La morte degli altri

Sappiamo tutti che moriremo, ma non ci crediamo.
Bousset

La morte degli altri

Concetto vuoto, la morte intesa nel senso di fine totale. Non possiamo nemmeno immaginare la nostra. La morte è sempre la morte degli altri.
Che soccomba un gran numero di questi altri, subito ci consoliamo: «Bah! Le statistiche mentono». Superstizioni, mormoriamo (piano piano per non farci sentire dal diavolo): «Se morissi non sia mai…», e tocchiamo ferro.
L’aneddoto che racconta Freud ne è un esempio divertente. Una donna dice a suo marito: «Quando uno di noi due morirà cambierò la tappezzeria del salotto».

Il tabù della morte

Nella società occidentale c’è un soggetto più tabù della sessualità: la morte. Per le astrazioni di scuola dove i termini tecnici uccidono le emozioni, la morte serve ai sillogismi.
«Tutti gli uomini sono mortali. Socrate è un uomo.» Si agisce nondimeno come se tutti gli uomini non fossero mortali, come se Socrate fosse una inverosimile eccezione.
Nella nostra civilizzazione tutto si applica a nascondere la morte: il cinema, la radio, l’odio del silenzio e dell’oscurità, la fretta, le pillole della felicità. Gli americani arrivano fino a truccare i cadaveri.

Tratto da: Enciclopedia della Psicologia diretta da Denis Huisman – Trento Procaccianti Editore, 1973

*Foto personale

 

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