Alberi e uomini

Un arbero d’un bosco
chiamò l’ucelli e fece testamento:
“Lascio li fiori ar mare,
lascio le foje ar vento,
li frutti ar sole e poi
tutti li semi a voi.
A voi, poveri ucelli,
perché me cantavate le canzone
ne la bella staggione.
E vojo che li stecchi,
quanno saranno secchi,
fàccino er foco pe’ li poverelli.
Però v’avviso che sur tronco mio
c’è un ramo che dev’esse ricordato
a la bontà dell’ommini e de Dio.
Perché quer ramo, semprice e modesto,
fu forte e generoso: e lo provò
er giorno che sostenne un omo onesto
quanno ce s’impiccò.”

Trilussa, Er testamento d’un arbero 1934

Quello di Trilussa (1871-1950) appare come un monito all’uomo che ha perso i contatti con la propria natura, sostituendo l’essenziale con il superfluo, un mondo artificioso e subdolo dove l’uomo onesto e puro di cuore non riesce a trovare spazio. Così come è la società di oggi, dove l’onestà e l’amore (riprendendo un tema del film La grande bellezza) “sono stati messi all’angolo“.

Trilussa fu il terzo grande poeta dialettale romano comparso sulla scena dal XIX secolo in poi, con un linguaggio arguto, appena increspato dal dialetto borghese, ha commentato circa cinquant’anni di cronaca romana e italiana, dall’età giolittiana agli anni del fascismo e a quelli del dopoguerra. La corruzione dei politici, il fanatismo dei gerarchi, gli intrallazzi dei potenti sono alcuni dei suoi bersagli preferiti.
Ma la satira politica e sociale, condotta d’altronde con un certo scetticismo qualunquistico, non è l’unico motivo ispiratore della poesia trilussiana: frequenti sono i momenti di crepuscolare malinconia, la riflessione sconsolata, qua e là corretta dai guizzi dell’ironia, sugli amori che appassiscono, sulla solitudine che rende amara e vuota la vecchiaia.

L’albero ha un significato cosmologico: con i suoi forti rami si estende verso l’alto e saldo nelle sue radici penetra in profondità, andando a costituire il perno dell’universo che attraversa cielo, terra e oltretomba e che funge da collegamento tra le zone cosmiche.

Un pioppo c’è sulla Karlsplatz,
in mezzo a Berlino, città di rovine
e chi passa per la Karlsplatz
vede quel verde gentile.

Nell’inverno del Quarantasei
gelavano gli uomini, la legna era rara,
e tanti mai alberi caddero
e fu l’ultimo anno per loro.

Ma sempre il pioppo sulla Karlsplatz
quella sua foglia verde ci mostra:
sia grazie a voi, gente della Karlsplatz,
se ancora è nostra.

Bertolt Brecht, Il pioppo di Karlsplatz 1950

La poesia fa riferimento a un fatto realmente accaduto in tempo di guerra, situazione in cui ognuno sarebbe stato compreso se avesse ceduto al bisogno.

Nella Karlsplatz, piazza del centro di Berlino, si leva un pioppo, rispettato e amato dagli abitanti della zona come una persona di famiglia, perfino nel freddo inverno del 1946, quando Berlino era ridotta ad un cumulo di macerie.
La legna per riscaldarsi era rara; ma i berlinesi si recarono altrove a tagliare alberi, nelle foreste. Terminata la guerra, quel pioppo rimase intatto al centro di una piazza circondata da rovine, a testimoniare che anche tra gli orrori della guerra può manifestarsi una civiltà migliore.
Nella drammatica prospettiva di un’umanità avviata all’autodistruzione per i guasti profondi dovuti all’inquinamento, quell’albero può essere il simbolo della natura che ciascuno di noi deve impegnarsi a rispettare e salvare.
Come il poeta, altri potranno domani dirci «grazie a voi, se è ancora nostra»
.

Bertolt Brecht (1898-1956) poeta e drammaturgo tedesco tra i più grandi ed influenti del Novecento, le cui opere offrono una grande varietà di storie e casi umani, o rivisitazioni di drammi storici che ancora oggi sanno incantare il pubblico per la loro arguzia, modernità e impostazione scenica.

