soffiare, e a soffiare sulla fragile casetta. Sembrò che si fosse scatenata una tempesta quando il porcellino spaventato fece appena in tempo a rifugiarsi nella casetta di legno del fratello.
«Aiutami fratellino, il lupo mi insegue!» esclamò chiudendosi la porta alle spalle. «Non temere, vedrai che qui saremo al sicuro!» lo rincuorò l’altro porcellino.

Pochi istanti dopo il lupo arrivò alla casetta di legno deciso ad usare l’astuzia.
– Toc, toc! – bussò alla porta.
«Chi è?» risposero insieme i due porcellini sbirciando dal buco della serratura.
«Sono il lupo e vi porto delle cose buone da mangiare. Sù, apritemi!»
«Nemmeno per sogno!» – risposero i due fratelli sprangando la porta.
Allora il lupo sempre più furioso gonfiò ancor più i polmoni e si mise a soffiare. Soffia e soffia, ci volle un po’ più di tempo, ma anche questa volta la casetta di rami e foglie esposta a tanta furia ben presto fu spazzata via. I due porcellini spaventati, corsero via riuscendo a salvarsi appena in tempo in casa del fratello maggiore.

Naturalmente il lupo li seguì fino alla casetta di cemento e mattoni e cominciò a soffiare con tutta la forza possibile ma non accadde nulla. Ormai esausto con la lingua a penzoloni pensò bene di ricorrere all’inganno.
– Toc, toc! – bussò alla porta.
«Chi è?» chiesero i tre porcellini.
«Sono il postino! – mentì il lupo – aprite! Ho una lettera dei vostri genitori da consegnarvi!».
«Non è vero, lupo bugiardo – disse il porcellino maggiore – sappiamo chi sei e non ti apriremo mai!»
«Allora sarà peggio per voi! – minacciò il lupo – non mi muoverò da qui! Prima o poi dovrete pur uscire di casa».

I tre porcellini non diedero bado alle parole del lupo e andarono a dormire convinti che se ne sarebbe andato. Il mattino seguente però il lupo era ancora lì, fuori dalla porta.
«Siamo perduti! – esclamò il più piccolo – questo lupo non ha nessuna intenzione di andarsene!».
«Lasciate fare a me! – disse il maggiore – mi è venuta un’idea!».
Si avvicinò alla porta e disse ad alta voce: «Questo lupo è proprio stupido! Fa la guardia alla porta di casa, ma noi non abbiamo intenzione di uscire, il cibo non ci manca e vi assicuro che sarà proprio lui il primo a morire di fame. E pensare che potrebbe entrare dal camino…».
«Già – dissero gli altri due assecondandolo – è proprio un lupo stupido! Non penserà mai di usare il camino per entrare in casa!» e con un po’ di legna accesero il fuoco.

Il lupo che aveva udito, confuso dalla fame pensò: «E così mi credono uno stupido! Ma ride bene chi ride ultimo!» e quatto quatto girò attorno alla casa e con un agile balzo fu sul tetto della casa e ignaro di ciò che l’aspettava, si infilò nel camino.
Dentro la casa intanto i tre fratelli stavano con le orecchie tese e udirono che il lupo lentamente si stava calando dal camino.
«Sta arrivando!» avvisò il primo porcellino.
«Presto…» esclamò il secondo.
«Alimentiamo il fuoco!» disse il terzo.
E una gran fiammata salì per il camino e raggiunse in pieno il lupo. «Aiuto! Aiuto! Al fuoco!» gridò il lupo e spiccò un gran balzo e con la coda bruciacchiata cominciò a correre a una velocità incredibile!
«Ahi! Ahi!» gridava dolorante il lupo, e giurò a se stesso che mai e poi mai avrebbe rimesso piede in quel bosco.

Finalmente i tre porcellini poterono uscire dalla casa ormai distrutta. «Urrà, urrà!!» gridavano saltellando dalla gioia vedendo il lupo fuggire ormai in lontananza. Felici e contenti organizzarono una gran festa con tutti gli animali del bosco.
Ovviamente dovevano costruire una nuova casa, e dopo la festa si misero subito al lavoro.
«Che ne dite se ne costruiamo una per tutti e tre?» disse il primo porcellino.
«Ma certo! Così staremo sempre insieme!»  osservò il secondo.
«E naturalmente la costruiremo con cemento e mattoni…» concluse il terzo.
In men che non si dica costruirono la loro casa a tre piani! I due fratelli minori avevano imparato la lezione e avevano lavorato di buona lena per la gioia del fratello maggiore. Pensate che per fare le cose per bene costruirono anche un ascensore!
Da quel giorno i tre porcellini vissero serenamente e per molti anni nella nuova casa, felici e contenti.

Da questa fiaba si può comprendere che la fretta e la pigrizia non sono buone compagnie di vita. Inoltre è necessario avere buone fondamenta per costruire qualcosa di duraturo. Occorre tempo, impegno e lungimiranza.

Nel diventare adulti inoltre si impara che quando si è in buona fede (i porcellini) non è detto che anche gli altri lo siano (il lupo). Occorre essere consapevoli dei rischi che si possono correre in determinate situazioni (il bosco), andare allo sbaraglio senza un minimo di cautela non è un buon modo di affrontare la vita. Ciò non toglie che occorre avere anche coraggio, acquisire consapevolezza e imparare a potersi fidare del proprio intuito (c’è sempre una vocina che ci suggerisce… bisogna solo imparare ad ascoltarla) e darsi da fare con impegno e volontà di farcela.

Le fiabe oltre che puro intrattenimento per grandi e piccini, possono aiutare nel periodo della crescita, evocando situazioni in cui il bambino si può riconoscere, riconoscere le proprie emozioni e offrire spunti per elaborare delle risposte alle difficoltà che può incontrare. Il lieto fine suggerisce che è possibile superare le paure e acquisire più sicurezza in sé.

I tre porcellini è una fiaba tradizionale europea di origine incerta. Venne pubblicata per la prima volta intorno al 1843 da James Orchard Halliwell-Phillipps, bibliografo e storico letterario britannico, che la incluse nella raccolta Nursery Rhymes and Nursery Tales, riprendendo un racconto orale antecedente. Di questa fiaba esistono diverse varianti.

 

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