Svilupparsi


Attenzione: contenuto potenzialmente sensibile, non adatto ai minori d’età.


 

Guardo mia figlia: dal mattino alla sera il suo corpo è la sua casa. Vive in esso e con esso. Quando corre per la cucina impegna tutta se stessa. Ogni muscolo del suo corpo si muove quando ride, quando piange. Quando strofina il suo organo non prova nessun imbarazzo, non teme di fare qualcosa di male.
È bello stare con lei; talvolta penso che sia più lei un modello per me che io per lei. Di quando in quando provo gelosia per la facilità con cui vive nella sua pelle. Voglio tornare ad essere bambina. È così difficile recuperare la sensazione del corpo come casa.

Alla nascita, noi amiamo il nostro corpo. In noi il senso della nostra sessualità è stato plasmato da numerose esperienze e memorie infantili.

LA SESSUALITÀ

La sessualità è una componente normale della vita umana. Tuttavia, i comportamenti sessuali considerati normali variano notevolmente in uno stesso ambito culturale e da una cultura all’altra. Difatti, risulta impossibile definire la sessualità “normale”. Esistono ampie variazioni non solo nell’ambito del comportamento sessuale “normale”, ma anche nella frequenza o nel bisogno di soddisfacimento sessuale. Alcuni soggetti desiderano praticare attività sessuale più volte al giorno, mentre altri sono soddisfatti da un’attività poco frequente (per esempio, praticata poche volte l’anno).
Anche se per i giovani risulta spesso difficile credere che gli anziani manifestino ancora desideri sessuali, la realtà dimostra che, nella maggior parte dei casi, il sesso rimane una componente importante e soddisfacente fino all’età avanzata.
I problemi legati alla funzione sessuale, come i disturbi dell’erezione negli uomini e la dispareunia (dolore avvertito durante un rapporto sessuale), il vaginismo o l’anorgasmia nelle donne, coinvolgono ogni fascia d’età, sebbene tendano a essere più frequenti negli anziani.

L’attitudine sociale verso la sessualità varia nel tempo. Esempi di tali cambiamenti si possono osservare nel caso della masturbazione, dell’omosessualità e dei rapporti sessuali con più partner.
La funzione sessuale normale coinvolge la mente (pensieri ed emozioni) e il corpo (compresi i sistemi nervoso, circolatorio ed endocrino) determinando una risposta sessuale. Questa comprende:
– il desiderio (o libido), è la volontà di intraprendere un rapporto sessuale. Può essere stimolato da pensieri, parole, immagini visive, odori o sensazioni tattili;
– l’eccitazione, è lo stimolo sessuale, il primo stadio  del ciclo della risposta sessuale;
– l’orgasmo, è il picco o l’acme  dell’eccitazione sessuale;
– la risoluzione, è una sensazione di benessere e un rilassamento muscolare diffuso che seguono l’orgasmo.
La funzione sessuale subisce l’influsso di fattori fisici e psicologici, come cultura, emozioni, età, precedenti esperienze sessuali, uso di farmaci e presenza di patologie.

Tratto da Il manuale della salute per tutta la famiglia – Merck, Raffaello Cortina editore, Springer 2004

 

Di sesso apertamente non si parlava nella maggior parte delle famiglie, il nome dei genitali che ci veniva insegnato era un eufemismo. Dall’imbarazzo, dai “no” che ci arrivavano quando cominciavamo per natura ad esplorare la vulva, la vagina e il clitoride, deducemmo che il sesso era sporco e “certe” parti del corpo vergognose, capaci di far del male.
Abbiamo appreso da quello che non si diceva, tanto quanto da quello che si diceva. Fratellino e sorellina arrivavano come “portati dalla cicogna”, e nessuno ci spiegava la gravidanza di nostra madre. Non dimostrandosi apertamente affettuosi l’uno con l’altro, stando attenti a non farsi vedere nudi da noi, i nostri genitori ci trasmettevano un messaggio ben preciso.

