JAMES DEAN: tre film, un mito

GIOVENTU’ BRUCIATA

Jim, Judy e Plato, tre studenti universitari, vengono fermati, con altri giovani, perché sospettati di aver bastonato un uomo, abbandonandolo poi svenuto sul ciglio della strada. Judy viene ricondotta a casa della madre. Plato che non vive con i genitori, che sono divorziati, viene affidato alla sua governante di colore. Per Jim arrivano al Commissariato i genitori e la nonna, che inscenano un litigio familiare. L’indomani Judy rifiuta un passaggio in automobile offertole da Jim. Più tardi egli la vede in mezzo ad un gruppo di studenti capeggiati da Buzz, che si mostrano ostili con lui. Dopo aver assistito ad una conferenza, Buzz e i suoi amici aspettano Jim: Buzz lo schernisce e lo schiaffeggia. Alla fine i due stabiliscono di misurarsi in una gara detta “chickle run”: si tratta di correre in auto a grande velocità, verso il margine di uno spiazzo roccioso, oltre il quale il terreno scende a precipizio nel mare. Dei due concorrenti quello che, saltando dalla macchina, si troverà più vicino al precipizio, sarà il vincitore.

“GIOVENTU’ BRUCIATA” (“Rebel without a cause“),
di Nicholas Ray, uscito nell’ottobre 1955

È il film che ha consacrato il mito di James Dean; oltre a questo, rappresenta una delle prime opere cinematografiche in cui si tenta di rompere la cappa di ipocrisia, conformismo e perbenismo che imperava nel cinema americano dell’epoca.
Più che di violenza giovanile, il film tratta di temi scottanti come la crisi della famiglia tradizionale, l’affermarsi del modello della “banda” di giovani, il disagio esistenziale derivante dal benessere e dalla noia, l’esigenza di espressione libera della propria identità, soprattutto sessuale. Ci si limita però a suggerire l’esistenza di atteggiamenti anticonvenzionali (stimolando così la morbosità repressa degli spettatori), senza contestare apertamente l’ordine morale imperante; in altre parole, non si ha ancora il coraggio di sfidare il “Codice Hayes“, quelle serie di norme censorie che le major hollywoodiane si erano autoimposte dagli anni ’30 per venire incontro all’ondata moralizzatrice che aveva investito l’opinione pubblica americana.
Negli anni ’50 si hanno i primi segni di un allentamento di questi vincoli: gli Stati Uniti vivevano un periodo di grande sviluppo economico e benessere crescente e i giovani possedevano denaro e tempo libero, però avevano il problema di come impiegare questi nuovi mezzi a disposizione; volevano vivere in maniera diversa, più libera e intensa, ribellandosi alle rigide norme morali, solo che non sapevano come fare: da qui il loro sentimento di incertezza e inquietudine che a volte assumeva forme plateali e violente.

Il cinema fiutò l’aria e fece uscire alcuni film di successo che parlavano di ribellione giovanile come “Il selvaggio” ed “Il seme della violenza“. Anche la Warner Bros volle sfruttare il tema, ed incaricò lo sceneggiatore Stewart Stern di ricavare un soggetto dal libro di Robert Lindner “Rebel without a cause. The hypnoanalysis of a criminal psycopath“. Stern mantenne solo il titolo dell’opera e stese una storia nuova che trattava delle inquietudini di tre giovani della buona borghesia alle prese con problemi familiari, di inserimento sociale e identità sessuale. Al regista Nicholas Ray piacque molto la storia e dedicò grandi cure nella scelta degli attori e nella realizzazione.
Il risultato è un film il cui pregio sta soprattutto nel pathos delle scene e nella partecipazione molto intensa che hanno gli attori alla storia, la quale di per sé soffre di tutti i difetti, le falsità e le forzature delle trame hollywoodiane.

Ciò che rimane impresso di “Gioventù bruciata” è però la recitazione dei personaggi, soprattutto di James Dean. Ray aveva scelto attori che fossero in qualche modo legati ai personaggi: Sal Mineo era veramente omosessuale, Natalie Wood anche nella realtà subiva il fascino degli uomini maturi e James Dean ha avuto rapporti familiari molto travagliati, vivendo tra l’altro anche delle storie amorose sia con uomini che con donne.
Dean introduce poi un metodo rivoluzionario per l’epoca: invece di immedesimarsi nei personaggi, si sostituisce ad essi o meglio se ne appropria. Nel film non c’è Jim Stark ma James Dean che riproduce per il film tutti i suoi atteggiamenti anticonvenzionali e sconvenienti, tutta la sua rabbia, incertezza e dolore che lo hanno travagliato nella sua breve vita.
I dialoghi di Dean vanno sentiti assolutamente in lingua originale, in quanto il doppiaggio non riesce a rendere il tono emotivo molto intenso che l’attore riesce ad esprimere.
Il grande James Dean è senz’altro il cuore del film, i suoi occhi, il suo sguardo smarrito e rabbioso allo stesso tempo sono qualcosa che rimarrà sempre nell’immaginario collettivo di chi ama il cinema.

