La ternitudine

Tutto nasce dal caso, andando alle ex-officine Bosco per un’esibizione di Karaoke. È un gruppo di amici, accomunati dal piacere di scrivere testi scherzosi in dialetto ternano sulla musica di celebri brani di musica leggera. Si divertono a far divertire.
Il successo è inaspettato per gli Altoforno nati in quell’estate del 1995, tanto che gli organizzatori della festa li invitano a replicare il giorno successivo con altri pezzi “riarrangiati” alla loro maniera. Ciò dà loro l’input per avviare una produzione propria.


La ternitudine – Altoforno (1995)


Le loro canzoni celebrano le tradizioni e il folklore che caratterizza la città di Terni, la sua storia come nel caso de “La ternitudine”, un gesto di solidarietà nei confronti dei lavoratori cassaintegrati dell’Acciaieria, o ancora la rivalità calcistica del derby umbro, tra Fere e Grifoni gli ultras del Ternana e del Perugia.

Da allora gli Altoforno continuano a far cantare i ternani con ironia e intelligenza e a “raccontare” la storia della città, ormai multietnica, toccando argomenti vicini ad ogni fascia d’età.
Gli Altoforno rappresentano il punto di riferimento della Terni che cambia, si modifica, tenta di andare avanti, ma continua a dare la sensazione di rimanere poi, sempre al punto di partenza. Tanto che ancora oggi la Ternitudine resta un inno per quella generazione dei quarantenni che, secondo sociologi, vescovi ed intellettuali, dovrebbero ambire ai posti di comando della città, a Terni come altrove.


LE ACCIAIERIE DI TERNI

Acciai Speciali Terni SpA (nota anche come AST), è una società italiana operante nel settore della metallurgia, siderurgia e informatica. È stata fondata il 10 marzo 1884 con il nome di Società degli Alti Forni, Fonderie e Acciaierie di Terni.

Dal 2014 l’AST è controllata della ThyssenKrupp AG e quindi la denominazione diventa ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni (TKAST).
Con base a Terni e attraverso società controllate e partecipate in Italia e all’estero, è specializzata nella lavorazione e distribuzione di acciai (inox, basso legati e al carbonio) destinati principalmente ai settori alimentari, edili, casalinghi, elettrodomestici, energetici e all’industrie di base, siderurgiche e meccaniche.
L’Acciai Speciali Terni, ad oggi, si qualifica come gruppo industriale leader per l’impiantistica moderna e sofisticata, per le innovazioni tecnologiche e produttive e per la qualità dei propri processi e prodotti, classificandosi come uno dei maggiori poli siderurgici mondiali.

LA STORIA

Terni entra nella storia della siderurgia nel 1884, quando vi fu costruito il più grande complesso industriale dopo l’Unità d’Italia, denominato “Società degli Alti Forni, Fonderie ed Acciaierie di Terni”. Una grande acciaieria, un reparto di laminazione, una grossa fucina, un grande maglio da 108 tonnellate, costituivano il suo cuore.
La scelta di Terni fu determinata dall’esistenza di impianti già attivi, dalla possibilità di reperire manodopera qualificata, dalla sua strategica posizione geografica che non poteva essere colpita dal mare, e dalla disponibilità di abbondanti risorse idriche della vicina cascata delle Marmore per la produzione di energia idraulica. In più, parte del pacchetto azionario della Fonderia di ghisa era nelle mani della Società Veneta Costruzioni Pubbliche, di cui era titolare Vincenzo Stefano Breda, amico personale dell’ammiraglio Benedetto Brin, che fu un acceso fautore del protezionismo che portò alla nascita dell’industria pesante italiana.

