Confucianesimo

Il Confucianesimo o più correttamente “scuola dei letterati” (rujia) risale a circa 2550 anni fa, si sviluppò intorno all’opera di Kong fuzi (Confucio), filosofo cinese che visse nella Cina del VI e V secolo a.e.v., in un periodo di transizione in cui assunse il valore di diga al disfacimento morale e spirituale.

Inizialmente più che una religione fu una scuola di pensiero secondo cui soltanto i valori dello spirito possono dare all’uomo la forza per affrontare la realtà quotidiana, principio di indiscutibile dimensione religiosa.

Modello della società:

La famiglia: il primo ambito sociale in cui l’uomo impara ad essere autentico. Il figlio apprende la pietà filiale: deve al padre rispetto e sostegno nella vecchiaia, mentre il padre gli assicura protezione e lo aiuta a formarsi.

La società civile: il secondo ambito in cui i singoli individui dovranno adempiere i loro doveri solo seguendo motivazioni sociali, obblighi naturali, mai per profitto personale.

Lo Stato: il terzo ambito viene concepito come una grande famiglia, il cui capo è esempio di integrità morale e dedizione disinteressata.

 

CONFUCIO

Kong fuzi nacque nell’odierna località di Zhufou, principato di Lu, anche se la sua vita è avvolta nella leggenda sembra che non abbia avuto una esistenza particolarmente brillante per incarichi o impegni.
Inizialmente fu al servizio della famiglia feudale di Qi, come sovrintendente dei granai e dei campi, a ventidue anni divenne insegnante, circondandosi di ragazzi di tutte le condizioni. Momento determinante di una esistenza fino ad allora grigia fu il viaggio che intraprese a Luoyi dove compì ricerche, e dove sembra sia avvenuto l’incontro con il fondatore del taoismo, Lao-zi.
Dal viaggio Confucio tornò con la fama di saggio stimato e rispettato, si impegnò con il suo insegnamento a riformare la società, sia in senso politico-sociale che in senso religioso, reinterpretando le antiche norme e le antiche dottrine affinché fossero di aiuto per il presente.
Caduto in disgrazia presso il principe Ding di Lu, di cui era nel frattempo diventato ministro, Confucio trascorse gli ultimi anni della sua vita peregrinando per tutta la Cina, insieme con i suoi discepoli, occupandosi altresì di poesia e musica. Si dedicò anche alla raccolta delle testimonianze e memorie dell’antichità, contribuendo direttamente o indirettamente alla costituzione dei Cinque Libri classici del Confucianesimo.

 

Gli scritti canonici

I Cinque Libri Classici
il Libro dei mutamenti o Yijing: manuale di divinazione
il Libro delle storie o Shujing: raccolta di documenti
il Libro delle odi o Shijing: composizioni poetiche
il Libro dei riti, o Liji: trattati molto antichi
gli Annali della Primavera e dell’Autunno o Chunqiu.

I Quattro Libri
i Dialoghi (Lunyu):  raccolta di insegnamenti del maestro tramandati dai discepoli;
il Grande Studio (Daxue): raccoglie i temi della filosofia e del pensiero politico;
il Giusto Mezzo (Zhongyong): indicato nell’equilibrio interiore;
il Libro di Mencio (LijiMengzi): raccolta di conversazioni, breve trattato politico-filosofico.

“Non istruite un allievo che quando questi abbia veramente voglia di conoscere ma è incapace di conoscere senza l’aiuto altrui, non illuminate un allievo che quando questi brucia di voglia di esprimersi ma non riesce a dire ciò che ha nel cuore.”

Le due virtù fondamentali: la virtù è una ricchezza interiore che ognuno può acquisire, dal momento che la natura umana di per sé non è né buona né cattiva; da qui l’importanza di una giusta educazione.

La rettitudine (yi) è l’imperativo categorico che proibisce a ogni uomo di venire meno ai doveri derivanti dalla sua posizione nella società

L’umanità (ren), è la sensibilità umana, che consiste nell’amare il prossimo, cui non si deve fare ciò che non si desidera sia fatto a se stessi.
Essere virtuosi, per Confucio, significa avere autocontrollo, moderazione e saper agire con giustizia, a imitazione degli antichi.
Prima di ricercare Dio (che coincide col “Cielo”), l’uomo deve conseguire questi prerequisiti umani attraverso l’educazione e l’autoeducazione.

A chi gli chiedeva di parlargli dell’aldilà, Confucio rispose: “Non abbiamo ancora imparato a conoscere la vita, come potremo conoscere la morte?”

Il Confucianesimo non prevedeva rivelazioni, dogmi, sacramenti, miracoli, cosmogonie e apocalissi. L’insegnamento di Confucio forniva sia il codice pubblico di comportamento (che regnanti e funzionari dovevano rispettare), sia il codice privato della vita familiare. Il fine dell’etica confuciana sarà quello di formare dei saggi, cioè dei nobili di spirito, e se non si raggiungerà tale scopo gli uomini si comporteranno come degli stolti.

Per approfondire: Storia delle Religioni

Alcuni principi di Confucio

Esistono tre modi per imparare la saggezza:
primo, con la riflessione, che è il metodo più nobile;
secondo, con l’imitazione, che è il metodo più facile;
terzo, con l’esperienza, che è il metodo più amaro.

Imparare senza riflettere o riflettere senza imparare non vi porta alla buona comprensione.
Imparare e riflettere sono due principi essenziali della sua filosofia.

Imparare senza mai soddisfarsi, insegnare senza mai stancarsi.
È il suo motto.

Se si incontra un saggio bisogna seguire il suo esempio; se costui non è un saggio, bisogna fare un giro su se stessi.
Questa massima vuol dire che si deve prendere l’altro, che sia saggio oppure no, come uno specchio per esaminarsi, al fine di trovare il buon esempio e trarne la lezione.

Quando io so, dico che so,
quando io non so, dico che non so,
ecco ciò che si chiama sapere.

Se vedi un affamato non dargli del riso:
insegnagli a coltivarlo.

In un paese ben governato la povertà è qualcosa di cui ci si deve vergognare.
In un paese ben governato, è vergognosa la ricchezza.

Se pensi in termini di anni, pianta un seme;
se pensi in termini di decenni, pianta alberi;
se pensi in termini di centenni, insegna alla gente.

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