L’intera storia dell’umanità è dominata dalle guerre, dalla lotta dell’uomo contro altri uomini. Combattere non solo per imporre il proprio potere sugli altri, ma per affermare l’idea stessa di grandezza, di forza, di potenza, di dominio e tutto questo però privandosi del dominio della ragione. La vittoria, infatti, finisce con l’essere solo un fatto nominale: vincitori e vinti sono entrambi stremati, entrambi sottomessi dall’urgenza della fame, costretti a vivere nel disagio, nella povertà.

(Commento sulla poesia “La guerra che verrà” di Bertolt Brecht, 1961)

L’albero è un elemento naturale, si rigenera sempre con il passare delle stagioni: perde le foglie, secca, sembra morire, ma poi ogni volta rinasce e recupera il suo splendore.

TU NON SAI

Tu non sai:
ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi
camminano o diventano sogni.
Pensa che in un albero
c’è un violino d’amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta
in un crepaccio e poi diventa vita.
Te l’ho già detto:
i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire.

Alda Merini

 


Primavera – Ludovico Einaudi (2006)

Esiste una fratellanza fra alberi e uomini:
sono fratelli nel percorso evolutivo dell’universo.

Friedensreich Hundertwasser

Hundertwasserhaus è un complesso di case popolari costruite a Vienna dall’architetto e artista Friedensreich Hundertwasser. Si trova nel quartiere di Landstraße, a est del centro città.
L’artista ha voluto infondere allegria e gioia di vivere ai 50 appartamenti delle persone meno abbienti della città, costruendo le varie strutture usando linee morbide. In tutto il complesso non vi sono infatti spigoli vivi. Le facciate sono dipinte a colori vivaci e decorate con ceramiche colorate.
In ogni terrazza vi sono giardini pensili che servono a portare il verde in ogni abitazione. La creazione di questi ultimi, in particolare, è un chiaro riferimento ad uno dei concetti chiave dell’artista, secondo cui tutto ciò che si espande in orizzontale appartiene alla natura e tutto ciò che si innalza al cielo, all’uomo. Molti materiali utilizzati, come, ad esempio, le ceramiche delle decorazioni delle facciate, sono di recupero.

L’arte dovrebbe essere positiva, libera,

romantica, bella come un gioiello

qualcosa di cui non si possa fare a meno

 Friedensreich Hundertwasser

Friedensreich Hundertwasser (1928-2000) pittore, scultore, architetto ed ecologista austriaco. Anticipò alcuni concetti di bioarchitettura e si definì medico dell’architettura nel suo manifesto del 24 gennaio 1990.
La sua opera pittorica mostra una genuina invenzione poetica combinata con un’estrema raffinatezza di espressione. La sua irrequieta personalità si rivela attraverso una sorta di originale astrattismo cromatico, in cui il motivo della spirale ritorna insistentemente a rappresentare l’ossessione della continuità e il desiderio dell’esplorazione interiore. Egli stesso ha definito la sua pittura “transautomatismo“, affermando di giungere alla creazione passando per i vari gradi del subcosciente, con uno svolgimento ininterrotto, fino a ottenere immagini totalmente liberate dalle apparenze.


BOSCO VERTICALE

Bosco Verticale è il grattacielo coperto di alberi costruito a Milano e progettato dall’architetto italiano Stefano Boeri. Pluripremiato, è stato eletto “Best Tall Building Worldwide” per l’anno 2015, cioè miglior grattacielo in tutto il mondo, più bello e innovativo, scelto tra grattacieli di tutti i continenti, dal Council on Tall Buildings and Urban Habitat, un’associazione che si occupa di sostenibilità ambientale e grattacieli.
Il Bosco Verticale rientra nel Progetto Porta Nuova, finalizzato alla riqualificazione e valorizzazione del quartiere storico Isola di Milano, sono due grattacieli alti rispettivamente 111 metri e 76 metri, costruiti tra il 2009 e il 2014 con ampie terrazze in cui sono stati piantati oltre mille alberi, piccoli cespugli e piante da fiore. Un progetto sperimentale per creare un nuovo tipo di abitazioni, con cui si cerca di riallacciare il rapporto dell’uomo con la natura in città in cui spesso mancano spazi verdi. Frutto della collaborazione tra Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra e Stefano Boeri, che racconta in un’intervista a Radio Deejay le conoscenze apprese, le scelte fatte e le precauzioni prese per rendere attendibile tale progetto.
Davvero suggestive le riprese fatte utilizzando un drone, un velivolo controllato dal computer a bordo sotto il controllo remoto di un navigatore o pilota.