Benedetto Brin (1833-1898) ingegnere, generale e politico italiano, entrò in servizio nella Marina sarda nel 1853 come ufficiale del Genio navale. Nel 1871 venne promosso direttore delle costruzioni navali. Egli condivideva la necessità di dotarsi di navi corazzate espressa dall’ammiraglio Simone Pacoret de Saint-Bon il quale, divenuto ministro della Marina del Regno d’Italia dal 1873 al 1876, riorganizzò radicalmente la flotta.
Furono così introdotte le corazzate gemelle Caio Duilio e Enrico Dandolo, progettate da Brin seguendo le linee stabilite da Saint-Bon. Furono varate rispettivamente nel 1876 al cantiere navale di Castellammare di Stabia e nel 1878 all’Arsenale Militare di La Spezia.
La corazzatura del Caio Duilio ideata da Brin era estremamente innovativa per l’epoca e lo rendeva imperforabile. Per le caratteristiche di velocità, protezione ed armamento, fu unanimemente riconosciuta come la corazzata più potente in servizio.
Benedetto Brin, acceso sostenitore del protezionismo fece sì che ogni componente venisse fabbricato con le risorse nazionali, promuovendo così lo sviluppo degli stabilimenti di Venezia e Pozzuoli, fu lui a volere la nascita delle Acciaierie di Terni,  a imporre lo sviluppo delle fabbriche di motori navali, la creazione della base di Taranto, la costruzione dei nuovi bacini dell’Arsenale della Spezia, la riorganizzazione dell’amministrazione e della contabilità della Marina e la fusione delle Scuole di Marina di Napoli e Genova in una sola Accademia navale a Livorno. A queste sue misure di base, fece riscontro un’impennata qualitativa e quantitativa della produzione di navi da guerra.

Dopo il rischio di un crack finanziario con la fine del primo conflitto mondiale, il complesso industriale di Terni seguì un modello polisettoriale che comportò una serie di fusioni: con la Vickers di Londra (1904), con i cantieri Odero (1927), con i cantieri Orlando (1929).
Nel 1931 strappando alle comunità locali il complesso idroelettrico Nera-Velino in cambio di fornitura di energia elettrica, la società di Terni acquisì il più grande bacino idroelettrico d’Europa, con una potenza di 171.000 Kw, successivamente assorbita dall’ENEL (1962).

Si ebbe un ulteriore incremento partecipando allo sforzo bellico della Seconda guerra mondiale, tanto che i suoi impianti furono uno degli obiettivi sia dei bombardamenti alleati sia della rappresaglia tedesca. Seguì un ridimensionamento con gravi difficoltà, già costretta a mutare rapidamente le tipologie dei manufatti per scopi non più bellici ma civili.
Dalla sua poderosa acciaieria sono uscite le corazze delle più prestigiose unità della Flotta italiana, la batisfera con cui Auguste Piccard effettuò le profonde esplorazioni marine, il contenitore sferico della centrale elettronucleare del Garigliano.

A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, attua un programma di sviluppo di impianti e produzioni che le consente via via di assumere una posizione di preminenza nel campo degli acciai speciali di qualità, divenendo leader mondiale nella produzione di acciai inossidabili piani.

La situazione si aggravò fra il 1974 e il 1979 e la ‘Terni’ rientrò nel riassetto generale della siderurgia pubblica varato nel 1982 dall’IRI con gli stabilimenti di Lovere e Trieste, anch’essi di antica tradizione siderurgica, rilevando anche l’Industria Acciai Inox’ (IAI) di Torino, già FIAT.

A metà degli anni Ottanta lo stabilimento ternano è fra i primi cinque produttori mondiali di acciaio inossidabile. Nel 1987 con la separazione dal gruppo degli stabilimenti di Trieste assume la nuova denominazione di ‘Terni Acciai Speciali SpA’ (TAS).

Nel dicembre 1988, nell’ambito di un programma di risanamento della siderurgia pubblica italiana, la Terni Acciai Speciali conferisce i propri impianti all’ILVA (una società multidivisionale a partecipazione statale, Gruppo IRI).
Nel 1989 si distinse ulteriormente iniziando la produzione di acciaio al titanio risultandone il terzo produttore mondiale. Presero corpo altre iniziative: la ‘Società delle Fucine’, interessata alla produzione di componenti in acciaio ad alto valore tecnologico per vari settori dell’industria, il ‘Tubificio di Terni‘, la ‘Titania‘ per la produzione di acciaio al titanio e il ‘CS Inox’, di assoluto valore europeo per la produzione e la commercializzazione dell’inossidabile, tutte attualmente appartenenti alla galassia ThyssenKrupp.
Infatti nel 1994, l’azienda viene definitivamente privatizzata. La tedesca Krupp, insieme alla Falck, Agarini e Riva, ne diviene la proprietaria e, nel 2001, dopo la fusione con la Thyssen (ThyssenKrupp), assume la proprietà dell’intero pacchetto azionario.