di amterme63

TITOLO ORIGINALE: Rebel Without a Cause
regia di  Codice Hayes
USA, 1955
GENERE: Drammatico
SCENEGGIATURA: Stewart Stern, Irving Shulman
CAST: James Dean, Natalie Wood, Sal Mineo, Jim Backus, Ann Doran, Corey Allen, William Hopper, Rochelle Hudson, Dennis Hooper, Edward Platt, Steffy Sidney, Marietta Canty, Virginia Brissac, Beverly Long, Ian Wolfe, Frank Mazzola, Robert Foulk, Jack Simmons,Tom Bernard, Nick Adams
PRODUZIONE: WARNER BROS. PICTURES
DISTRIBUZIONE: WARNER BROS. – PER LA RIEDIZIONE: PIC –
WARNER HOME VIDEO (GLI SCUDI)

 

LA VALLE DELL’EDEN

Adam Trask, un coltivatore californiano, ha due figli, Cal e Aron. Per il primo, che ha un carattere chiuso e ribelle, egli non ha mai avuto né affetto né comprensione. L’altro invece, è il suo prediletto. Un motivo, forse, in questa avversione del padre per Cal è da ritrovarsi nel fatto che il ragazzo somiglia molto, come indole, a sua madre, una donna che tutti credono morta, ma che è fuggita invece molti anni prima lasciando al marito un triste ricordo di sé.
Di questo fatto, comunque, Cal non sa nulla e l’incomprensione del padre gli pesa come una condanna. Un giorno, per caso, egli scopre che la madre è viva e gestisce una casa equivoca in una città vicina.

“LA VALLE DELL’EDEN” (” East of eden”)

“Tratto dall’ultima parte dell’omonimo romanzo di John Steinbeck, il film è realizzato da Elia Kazan con una ispirazione poetica che supera sovente nel clima tragico, i foschi drammi da cui prende lo spunto. Lo studio psicologico è perfetto, il ritmo narrativo è rapido e vibrante, lo stile figurativo è nobile e sicuro.”
(Segnalazioni Cinematografiche, vol.54. 1955)

Dal romanzo di John Steinbeck una durissima rilettura della storia di Caino e Abele. Lo stile di Kazan è inconfondibile, con le sue improvvise esasperazioni emotive. E James Dean era già incamminato verso il mito.”
(Francesco Mininni, Magazine italiano tv)

Tratto dall’omonimo romanzo di John Steinbeck. E’ il film che consolidò il mito di James Dean. E’ l’unica opera di Elia Kazan di ambiente rurale e la più lirica, nonostante la sua torbida cupezza. Dean aveva 23 anni
di Laura e Morando Morandini

TITOLO ORIGINALE: East of eden
regia di Elia Kazan
USA, 1955
GENERE: Drammatico, sociale
SCENEGGIATURA: Paul Osborn
CAST: Raymond Massey, James Dean, Richard Davolos, Jo Van Fleet, Mario Siletti, Lois Smith, Harold Gordon, Burl Ives, Julie Harris, Albert Dekker, Timothy Carey
PRODUZIONE: ELIA KAZAN PER WARNER BROS
DISTRIBUZIONE:  WB – WARNER HOME VIDEO

 

IL GIGANTE 

Bick Benedict (Rock Hudson), discendente da una ricca famiglia di allevatori del Texas, sposa Leslie (Elizabeth Taylor), una bella ragazza del Maryland. I primi anni trascorrono in maniera un po’ difficile per Leslie, che deve vincere l’ostilità di una cognata e deve abituarsi al modo di pensare della gente del Texas, che è molto diverso da quello della sua famiglia d’origine. Tra marito e moglie sorgono delle incomprensioni, che però sono presto superate e la loro vita viene allietata dalla nascita di tre figli.
Bick Benedict, uomo all’antica dai solidi valori etici, presto nota che il mondo intorno a lui cambia, ma non riesce ad adattarsi a queste rapide trasformazioni. Questo atteggiamento causa una progressiva e inarrestabile discesa economica e sociale. Lo scontro in famiglia riguarda in particolare l’educazione dei figli, che non vogliono proseguire l’attività del padre, e le loro scelte di vita. Questo si evidenzia in particolar modo quando Jordan arriva a sposare, con sgomento razziale del padre, una giovane messicana di colore.

