La lealtà

Lealtà è parola che deriva dal latino legalitas e che indica una componente del carattere, per cui una persona sceglie di obbedire a particolari valori di correttezza e sincerità anche in situazioni difficili, mantenendo le promesse iniziali e comportandosi seguendo un codice prestabilito. In altri termini, si può intendere per lealtà il grado di coerenza tra un comportamento nella pratica e gli ideali a cui si attiene teoricamente una persona.

La lealtà sembrerebbe attualmente una virtù personale antiquata e in declino, come la prudenza, il buon senso, l’onestà, la sincerità e la correttezza.

È una qualità morale umana (nel caso di animali si usa la parola “fedeltà”).
Esempi di comportamento non leale sono per esempio il tradimento e l’inganno. La lealtà è la vittoria del rispetto delle regole sulla volontà personale di ottenere il miglior risultato per se stessi.

Di esempi pratici di lealtà se ne possono trovare moltissimi nella storia e nell’arte: le figure per esempio di Orlando nella battaglia di Roncisvalle o degli Spartani nelle Termopili, Penelope nell’Odissea, Giobbe nella Bibbia, Socrate nel mondo classico.

Pur essendoci (come Ulisse o il perfidus Annibale) eroi che hanno ben poco di leale, la Lealtà è generalmente la caratteristica psicologica principale del santo e dell’eroe, tanto spesso ripetuta da venire per esempio parodiata nel personaggio di Don Chisciotte della Mancia dello spagnolo Miguel de Cervantes.

Si può parlare di lealtà anche nel mondo di lavoro, per esempio tra colleghi d’ufficio. La Lealtà come la ferma volontà di non procurare alcun male all’altro, sia maniera diretta (togliere il saluto ad un collega, trattarlo male … etc) che in maniera indiretta (parlare male di lui).

Il concetto di lealtà è molto importante nell’etica. Già Platone scriveva come solo l’uomo giusto potesse essere leale, e che la lealtà fosse una delle più antiche manifestazioni della filosofia. Jopsia Royce asserì anzi che rappresentava il bene morale supremo, e che la lealtà ad un principio era più importante del principio stesso. La lealtà era per questo la qualità più apprezzata e ricercata in una amicizia.

Pur essendo una virtù per così dire interiore, la lealtà è stata molto ben considerata e analizzata nell’arte teatrale, essendo indissolubilmente legata al concetto (esteriore) di reputazione ed onore: molti drammi di Shakespeare affrontano per esempio la lealtà quando è contrapposta ai sentimenti, altri come il regista inglese Alfred Hitchcock, per esempio nel film “Io confesso” in cui un sacerdote accusato di omicidio riceveva in confessione la verità che l’avrebbe scagionato, analizzano i frequenti dilemmi in una persona che vuole comportarsi lealmente.

Nella religione la lealtà è l’agire in sintonia con la volontà e l’intelligenza divina nel superare i limiti e le debolezze umane, e caratterizza il comportamento dell’uomo santo, che nella sua sintonia con Dio è quindi un individuo illuminato dalla intelligenza divina. Il comportamento leale è quindi in quest’ottica sintomo di una superiore conoscenza. Ne è riprova il detto di Gesù: Nessuno può servire due maestri (Matteo, 6.24)

Nello sport la lealtà sportiva è meglio conosciuta come fair play, e durante le Olimpiadi diventa requisito essenziale e apprezzato nello svolgimento delle gare. Non è caratteristica propria solo dell’atleta ma anche di talune tifoserie. Figure sportive modello di lealtà nel calcio sono state tra le tante Giacinto Facchetti e Gianfranco Zola. Nel ciclismo quelle di Coppi e Bartali. Nel Curling e nel Rugby il fair play è talmente connaturato nello spirito del gioco da avvenire spontaneamente, sia durante che dopo la partita.

