Il maccarthismo fu un periodo storico degli Stati Uniti che corrisponde agli anni Cinquanta, in cui si verificò un forte anticomunismo che assunse un carattere aggressivo, ossessivo e paranoico.
Già negli anni Venti si verificò un periodo noto come la “paura rossa” (Red Scare) che si caratterizzò per una forte paura nei confronti del comunismo e dei movimenti rivoluzionari.
Nel 1919 una serie di attentati attribuiti a gruppi anarchici furono diretti verso politici, giudici e imprenditori di alto profilo sotto forma di pacchi-bomba, altre otto bombe esplosero in diverse città quasi simultaneamente. Tutto ciò portò a una dura repressione contro anarchici e comunisti, a migliaia di arresti e deportazioni e a limitazioni delle libertà civili. Si temeva vi fosse un piano per rovesciare il governo degli Stati Uniti in maniera simile a quello che era accaduto dopo la Rivoluzione russa.
Nel 1920 due anarchici italiani, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti emigrati negli Stati Uniti agli inizi del Novecento, vennero arrestati e processati con l’accusa di omicidio e giustiziati sulla sedia elettrica nel 1927. Già all’epoca del loro processo sulla loro colpevolezza vi furono molti dubbi, a nulla valse la confessione del detenuto portoghese Celestino Madeiros, che scagionava i due. Nel 1977 a cinquantanni dalla loro morte, il governatore dello Stato del Massachusetts, Michael Dukakis riconobbe ufficialmente gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la loro memoria.
La “paura rossa” con un forte anticomunismo riapparve negli Stati Uniti d’America tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta, quando dopo la Seconda guerra mondiale era iniziata la Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica con un’intensa attività di spionaggio. Tale paura fu alimentata dalla tensione elevata dovuta al raggiungimento della bomba atomica da parte dell’URSS, dal consolidarsi dell’egemonia sovietica nell’Europa orientale, ma soprattutto dal successo della rivoluzione cinese (1949) e dalla Guerra di Corea (1950-1953).
Nell’immagine con il testo: “È questo il domani, l’America sotto il Comunismo!” è la copertina di un fumetto di propaganda americano.
A coniare il termine “maccarthismo” fu il disegnatore satirico Herbert Lock (Herblock), facendo riferimento al nome del senatore repubblicano del Wisconsin Joseph McCarthy, che portò avanti una campagna contro presunte “simpatie comuniste” e supposte infiltrazioni ‘rosse’ nelle istituzioni, alimentando un clima di sospetto. Egli formulò accuse pubbliche spesso infondate, condusse interrogatori aggressivi, inserì gli accusati in ‘liste nere’. E come nelle ideologie totalitarie si esigevano prove d’innocenza dall’accusato, anziché fornire prove di colpevolezza.
«È stata una vera e propria ondata di fascismo, la più violenta e dannosa che questo paese abbia mai avuto».
Eleanor Roosevelt
In questo periodo in cui persone di varia estrazione sociale furono accusate di essere spie sovietiche o filocomuniste, e sottoposte a indagini, venne messo in atto un programma di controllo di sicurezza interno in cui J. Edgar Hoover, l’allora direttore dell’FBI, investigava sugli impiegati del governo federale.
Il film J. Edgar del 2011 diretto da Clint Eastwood, da una sceneggiatura di Dustin Lance Black, racconta la carriera di J. Edgar Hoover, interpretato da Leonardo DiCaprio, a partire dagli attentati del 1919. Succube di una madre autoritaria e di un’educazione rigida e conservatrice, i suoi unici obiettivi sono la carriera e la difesa della patria da qualsiasi tipo di attacco, mettendo tutto il resto in secondo piano, inclusa la sua vita privata e gli affetti.
Hoover fu abile nel portare all’avanguardia il metodo e i mezzi investigativi dell’FBI, ma anche una figura controversa nel raccogliere informazioni su chiunque considerasse una minaccia, incluso il presidente degli Stati Uniti. Dietro la sua integerrima immagine pubblica si rivela essere una persona con un ossessivo bisogno di controllo, una personalità profondamente insicura e disturbata.
Particolarmente colpito fu l’ambiente di Hollywood dove lavoravano molti europei che erano emigrati dopo l’avvento del nazismo. I cosiddetti “Dieci di Hollywood” furono imprigionati solo per aver rifiutato, appellandosi alla libertà di coscienza, di dichiarare se erano o no comunisti. Charlie Chaplin fu accusato di attività antiamericane, Walt Disney fu sospettato di essere comunista, Edward Dmytryk ed Elia Kazan furono obbligati a denunciare i propri colleghi, molti dei quali si videro inseriti per lunghi anni in una lista nera. Per alcuni la carriera cinematografica finì lì, per altri fu notevolmente rallentata pur non essendo stati dichiarati colpevoli di alcun reato.