Nel 2009, il Gruppo ThyssenKrupp, nell’ambito di un progetto di ristrutturazione, introduce una nuova struttura organizzativa che vede confluire tutta la produzione dell’acciaio inossidabile nell’area d’affari Stainless Global. Nel 2011 la Stainless Globall viene scorporata in un soggetto operativo indipendente, la Inoxum (di cui fa parte ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni) percorso che considera diverse opzioni, tra cui la vendita.

Nel novembre 2012, la Commissione Europea approva l’acquisizione di Inoxum da parte di Outokumpu, un gruppo industriale finlandese che però si ritroverebbe ad avere una posizione dominante sul mercato europeo dell’inox. Perciò l’Antitrust europeo pone come condizione la cessione degli impianti di produzione di inox situati a Terni, azienda la cui ragione sociale dal 1° dicembre 2012 è tornata ad essere Acciai Speciali Terni (AST).
Il 30 novembre 2013, Outokumpu annuncia di aver firmato un accordo vincolante con ThyssenKrupp in base al quale la Società finlandese rivenderà alla ThyssenKrupp le attività di Terni, come previsto dal correttivo richiesto dalla Comunità Europea. La cessione comprende la Acciai Speciali Terni e le entità giuridiche ad essa collegate (Aspasiel, Società delle Fucine, Terninox e Tubificio di Terni), così come i centri di servizio di Outokumpu in Germania, Spagna, Turchia e Francia. La transazione è subordinata alla approvazione delle autorità competenti e alle consuete condizioni di chiusura.
Il 28 Febbraio 2014, la ThyssenKrupp, comunica che la transazione è ufficialmente completata e che la Acciai Speciali Terni, con le Società ad essa collegate, verrà integrata nella Business Area Materials Services.


 

«Sapevamo che una fusione di quelle proporzioni genera un dio molto debole… e un esercito di frustrati, umiliati, rimossi, trasferiti, licenziati; sapevamo che genera valore in borsa quando viene annunciata, ma poi svilisce ed azzera la qualità del lavoro prodotto dalle società che ne fanno parte e che alla lunga diventa un fallimento per tutti. Lo sapevamo perchè l’avevamo visto succedere e spesso ne avevamo anche approfittato.»

da Caos calmo di Sandro Veronesi

 


Outokumpu cederà le acciaierie di Terni per avere via libera dall’antitrust. AST torna in vendita

1 ottobre 2012

Le acciaierie di Terni stanno per tornare in vendita. La notizia clamorosa che gelerà il sangue di migliaia di cittadini la annuncia direttamente Outokumpu in una nota. La multinazionale finlandese che solo pochi mesi fa aveva raggiunto l’accordo con Thyssenkrupp per la fusione con Inoxum, è stata informata dalla Commissione Europea che la cessione delle produzioni “a caldo” e “a freddo” svedesi potrebbe non essere sufficiente per avere il via libera. Outokumpu, pertanto sta sottoponendo una proposta correttiva alternativa alla Commissione antitrust, secondo la quale lo stabilimento di viale Brin verrebbe ceduto.

Il correttivo proposto, viene specificato, non riguarda tagli al personale o la chiusura dello stabilimento di Terni. L’elemento chiave è la cessione di queste attività a un compratore che continui le stesse, contribuendo alla concorrenza sul mercato europeo. Una precisazione che non tranquillizzerà lavoratori e sindacati: torna infatti l’ombra di un fondo privato speculativo. Le parole del vertice della multinazionale finlandese d’altra parte non lasciano spazio all’immaginazione, le acciaierie di Terni saranno sacrificate per cercare di avere il via libera dall’antitrust.