Quando avevo sei anni salii sul lavabo della stanza da bagno e mi guardai nuda nello specchio. Improvvisamente mi accorsi di avere tre diverse aperture. Ero molto eccitata della scoperta e corsi giù ad annunciarlo a tutti. “Ho tre buchi.” Silenzio. “A che cosa servono?” domandai. Silenzio più pesante di prima. Ebbi la sensazione che tutti fossero a disagio e mi risposi da me. “Uno sarà per la pipì, l’altro per la popò e il terzo per il dudù.” Sospiro di sollievo: nessuno doveva rispondere alla mia domanda. Ma capii una cosa, che domande del genere non erano previste, sebbene a quei tempi non mi rendessi conto di che genere si trattasse…

Fin dalla nascita il trattamento a noi riservato è diverso da quello dei maschietti. Neonate, gli adulti ci maneggiano diversamente. Differenti sono i giocattoli: bambole invece di scatole di costruzioni; differenti i vestiti: abitini da non sporcare invece di pantaloni sciatti, borsette che impicciano i movimenti invece di tasche. Con gli anni le distinzioni tra maschi e femmine diventano discriminazioni e ci vengono ripetute in tante maniere che anche noi finiamo per crederci. Noi siamo emotive, loro razionali; noi delicate e loro goffi; noi amiamo la casa, loro sono sportivi. Noi facciamo bambini e amicizie, loro idee e oggetti; noi saremo mogli e madri, loro postini, medici, uomini d’affari. Nel caso migliore ci dichiareranno marito e moglie. Così fin da bambini impariamo a spartire tra di noi le modalità dell’essere, spartizione che influenza profondamente l’esperienza della sessualità.

Per approfondire: Dalla parte delle bambine – L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita

Adolescenti, i nostri corpi in sviluppo sono di solito un mistero per noi. Scopriamo che il canone della bellezza è uno solo: un canone commerciale, hollywoodiano. La televisione ci vende i suoi prodotti perchè noi ci tormentiamo per i nostri seni, i capelli, le gambe, la carnagione che non saranno mai e poi mai all’altezza. Perdiamo il rispetto per la nostra unicità, per il nostro odore, le nostre forme personali, il nostro modo di fare. Ci confrontiamo agli altri per rassicurarci di essere, malgrado tutto, a posto. Impariamo a giudicare noi stesse sul metro degli altri e delle immagini dei mass media: confronto continuo che induce alla competitività, separandoci le une dalle altre.

A causa di un difetto fisico (labbro leporino, spina bifida) che mi rendono diversa nel corpo, tutto il mio essere viene percepito e trattato come diverso. Dal mio corpo derivano a me e agli altri sensi di colpa, di negatività, di rabbia, di rifiuto. Le sole persone che l’hanno toccato appartenevano al personale ospedaliero, con tutta la freddezza e il distacco clinico, ed è stato per farmi provare dolore.
Non ho mai pensato che il mio corpo di per sè potesse piacere e creare piacere.
Col mio corpo sfigurato e invalido, io sono “desessuata” sia dalla società che da me stessa. Non mi accorsi mai della mia sessualità fino a ventidue anni, quando il mio sviluppo emotivo e sociale mi diede modo di formare rapporti nell’ambito dei quali si sviluppò un’attrazione sessuale verso di me. Una tredicenne ha più cognizioni, abilità e coscienza della propria femminilità di quante ne avessi io!
Ho lottato per identificarmi con la mia “femminilità” e per accettarla. Priva di aiuto, ho dovuto lottare da sola. Mi ero sempre chiesta: “Nonostante le mie minorazioni, sono una persona?” Ora mi chiedo anche: “sono una donna?”

E quel che è peggio, ci sentiamo isolate: chi altri può essere brutta, insipida, infelice come me? Una pubblicità di assorbenti igienici raddoppia in noi la solitudine e la vergogna: “Durante quei giorni siate la sola a saperlo”.
Anche se avvertite che le prime mestruazioni sono un avvenimento importante un segnale del nostro diventare “vere donne”, molte di noi non si rallegrano di questa transizione perchè non hanno imparato ad accettare i loro processi corporei come normali e desiderabili.
Di fatto, cosa abbiamo appreso di positivo sul sesso, nell’adolescenza? Abbiamo dovuto attendere fino ai vent’anni, se non ai trenta, per imparare finalmente che noi possediamo l’unico organo sessuale umano non riproduttivo, il clitoride. La sua sola funzione è la sensazione sessuale, il clitoride con l’area circostante (monte di Venere e piccole labbra) ha il ruolo più importante in quell’accumulo di tensione senza il quale non si arriva all’orgasmo. La distinzione operata tra orgasmo vaginale e orgasmo clitorideo rappresenta, sottolineato, un mito. Nessuno di noi, o quasi, ne ha sentito parlare durante gli anni dello sviluppo. Ora dobbiamo imparare a essere orgogliose della nostra sessualità nonostante tutte le esperienze che ci hanno indotto a reprimerla.
Ricordando gli anni dell’adolescenza, noi vogliamo aiutare le nostre figlie a crescere in un modo diverso, con un’idea più sana del proprio corpo e della propria sessualità.