I due processi più famosi che scossero l’opinione pubblica mondiale e su cui ancora si sta discutendo, furono quelli di Alger Hiss, un avvocato e diplomatico statunitense che fu tra i fondatori delle Nazioni Unite, accusato di essere stato comunista negò sotto giuramento, ma smentito da una testimonianza attendibile fu condannato per spergiuro;
e quello di Julius ed Ethel Rosenberg, i due coniugi accusati di cospirazione e incriminati per aver divulgato all’URSS informazioni segrete sulle armi nucleari, furono giudicati colpevoli e condannati a morte come spie dell’Unione Sovietica. Tali processi si basavano in genere su notizie fornite da informatori, con accuse che non erano sostenute da nessuna prova o, in certi casi, da prove false. Questo clima di isteria anticomunista declinò nel 1954, quando una commissione del Senato votò una mozione di censura contro Joseph McCarthy.
Il termine maccartismo è entrato nell’uso più generale per indicare un clima di sospetto da ‘caccia alle streghe’, di fenomeni di pressioni di massa, persecuzioni e schedature utilizzati per instillare il conformismo con il credo politico prevalente. Ha ispirato molte opere, suggerendo il fatto che un tale processo di persecuzione può avvenire in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo.
Il crogiuolo di Arthur Miller, un dramma in quattro atti scritto durante l’era di McCarthy, utilizza il processo alle streghe di Salem come metafora del maccartismo degli anni cinquanta; il romanzo distopico Fahrenheit 451, di Ray Bradbury (1953) descrive una società in cui leggere o possedere libri è considerato un reato, e un apposito corpo di vigili del fuoco ha il compito di bruciare ogni tipo di volume. Nel 1991 sulle vicende hollywoodiane legate al maccartismo venne girato il film franco-statunitense Indiziato di reato di Irwin Winkler, con Robert De Niro e Annette Bening.
Durante i primi anni Ottanta, quando la Guerra Fredda si fece più aspra, con la ripresa della corsa agli armamenti e il dispiegamento degli euromissili, la letteratura e il cinema ripresero questi temi tristemente cari negli anni cinquanta e sessanta. In particolare due film cult da non perdere sono:
Alba rossa del 1984 diretto da John Milius, un film piuttosto inquietante e crudo, come lo è l’improvvisa invasione di una tranquilla cittadina degli Stati Uniti da parte delle truppe sovietiche, cubane e nicaraguensi. È in atto una terribile carestia, in Europa i Paesi NATO hanno sciolto il Patto Atlantico e il partito de I Verdi, ottenuto il controllo del parlamento tedesco-occidentale, ha richiesto il ritiro delle armi nucleari dal suolo europeo. È la Terza guerra mondiale e gli Stati Uniti colti di sorpresa non riescono ad attuare una difesa; solo un gruppo di ragazzi riesce a sfuggire e a nascondersi sulle montagne intorno a Calumet in Colorado, organizzando una serie di attacchi contro l’esercito invasore. Sono i Wolverines, le cui gesta sono la scintilla che terrà viva la speranza della Resistenza.
“Intrepido cavaliere, meglio vivere osando che non conoscere nè vittoria nè sconfitta”.
Theodore Roosevelt
Il film rende bene l’idea di cosa significhi una guerra, che spesso viene mitizzata e percepita con distacco, come improbabile. All’epoca del film il futuro era imprevedibile e non si poteva neanche ipotizzare quello che poi invece è accaduto, e cioè lo smantellamento della Cortina di Ferro e la caduta del muro di Berlino.
Wargames – Giochi di guerra, un film del 1983 diretto da John Badham con Matthew Broderick nella parte di David, un ragazzo “maniaco del computer”, capace di trovare la password di accesso al sito della scuola e senza tanti scrupoli modificare da casa i suoi voti. Tentando di trovare le ultime novità di una ditta di videogiochi, senza rendersene conto entra nel Sistema di difesa degli Stati Uniti e credendo di essere in un gioco per computer, simula una guerra nucleare rischiando di scatenare la Terza guerra mondiale. Fu un film che fece un certo scalpore, perché in quegli anni si conoscevano i videogiochi arcade, si pensava al computer con le dimensioni di una stanza e gli hacker non si sapeva neanche cosa fossero. La morale del film si basa sul concetto di distruzione mutua assicurata.
“L’unico modo per vincere una guerra nucleare è…
non farla!”