Alberisti e presepisti – L’umanità si divide in due razze

L’umanità si divide in due razze: gli “alberisti” e i “presepisti”, a seconda se a Natale preferiscono fare l’albero o il presepe. Gli alberisti antepongono l’avere all’essere. A loro piace la ricchezza e più sono ricchi, più belli sono i loro alberi. Il presepe, invece, presuppone il sentimento. Lo si progetta nel corso dell’anno e ci si affeziona ai singoli pastori. Una pallina colorata che si rompe la si butta, un pastore, invece, non lo si butta mai. Se gli si rompe una gamba lo si nasconde dietro un cespuglio. Noi, a Napoli, avevamo un pastore soprannominato Pasqualino Passaguai a cui era rimasta solo la testa, ma zio Alfonso lo utilizzava lo stesso e gli faceva fare capolino da una finestrella. Nel presepe avevamo anche il cosiddetto “pastore della meraviglia”. Aveva la faccia stupita e le braccia spalancate perché aveva appena visto una cometa attraversare il cielo. Sul suo viso era possibile leggere lo stupore e la felicità. Si dice che quando nacque Gesù i fiocchi di neve, per soli cinque secondi, si fermarono a metà strada tra il cielo e la terra.

Luciano De Crescenzo, I pensieri di Bellavista, 2005

 

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