LA VERGINITÀ

Insomma, che cosa significa verginità? È certamente uno stato fisico, ma, cosa ben più importante, è uno stato mentale. Quelle di noi che sono cresciute in famiglie religiose sono convinte che perdere la verginità prima del matrimonio sia un peccato.
Gran parte di noi, collega il sesso al matrimonio: e il fatto che al matrimonio sia collegata la verginità ci costringe spesso a sposarci impreparate, senza riflettere sulla nostra scelta.
Oggi la sollecitazione a compiere esperienze sessuali è forte tanto quanto un tempo la costrizione alla verginità.
Gli uomini l’hanno sempre fatta lunga sulla rottura dell’imene. I manuali sul matrimonio dedicano capitoli interi all’argomento. I pornografi lo sfruttano.
Il primo rapporto sessuale spesso non è doloroso. L’uomo non ha bisogno di essere un ariete, la donna non deve necessariamente strillare o svenire. La mitologia (i miti che ritornano nel tempo e abbracciano diverse culture, come ad esempio il mito della “vagina dentata”, della sporcizia mestruale e così via) distorce la realtà per rappresentare le donne più deboli e gli uomini più aggressivi di quanto non siano.
Quando scegliete di iniziarvi al rapporto sessuale con un amico, cercate insieme di farne un’esperienza gradevole e gioiosa. Concedetevi tempo e spazio e imparate a conoscere il vostro corpo, sia da sole che con il partner: tempo e spazio miglioreranno il rapporto nel presente e porranno basi positive per il futuro.
Comunicatevi sensazioni e paure, leggete insieme testi sull’argomento, parlate del controllo delle nascite e scegliete in anticipo un sistema. Passate insieme qualche ora esplorando il vostro corpo (guardando, toccando, sentendo l’odore e il gusto). Potete arrivare insieme all’orgasmo senza coito, e imparare ad eccitarvi e a darvi piacere a vicenda. Potete cominciare da sole ad allargarvi l’imene, poi continuare insieme. Può dare qualche fastidio o si può sentire un leggero strappo con perdite di sangue, l’imene è una membrana cedevole che circonda in parte o del tutto l’apertura della vagina e in parte la chiude, ha forme e dimensioni diverse. Gran parte del fastidio si può evitare rimandando la penetrazione a quando sarete eccitate al massimo e la vagina sarà ben lubrificata.
Se la prima esperienza sessuale non corrisponde a quanto speravate o immaginavate, se siamo in molte a sentirci deluse dopo il primo rapporto, come in ogni cosa si migliora con il tempo e con la pratica e per quasi tutte l’esperienza successiva ha cambiato la situazione.

TENDENZE OMOSESSUALI

Alla nascita tendiamo per istinto a fare tutto il possibile per provare piacere; bisognose di tenerezza, calore e piacere sensuale, li cerchiamo in chiunque ce li offra. A poco a poco ci istruiscono a dirigere queste tendenze sensuali – e sempre più esplicitamente sessuali – verso l’altro sesso: ma dentro ciascuna di noi l’originaria attrazione sensuale-sessuale verso entrambi i sessi rimane.
La società, tramite i genitori, la scuola e la chiesa, ci insegna che le tendenze omosessuali sono peccato e malattia: e molte di noi ne rimangono atterrite. Ci hanno reso difficile riconoscere, non parliamo di accettare, l’attrazione sessuale per le altre donne; ci hanno separato, per paura, dalle donne che rispondono apertamente a questa attrazione.

Quando avevo sette o otto anni, la mia migliore amica era Susan. Ci volevamo molto bene e andavamo in giro abbracciate. Poi sua sorella maggiore ci disse di smettere perchè sembravamo lesbiche, e così ci limitammo a tenerci per mano.

Non bisogna rinnegare l’attrazione omosessuale: come le fantasie, sono parte di noi e sta a noi se accettarle o no. Possiamo goderne, esplorare la dimensione che aggiungono all’amicizia, anche senza realizzarle mai se non vogliamo. Quelle di noi che scelgono di rispondere al’attrazione omosessuale devono essere in grado di farlo senza sottostare a giudizi moralistici. È nostro diritto, come esseri umani, indagare ed esprimere le nostre sensazioni, purchè non danneggino gli altri.
Etichette come omosessuale ed eterosessuale non fanno che dividerci: siamo tutti esseri sessuali.