Nella Psicoanalisi la lealtà è un comportamento etico suscitato dal Super-io, a sua volta introiezione delle figure parentali. È un elemento della personalità quindi molto radicato e antico, che si tuffa nell’inconscio e che affonda le sue origini nella prima educazione, intesa in senso ampio.

La lealtà è un debito, e il più sacro, verso noi stessi, anche prima che verso gli altri. Tradire è orribile. Tradire è orribile.

(Luigi Pirandello)

Le due conquiste più alte della mente umana sono i concetti gemelli di “lealtà” e di “dovere”. Quanto questi concetti gemelli vengono disprezzati… squagliati in fretta! Magari riuscirai a salvarti, ma è troppo tardi per salvare quella società. È spacciata.

(Robert Anson Heinlein)

Io desidero quello che possiedo; il mio cuore, come il mare, non ha limiti e il mio amore è profondo quanto il mare: più a te ne concedo più ne possiedo, perché l’uno e l’altro sono infiniti.

(Romeo e Giulietta -William Shakespeare)


Riflessioni: trovo fondamentali questi punti:

Si può intendere per lealtà il grado di coerenza tra un comportamento nella pratica e gli ideali a cui si attiene teoricamente una persona.

A mio avviso se una persona che dice una cosa e poi ne fa un’altra o è confusa o non è una persona vera.
Poi può succedere che tali ideali non coincidano con i miei e pertanto posso non essere d’accordo, ma il fatto che questa persona li porti avanti con coerenza, ha a priori la mia stima anche se non condivido.
Questa cosa mi fa pensare a quello che sta succedendo in politica: voltafaccia continui, alleanze che per un nonnulla si rompono… forse manca proprio questa lealtà di base che consente un dialogo e un confronto costruttivo per risolvere un problema, pur rimanendo ognuno fedele ai propri principi.

La lealtà è la vittoria del rispetto delle regole sulla volontà personale di ottenere il miglior risultato per se stessi.

Questa è un po’ tosta… ognuno di noi ha dei principi di vita in cui crede fermamente e sui quali basa il proprio comportamento.
Mi capita spesso di trovarmi in situazioni in cui qualcosa va contro i miei principi e tendenzialmente cerco di scoraggiare non partecipando, tollerando la situazione per quanto possibile. Questo perchè oggigiorno non è facile: una persona che affronta di petto esprimendo una critica verso certi aspetti importanti, viene considerata come una rompiballe o bacchettona, a priori che sia giusto o sbagliato il principio.
In amicizia in particolare esprimo sempre quello che penso anche se rischio di contrariare o “ferire” la persona, magari trovo il modo migliore per evitare questa reazione, ma di certo non andrò contro quelli che sono i miei principi. Magari perderò anche quell’amicizia, ma non farò mai la ruffiana o la falsa per tenermela. E naturalmente mi auspico che ciò avvenga anche dall’altra parte.

….la lealtà ad un principio era più importante del principio stesso. La lealtà era per questo la qualità più apprezzata e ricercata in una amicizia.

Per me l’amicizia è sacra e se un amico/a mi tradisce con l’inganno o la menzogna difficilmente supero questo ostacolo, ci dev’essere un chiarimento aperto e una motivazione importante alla base di ciò che ha fatto e forse l’amicizia è recuperabile.

Poi cosa fondamentale è non tradire mai la fiducia che le persone hanno riposto in noi.
Rendere pubblici fatti privati che ci sono stati confidati, la trovo una cosa eticamente scorretta, qualsiasi motivazione muova in questo senso non giustifica un gesto tanto infame.
Oltretutto vanno considerati anche i risvolti di tale azione ignobile, perchè può trasformarsi in un ricatto morale dato che chiunque abbia fatto confidenze a questo individuo si trova alla sua mercè. Pertanto per tutelarsi si sente costretto ad assumere un comportamento “conveniente” al fine di evitare di trovarsi pubblicati in piazza fatti della sua privacy.

 

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