Buddhismo: liberazione e illuminazione

Il Buddhismo ha avuto origine circa 2560 anni fa dagli insegnamenti di Siddharta Gautama, che visse nell’India del nord tra il VI e il V secolo a.e.v., si formò una comunità, a cui successivamente poterono accedere anche le donne, che si separò gradualmente dall’Induismo.

La religione Buddhista si basa sull’esempio e la pratica di ideali di quiete e di pace interiore, di gestione della sofferenza, di pazienza e di rispetto della vita e della natura, che ne ha fatto la religione della pace e del dialogo.

I Buddhisti  hanno come mete la Liberazione (processo che porta alla consapevolezza che corpo, pensieri ed emozioni sono in costante stato di cambiamento) e l’Illuminazione (la chiara luce della mente si irradia attraverso ogni esperienza, in ogni momento la mente gioisce delle proprie innate abilità e tutto diventa spontaneo e senza sforzo).

 

BUDDHA

Prima di intraprendere la sua ricerca spirituale il Buddha, il cui nome era Siddharta Gautama, viveva nell’agio presso il palazzo del padre, seguendo l’educazione necessaria a divenire, un giorno, re di una regione che corrisponde all’incirca all’attuale Nepal.
Poco prima di compiere trent’anni il principe Siddharta incontrò delle persone che stavano vivendo l’esperienza della malattia, della vecchiaia e della morte, rimanendone molto impressionato e turbato. Allo stesso modo rimase profondamente ammirato dalla serenità mostrata da un saggio eremita. Maturando tali esperienze, il principe Siddharta realizzò la precarietà e la temporaneità del suo stato di agio ed abbandonò la sua casa e la sua famiglia, in cerca di una soluzione definitiva alle grandi sofferenze del mondo. Intraprese in tale ricerca diverse pratiche spirituali ed incontrò molti maestri, finché, insoddisfatto di quanto sperimentato, ricercò la sua via: una via di mezzo tra l’estremo ascetismo e una vita legata ai piaceri dei sensi. Fu come risultato di questa ricerca che una sera, all’età di trentacinque anni, meditando sotto un albero, poi conosciuto come l’albero della Bodhi o del Risveglio presso Bodhgaya (nell’attuale regione del Bihar, in India), il principe Siddharta raggiunse lo stato dell’Illuminazione, lo stato di completa e profonda saggezza, al di là di ogni sofferenza. Da quel giorno fu noto come il Buddha, il Risvegliato.

 

Dopo l’Illuminazione il Buddha diede il suo primo insegnamento a Sarnath, noto come “Le Quattro Nobili Verità” che indicano la via per liberarsi dallo stato di sofferenza esistenziale propria dell’uomo attraverso un lavoro su se stessi. Da quel momento passò la sua vita ad insegnare come raggiungere il suo stato di Illuminato ad innumerevoli persone.

I principi fondamentali: le Quattro Nobili Verità, le realtà esperienziali sperimentate dal Buddha stesso.

La Nobile Verità della Sofferenza.
L’esistenza è fatta anche di sofferenza per la malattia, l’invecchiamento, la povertà, la morte,…
Il Buddhismo pone come stadio fondamentale al proprio sviluppo spirituale la consapevolezza del proprio stato di sofferenza, dalla quale si può raggiungere una completa liberazione attraverso lo sforzo personale nel seguire i metodi proposti dal Buddha.

La Nobile Verità della causa della sofferenza.
Una volta compresa la propria sofferenza è necessario indagare su ciò che l’ha originata. La filosofia buddista si basa sul concetto di causa ed effetto e sui cosiddetti veleni mentali  tra i quali il principale è l’ignoranza, cioè la non conoscenza.
Il Buddhismo pertanto sostiene che ogni individuo è costretto in un ciclo continuo di morte e rinascita (in sanscrito Samsara), dove sperimenta un grado di sofferenza dipendente dalle azioni da lui compiute in precedenza. Tale principio è indicato con il termine Karma, che significa azione.

La Nobile Verità della cessazione della sofferenza.
Dal momento che la sofferenza ha una causa, consegue che rimuovendo tale causa si estinguerà anche la sofferenza.

La Nobile Verità del Sentiero per la liberazione dalla sofferenza.
Il metodo vero e proprio per raggiungere la liberazione dalla sofferenza, noto come “La Via di Mezzo“, evita i due estremi: l’estremo della ricerca della felicità attraverso la mera soddisfazione dei piaceri sensoriali e l’estremo dell’automortificazione delle diverse forme di ascetismo.
In estrema sintesi l’intero percorso spirituale buddhista, suddiviso in otto aspetti fondamentali (Retta Comprensione, Retto Pensiero, Retta Parola, Retta Azione, Retta Condotta di vita, Retto Sforzo, Retta Consapevolezza e Retta Concentrazione), indirizza il praticante verso l’abbandono di tutte le azioni negative di corpo, parola e mente, eliminando tutti i veleni della mente e coltivandone tutti gli aspetti positivi.

Per approfondire: I principi buddhisti fondamentali

Ed ecco una dottrina della quale riderai:
l’amore, o Govinda, mi sembra essere la cosa principale.
Comprendere il mondo, spiegarlo, disprezzarlo,
può essere cosa per grandi pensatori.
A me però importa soltanto poter amare il mondo,
non disprezzarlo, non odiare lui e me,
poter guardare a lui, a me e a tutti gli esseri
con amore, e ammirazione, e rispetto.

da Siddharta di Hermann Hess


ARTE CERIMONIALE: I MANDALA DI SABBIA

 Il mandala tibetano di sabbia

Il Mandala di sabbia è una forma d’arte sacra creata dai monaci buddhisti del Tibet che lo realizzano utilizzando milioni di granelli di sabbia colorata.

Ogni Mandala è fatto con l’intento di creare un’opera d’arte che genererà la compassione in chi la vedrà, contribuendo così a porre fine alla sofferenza per tutti gli esseri.

Ogni Mandala di sabbia è caratterizzato da complicate e dettagliatissime figure di animali reali e fantastici, esseri umani, e simboli tibetani. Tutti coloro che sono coinvolti nel processo di creazione di un Mandala acquisiscono dei meriti: i monaci che ci lavorano, chi guarda ed anche chi fornisce il luogo dove si svolge la cerimonia.

Ogni mandala è fatto con milioni di granelli di sabbia che sono stati macinati da pietre più grosse, setacciate in tre diverse dimensioni, e poi colorate. Prima che si inizi, il piano di lavoro viene consacrato e purificato, insieme alla sabbia e agli strumenti da utilizzare, come l’imbuto di metallo tibetano conosciuto come Chang-bu..continua

L’IMPERMANENZA

La cerimonia finale vede i monaci cancellare il Mandala di sabbia, per ricordare l’impermanenza di tutte le cose: tutte le cose in questo mondo, non importa quanto siano belle, quante ore abbiano richiesto per essere completate, non importa l’intenzione alla base della loro creazione: tutto può essere spazzato via in un istante.

 

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