Tra i braccianti di Bick c’è un giovane povero ma ambizioso, Jett Rink (James Dean), che si invaghisce di Leslie, benché si renda conto dell’impossibilità di questa relazione. Dalla sorella di Bick Benedict, Jett eredita un piccolo appezzamento di terreno, che però si rifiuta di vendere nonostante le generose offerte dei Benedict. In questo terreno egli vi scopre più tardi…

“IL GIGANTE” (“Giant”)

È un film del 1956 diretto da George Stevens. Il gigante a cui allude il titolo del film è lo Stato del Texas, il maggiore dei cinquanta Stati americani. Il film venne girato nella cittadina di Marfa.
La pellicola è passata alla storia come l’ultimo dei tre film in cui compare come protagonista James Dean. L’improvvisa morte in un incidente stradale di James Dean, avviene proprio sul finire delle riprese.

Nel 2005 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
James Dean, Rock Hudson e Mercedes McCambridge si sono aggiudicati tre delle nove candidature all’Oscar per questo film, tratto dal leggendario romanzo di Edna Ferber. Oscar alla miglior regia.

TITOLO ORIGINALE: Giant
Regia di George Stevens
USA, 1956
GENERE: Drammatico
SCENEGGIATURA: Ivan Moffat, Fred Guiol
CAST: Elizabeth Taylor, Rock Hudson, James Dean, Mercedes McCambridge, Chill Wills, Carroll Baker, Dennis Hopper, Sal Mineo, Rod Taylory
PRODUZIONE: WB
DISTRIBUZIONE: WB – WARNER HOME VIDEO (GLI SCUDI)

 

BREVE BIOGRAFIA

James Byron Dean nasce l’8 febbraio 1931 a Marion (piccola città dell’Indiana); qui vive fino all’età di sei anni, quando il padre è costretto a cambiare Stato e trasferirsi in California per lavoro. All’età di nove anni, Dean perde sua madre. Questo episodio è stato un brutto ricordo di un’infanzia, però, piena di talento (come ammise lui stesso), infatti, impara a suonare il violino, suona in concerti, balla sui palcoscenici. Ciò che ha ama di più è l’arte, nel suo tempo libero coltiva anche la passione per la meccanica e per la sua moto, con la quale partecipa ad alcune gare che si facevano fra ragazzi a quel tempo.
Nel 1955 recita, per la prima volta, da protagonista nel film “La valle dell’Eden” e si fa subito notare per il suo grande talento, sia dalla critica che dagli spettatori; infatti per questo film, Dean riceve la nomination all’Oscar come miglior attore protagonista. Sempre nel 1955 recita nel film “Gioventù bruciata“, per esso, non riceve neanche la nomination all’Oscar, ma questo non sminuisce la grande prova dell’attore. Nel 1956 esce un altro film straordinario “Il gigante” che vede l’attore in un ruolo secondario, con un’interpretazione straordinaria; e infatti riceve la nomination come miglior attore non protagonista, ma anche questa volta non riesce a portarsi a casa la statuetta… cosa che sarebbe successa anche se l’avesse vinta… Infatti James Byron Dean muore il 30 settembre 1955, a soli 24 anni, pochi giorni dopo aver finito le riprese del suo ultimo film; la causa, un incidente stradale con un veicolo che tagliò la strada all’attore che stava guidando la sua Porsche 550 Spyder, definita da lui stesso: “Little Bastard” ovvero, Piccola Bastarda.

a cura di James_Dean – utente Ci-forum

Se James Dean non fosse morto…

Una splendida pubblicità televisiva di un gruppo di investimenti a lungo termine, ci porta in un mondo alternativo dove James Dean non è morto in un incidente d’auto all’età di 24 anni, all’apice della sua fama.

Un video capace di mostrarci cosa sarebbe successo se il mito di Dean non fosse stato così bruscamente interrotto, con una vena di dolce malinconia che non può non commuovere chiunque abbia amato i (pochi) film del ragazzo ribelle di Gioventù Bruciata…

Pubblicato l’11 ottobre 2009 da Carlo Prevosti

 

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