Ma tra le cose non può darsi un rapporto d’amore

Ogni rapporto di dominio, di sfruttamento, di oppressione è già violento in sé. Non importa che i processi siano o no violenti. Si tratta di mancanza di amore e di ostacolo all’amore. Il dominatore e il dominato sono ridotti a essere niente più che cose: il primo è disumanizzato all’estremo, il secondo è privato di tutti i suoi diritti.
Ma tra le cose non può darsi un rapporto d’amore.

Inoltre accade sempre che quando l’oppresso si ribella contro l’oppressore, che egli identifica con l’oppressione stessa, è qualificato «violento, barbaro, disumano, crudele». Tra gli innumerevoli diritti che la coscienza del dominatore si arroga, c’è soprattutto quello di definire la violenza, di caratterizzarla, di scegliere dove applicarla. E se questo diritto è esclusivo per lui, il dominatore non considererà mai se stesso come un violento.

In realtà invece la violenza dell’oppresso è più che una semplice risposta quando rivela l’intenzione di ricuperare la dignità dell’uomo. È anche il frutto dell’esempio che l’oppressore gli ha dato. Con lui, nota Franz Fanon, l’oppresso impara di buon’ora la tortura, con la piccola differenza che, in questo apprendistato, l’oppressore impara torturando e l’oppresso impara mentre è torturato.

dal libro L’educazione come pratica della libertà – I fondamenti sperimentali della «pedagogia degli oppressi»
di Paulo Freire – Arnoldo Mondadori Editore, 1973

 

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