Le stelle cadenti

«Quello è il Gran Carro», dice il Topo Nero,
«e là il Sagittario…»

Topo nero è certamente il più avventuroso degli abitanti del bosco. Ha viaggiato molto, lui, e ha visto il mondo. S’è imbarcato da ragazzo su una nave mercantile (nella stiva, si capisce; anzi nella cambusa, dove c’erano viveri in abbondanza); non smette mai di raccontarlo.
«Ma come potevi vedere il mondo» gli chiede l’orsetto, «se stavi sempre chiuso nella stiva?»
«Eh, caro mio, di notte, quando non c’era nessuno, salivo sul ponte e vedevo il mare. E il cielo. E le stelle cadenti.»
«Le stelle cadenti? Come sarebbe, le stelle cadenti?», chiedono tutti, incuriositi. Topo Nero allarga le zampe.
«Come? Non sapete che d’estate le stelle cadono?» Il Riccio si volge dubbioso al vecchio Gufo che, lo sanno tutti, conosce il cielo e la notte meglio di chiunque altro:
«Di’, Gufo, è vero, o il Topo Nero ci sta prendendo in giro?»
«È vero, è vero. Le stelle cadono. Le ho viste anch’io.»
«Perbacco! E questa», esclama Topo Nero, «è la notte del 10 agosto, quando le stelle cadono di più! Sù, ragazzi, andiamo!»
«Andiamo? E dove?»
«Alla grande radura, da dove si vede il cielo! Ah, che peccato! Sù, presto!»
Tutti sono presi dall’entusiasmo e s’avviano, seguendo il Gufo e il Topo Nero che parlano di Cassiopea, di Andromeda e delle Pleiadi, e dicono altre parole difficilissime. Le sorelle Topine viaggiano su un carretto tirato dal Tasso, e vengono poi gli altri: i Ranocchi, la Talpa, la Cavalletta, tutti, insomma. C’è al solito molta allegria, ma a lamentarsi questa volta sono le Tartarughe:
«Ehi!», dicono, «se andate così in fretta, ci lasciate indietro!»
Il Ghiro cammina per un po’, poi il sonno lo prende; comincia a sbadigliare, viene avanti ad occhi chiusi, va a sbattere il naso contro due o tre alberi e, non appena sente una voce dire: «Siamo arrivati!», ecco che con un grande sospirone si distende nell’erbetta e comincia a russare.

Peccato per lui. Perché sulla testa degli abitanti del bosco non c’è più la cupola verde dei rami, ma quella immensa del cielo, e il cielo è un meraviglioso nero velluto sul quale brillano le stelle.
«… e quello è il Gran Carro», dicono il Gufo e il Topo Nero, «e quello il Sagittario e quello…»
«Guardate! Cade una stella!”, grida qualcuno; lassù nel cielo s’è vista come apparire e scomparire una striscia d’argento.
«Un’altra!… E un’altra ancora! Guardate!»
«Chi ne vede di più, torna a casa sul carretto!», annuncia il Gufo, ed è allora una gara d’attenzione; a ogni cader di stella si levano grida di meraviglia e di stupore, e ognuno cerca di gridare prima degli altri… ma ron-ron, il Ghiro continua a russare.
«Sapete che facciamo a questo dormiglione?», chiede il Ranocchio, «Gli facciamo lo scherzo del lupo, che ne dite?»
Tutti sono d’accordo: si stringono in punta di piedi attorno al Ghiro che ronfa, e a un segnale si alza il grido: «Al lupo! Al lupo!»

E il Ghiro salta su, mettendosi a sedere spaventato con gli occhi spalancati e la bocca aperta.
È una risata generale.
«Eh, che scherzi di cattivo gusto!», fa il Ghiro, ma gli altri continuano a ridere e poi riprendono a guardare il cielo.
Passano così le ore, e cadono tante stelle.
Poi, il primo brivido di freddo; le stelle stanno scomparendo; non c’è più la loro luce, ma buio fitto.
«Come faremo a trovare la strada per tornare?», chiedono le Topine.
«Ci pensiamo noi!», dicono il Riccio e il Ranocchio, ed aprono una gran cesta, dalla quale escono cento Lucciole che illuminano il sentiero: è come se tante piccole stelle fossero venute a indicare la strada.
Con la loro luce gli abitanti del bosco tornano a casa, mentre il Ghiro, che ha ricominciato a dormire, fa placidamente “ron-ron” e il Topo Nero e il Gufo riavvolgono la carta del cielo che avevano portato con sè.

«Attento, la mappa è così vecchia che può strapparsi!» 

Tratto da “Le storie del Bosco” di Tony Wolf – Dami Editore