“Ci dispiace essere stati messi nella posizione di dover presentare questo correttivo, in quanto apprezziamo enormemente le competenze e le conoscenze del team AST e la posizione di Terni quale tassello costruttivo chiave del piano industriale per la nuova Outokumpu”, afferma Mika Seitovirta, CEO di Outokumpu. “L’importanza strategica e il nostro impegno nei confronti della transazione Inoxum restano invariati, nonostante le nuove richieste della Commissione Europea. Siamo fiduciosi di trovare una soluzione che ci permetterà di proseguire con la transazione. Stimiamo che dalla transazione Inoxum risulteranno risparmi annuali da sinergie per circa 200 milioni di euro nonostante il correttivo proposto”.

All’orizzonte si intravedono di nuovo foschi scenari per la realtà economica più importante di Terni e dell’Umbria.

Fonte: Terni oggi


L’incidente di Torino

Nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007 otto operai dello stabilimento di Torino furono investiti da un getto di olio bollente in pressione che prese fuoco. Sette morirono nel giro di un mese, mentre un altro operaio subì ferite non gravi. Critiche all’azienda furono sollevate da più parti, sia perché alcuni degli operai coinvolti nell’incidente stavano lavorando da 12 ore, avendo quindi accumulato 4 ore di straordinario, sia perché secondo le testimonianze di alcuni operai i sistemi di sicurezza non funzionarono (estintori scarichi, idranti inefficienti, mancanza di personale specializzato). L’azienda ha smentito che all’origine dell’incendio vi fosse una violazione delle norme di sicurezza.

Per approfondire: Il rogo alla ThyssenKrupp, sei anni fa

Nella notte del 24 aprile 2014 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato le colpe dei sei imputati e dell’azienda, ma ha ordinato un nuovo processo d’appello per ridefinire le pene. Queste non potranno aumentare rispetto quelle definite nel 2013.
Nel maggio 2015 il processo d’appello è stato celebrato nuovamente per ridefinire le pene. Sono state ridotte le condanne per tutti i sei imputati del processo Thyssekrupp. I famigliari delle vittime hanno protestato in aula alla fine della lettura della sentenza da parte dei giudici della corte d’Assise d’appello di Torino.

La questione si conclude infine nel maggio 2016, con la conferma delle condanne da parte della Suprema Corte nei confronti dei sei tra manager e dirigenti ritenuti responsabili della morte di sette operai per il rogo divampato tra il 6 e il 7 dicembre 2007.
Il commento dei famigliari delle vittime è stato: “Giustizia è fatta”.

ThyssenKrupp

La ThyssenKrupp AG è un’azienda tedesca con sede principale ad Essen, ed è la più importante d’Europa nel settore siderurgico. Essa opera in tutti i principali settori dell’industria e dei servizi, fornendo acciaio grezzo, acciaio inossidabile, ascensori, scale mobili, tecnologia e materiali innovativi per l’industria navale, chimica, mineraria, automobilistica e ferroviaria.

L’attuale ThyssenKrupp AG è nata nel 1999 dalla fusione di Thyssen Stahl AG e Friedrich Krupp AG.
La Thyssen Stahl AG, in origine Gewerkschaft Deutscher Kaiser, nacque nel 1891 fondata dai fratelli August e Joseph Thyssen a Duisburg, ancora oggi il principale impianto della ThyssenKrupp Stahl produce acciaio al medesimo storico indirizzo di quella città.
La Krupp Stahl AG nacque nel 1811, fondata da Friedrich Krupp, membro di una antica famiglia di mercanti di Essen.

Nel 1926 Thyssen & partner e Friedrich Flick costituiscono il trust dell’acciaio tedesco. Il cartello nasce su iniziativa di Clarence Dillon, presidente negli ’20-’60 della Dillon & Co, importante banca di New York. Secondo gli accordi, la Dillon avrebbe retto il flusso bancario del Trust e due rappresentanti della Dillon sarebbero entrati nel consiglio del trust dell’acciaio.
Capo dell’Esecutivo del trust era Albert Voegler, industriale tedesco. Con quartier generale ad Essen, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, cominciò col produrre cannoni per l’esercito del terzo Reich.

Con l’avvento della seconda guerra mondiale, la Krupp e la Thyssen, allora rivali, cominciarono a produrre i migliori Panzer tedeschi. Thyssen fondò la banca olandese Voor Handel en Scheepvart, e successivamente entrò nel settore manifatturiero. (Wikipedia)