Forse in un futuro

La New economy. Anche mia madre la usava senza saperlo, quando telefonava al negozio di alimentari sotto casa per ordinare qualche etto di prosciutto. Adesso gli acquisti avvengono via Internet in tutto il mondo, ma sempre attraverso il cavo telefonico.
Ciò che di straordinario e rivoluzionario le reti tecnologiche permetteranno riguarda piuttosto il tempo: per la prima volta nella storia dell’uomo si potrà guadagnare lo stesso o di più lavorando meno. Risparmieremo un’enorme quantità di ore e il lavoro sarà concentrato solo sull’attività produttiva, liberando la nostra creatività e la nostra immaginazione.

E qui sorge il problema: che ne faremo del tempo sottratto al lavoro e alla burocrazia? Saremo capaci di non lavorare senza sentirci in colpa? Da che mondo è mondo la cultura dell’uomo è imperniata sul lavoro, sulla sua etica e sulle sue regole.
Se lavoreremo di meno, il resto della giornata dovrà essere impiegato nella cura della nostra vita emotiva, dovremo quindi rallentare, imparare a sentire e a conoscerci.

Forse in un futuro non così lontano potrà capitare che quando un signore incontra un altro per la prima volta non dirà più «Piacere, ingegner Rossi», offrendo di sè oltretutto un’informazione inutile, bensì «Piacere, signor Rossi, attualmente molto innamorato» liberando quella componente della propria identità – quella sentimentale ed emotiva – da sempre sottovalutata.

di Paolo Crepet, estratto da  Non siamo capaci di ascoltarli, Einaudi 2001