L’invidia

L’invidia è come una palla di gomma
che più la spingi sotto e più ti torna a galla

Alberto Moravia, 1959

L’invidia è un sentimento latente che agisce di solito in maniera silenziosa e indiretta. Essendo un sentimento non manifesto, non dichiarato, non definito e chiaro come possono esserlo la gioia o l’affetto, esso viene a volte confuso con altre emozioni e non sempre se ne ha consapevolezza. Del resto esiste una sottile linea di confine tra invidia e gelosia.

È fonte di grande tormento.
Vivere in un costante bisogno di avere
ciò che non si possiede, fa soffrire intensamente.

L’invidia può essere rivolta verso una persona o un gruppo di persone in particolare, oppure essere generalizzata.
Quando una persona, o un gruppo di persone riscuotono successo, egli percepisce quel riconoscimento come se gli fosse stato negato, o estorto. Pur non impegnandosi seriamente per ottenerlo, sente a priori di averne diritto, e se conferito ad altri, certamente non lo meritavano.
L’invidia generalizzata è ancora più devastante in quanto rende la persona perennemente insoddisfatta e sofferente, e continuamente alla ricerca di un che di indefinito, che nella sua personale visione delle cose dovrebbe colmare il senso di bisogno che prova.

Ci si può liberare dell’invidia gustando le gioie che si trovano sul proprio cammino, svolgendo il lavoro che si deve svolgere, ed evitando di fare confronti con coloro che reputiamo, forse erroneamente, molto più fortunati di noi.

Bertrand Russell, La conquista della felicità, 1930

Si crea così un circolo vizioso: l’invidioso contesta la società che, secondo il suo punto di vista, ha sbagliato nell’attribuire fama, ricchezza o onorificenza, a chi non le meritava. A sua volta la società condanna l’invidioso in quanto ambizioso e superbo: pretendere un riconoscimento manca di quell’umiltà necessaria che lo rende degno di riceverlo.

L’invidia diviene manifesta quando il suo livello di intensità giunge a picchi talmente elevati da spingere la persona ad agire contro gli altri. L’invidioso più accanito, infatti, non si accontenta di ottenere ciò che appartiene ad altri, ma desidera al tempo stesso che le persone da esso invidiate perdano ciò che possiedono.
Vige la regola: se non posso ottenerlo, meglio che sia distrutto.

A questo punto il termine “invidia” dovrebbe forse essere sostituito con un altro più appropriato, come ad esempio “malignità” o “perfidia”.

Quanto più lo spirito si allarga, e tanto meno posto
vi possono trovare l’odio e l’invidia

Arturo Graf, Ecce Homo, 1908

Per superare l’invidia occorre uscire dal proprio egocentrismo, concentrarsi più su ciò che si fa, sui propri obiettivi per rendersi meno dipendenti dal giudizio altrui e coltivare le proprie differenze per non percepire il successo altrui come una diminuzione di sé, per non sentirsi in una perenne competizione dove si è tenuti a dimostrare in ogni circostanza il proprio valore. (“ansia da prestazione”).

È molto difficile vivere accanto a una persona con queste caratteristiche, in particolare per il suo continuo mettersi a confronto, innescare competizioni, che poi a guardare bene, non portano a nulla: siamo tutti diversi, siamo unici e ognuno per forza di cose raggiunge un risultato sempre diverso. E anche se si cercasse di “accontentare” questa persona “sacrificandosi”, è talmente insaziabile che si finirebbe per incentivare i suoi eccessi anzichè scoraggiarli.

A volte mi capita di dire “provo una sana invidia” per qualcosa o per qualcuno. Sana nel senso che è un sentimento positivo, che esprime un’ammirazione, non fine a se stessa o un’emulazione, ma che può rappresentare un input per mettersi in gioco e provare a fare, partendo dal principio: “se c’è riuscito lui/lei ci posso riuscire anch’io, mal che vada qualche risultato lo raggiungo comunque” l’importante è partire determinati.

C’è anche un altro aspetto che va considerato: a volte si invidiano le persone, pensando che per loro siano rose e fiori, quando invece magari la loro vita è costellata di grandi sacrifici o sofferenze, o anche di rinunce, di pentimenti, che mettendoci al loro posto non vorremmo dover fare. Ognuno infondo fa le sue scelte, secondo il proprio modo di concepire la vita.

Se a ciascun l’interno affanno
si leggesse in fronte scritto
quanti mai, che invidia fanno
ci farebbero pietà!

Pietro Metastasio, Giuseppe Riconosciuto, 1733

 


Gelosia – Adriano Celentano (1986)

 

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