LA TORRE UNICA

La torre di Unica, il nuovo complesso amministrativo e istituzionale della Regione Piemonte che sorge a Torino, sarà caratterizzata da grandi aree verdi «Ogni dieci piani ci saranno dei giardini interni alti due piani e in cima realizzeremo un grande giardino a cielo aperto, magari con alberi da frutta del Piemonte, che sarà circondato da una vetrata alta 20 metri e sarà visibile anche da lontano» precisa l’architetto italiano Massimiliano Fuksas, professionista tra i più noti sulla scena internazionale, che ne ha curato il progetto.
Il grattacielo consta in tutto di 42 piani, l’ultimo adibito a giardino pensile mentre gli altri 41 piani ospiteranno, riunendo in un’unica sede, gli uffici dell’ente regionale sparsi nel territorio. Gli ultimi due piani è previsto siano aperti al pubblico almeno una volta la settimana in modo da permettere ai visitatori di bere o mangiare qualcosa, ammirare i giardini interni, godere del panorama e conoscere le peculiarità del territorio piemontese.
Costruito con tecniche all’avanguardia, con un impianto fotovoltaico di 1000 metri quadrati, l’impiego di materiali tipicamente piemontesi come il marmo delle Alpi e la pietra di Luserna, il progetto originale prevede mosaici in alcuni bagni e diversi colori che andranno a caratterizzare ciascun piano del palazzo. Il grattacielo punta ad essere l’opera che darà il via al progetto di riassetto e riqualificazione dell’area urbana Avio-Oval, con l’obiettivo di trasformare un’area post industriale dismessa e abbandonata in un luogo catalizzatore della vita cittadina. Un progetto in cui rientrano:

  • l’area ex Fiat Avio (di proprietà della Regione), che in passato fu occupata da uno stabilimento della Fiat Aviazione, ad oggi demolito. L’azienda italiana venne fondata da Fiat nel 1908 ed operava nel settore aeronautico e aerospaziale, sia in Italia che all’estero con diverse sedi commerciali e 10 insediamenti produttivi. Divenuta Fiat Avio nel 2003, in concomitanza con la crisi del settore automobilistico, viene venduta a un Consorzio formato per la maggior gran parte dal fondo americano The Carlyle Group, che nel 2006 cede la sua parte al fondo inglese Cinven, e in minor parte da Finmeccanica S.p.A., primo gruppo industriale italiano nel settore dell’alta tecnologia e tra i principali attori mondiali in difesa, aerospazio e sicurezza.
    Nel 2012 la multinazionale statunitense General Electric acquisisce il settore aereonautico di Avio, cambiando nome in Avio Aero; il settore spazio rimane ai precedenti partner, la società inglese Cinven e Finmeccanica (oggi Leonardo, nome con cui si è identificata Finmeccanica a partire da aprile 2016 il cui maggiore azionista è il Ministero dell’economia e delle finanze italiano).

  • La struttura olimpica Oval, costruita in occasione dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006, uno stadio destinato alle gare olimpiche di pattinaggio di velocità. Costruito tra l’area del Villaggio Olimpico e a ridosso dell’area polifunzionale del Lingotto, che fu uno dei principali stabilimenti di produzione della fabbrica automobilistica FIAT, l’Oval dopo i Giochi olimpici è diventato un’area espositiva e fieristica integrata nella struttura del Lingotto Fiere.

  • L’area di proprietà di RFI (Rete Ferroviaria Italiana), per la quale è prevista una nuova stazione “a ponte” sulla fascia dei binari, in grado di ricucire le due parti della città ora separate (Mirafiori e Lingotto), garantendo a tutta l’area una migliore accessibilità.

In corrispondenza della torre di Unica è prevista anche una nuova fermata della metropolitana. I terreni circostanti sono destinati alla costruzione di nuovi complessi residenziali, commerciali e di servizio e a un grande parco urbano di 25 mila metri quadrati.

«Il problema dei luoghi da distruggere non è mai estetico, è sempre legato ai luoghi del malvivere e l’architettura in fin dei conti, a un certo punto, deve essere sostituita dalla vita quando non funziona»

Massimiliano Fuksas

A PIANTAR UN ALBERO

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