L’OMOSESSUALITÀ

Come la masturbazione, oggi l’omosessualità, non è più considerata patologica dai medici e viene ampiamente riconosciuta come una forma di orientamento sessuale presente sin dall’infanzia. Circa il 4-5% degli adulti pratica esclusivamente relazioni omosessuali per tutta la vita, con un ulteriore 2-5% di soggetti che, periodicamente, vive rapporti sessuali con ambo i sessi (bisessualità).
Gli adolescenti possono avere esperienze con soggetti dello stesso sesso, ma ciò non implica necessariamente un orientamento di tipo bisessuale in età adulta.
Gli omosessuali scoprono di essere attratti da individui dello stesso sesso, come gli eterosessuali percepiscono un’attrazione verso il sesso opposto. L’attrazione sembra il risultato di influenze biologiche e ambientali e non la conseguenza di una scelta. Quindi, il termine popolare “preferenza sessuale” ha poco senso in materia di orientamento sessuale.
La maggior parte degli omosessuali vive bene il proprio orientamento sessuale, nonostante il peso della disapprovazione e dei pregiudizi sociali. Tale adattamento richiede molto tempo e un notevole stress psicologico.
Molti omosessuali, uomini e donne, percepiscono un atteggiamento di chiusura nelle relazioni sociali e sul posto di lavoro, fattori che aggravano il disagio. La discriminazione basata sull’orientamento sessuale (o sulla percezione di un certo orientamento sessuale) resta assai diffusa.

Tratto da Il manuale della salute per tutta la famiglia – Merck, Raffaello Cortina editore, Springer 2004

 

LA MASTURBAZIONE

Fin dalla nascita noi cerchiamo di procurarci sensazioni piacevoli toccandoci e giocando con il nostro corpo: esperienze che a volte sono esplicitamente sessuali. I bambini, maschi e femmine, sono in grado di sperimentare l’orgasmo, e lo sperimentano, fin dal primo anno di vita.

LA MASTURBAZIONE

Un tempo considerata una perversione e persino una causa di malattia mentale, la masturbazione viene oggi riconosciuta come una normale attività sessuale durante tutta la vita. Secondo le stime, oltre il 97% degli uomini e l’80% delle donne si masturbano. In genere, è più frequente negli uomini anche se sono coinvolti in una relazione sessuale gratificante.
Sebbene la masturbazione sia normale e venga spesso raccomandata come un modo per fare “sesso sicuro”, può generare sensi di colpa e sofferenza psicologica a causa della disapprovazione degli altri. Tale stato può provocare notevole sofferenza e persino condizionare le prestazioni sessuali.

Tratto da Il manuale della salute per tutta la famiglia – Merck, Raffaello Cortina editore, Springer 2004

 

Dai genitori e poi dalla scuola e dalla chiesa molte di noi hanno appreso che questo gioco piacevole non doveva continuare: alcune hanno obbedito, altre no, ma quasi tutte, arrivate all’adolescenza, abbiamo pensato che masturbarsi sia male. Se lo facevamo provavamo senso di colpa, e se non lo facevamo era a volte perchè pensavamo di dover reprimere le sensazioni della sessualità ricacciandole indietro.
Senso di colpa e repressione possono inibire e persino bloccare la nostra facoltà naturale di risposta sessuale. In alcune di noi queste reazioni, associate dapprima con la masturbazione, si collegano poi al sesso in generale. Molte si sono riaperte al sesso imparando a masturbarsi.
La masturbazione ci consente tempo e spazio per esplorare e sperimentare col nostro corpo: possiamo apprendere quali fantasie ci influenzino, quali parti, se toccate, ci diano eccitazione e piacere, con quale ritmo, dove. Possiamo arrivare a conoscere il nostro schema personale di risposta sessuale, senza bisogno di preoccuparci delle esigenze e delle idee del partner. A questo punto, se e quando vogliamo, possiamo comunicare le nostre scoperte dicendole o mostrandole al partner, prendendogli la mano e guidandola ai punti che ci vogliamo far toccare.
La masturbazione è un modo particolare di piacere: “…è la nostra base sessuale. Al di fuori di essa, tutti i nostri atti non sono che il modo da noi scelto di socializzare la nostra vita sessuale”.

da Noi e il nostro corpo, scritto dalle donne per le donne, Feltrinelli 1974

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