Hotel Supramonte. L’ Anonima Sarda

Del rapimento di Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi

Pochi  amici del giro sardo andavano a trovare Fabrizio De Andrè all’Agnata, l’azienda agrituristica che si era costruito a dieci chilometri di niente da Tempo Pausania da dove nel 1979 venne sequestrato dall’Anonima sarda, e dove tornò, per rimanerci altri vent’anni. Nessuno lo avrebbe fatto.

“Io sono libero. I sequestratori no”, disse poco prima di comporre quel capolavoro che è l’Hotel Supramonte.

Emiliano Liuzzi


Hotel Supramonte – Fabrizio De Andrè (1981)

Supramonte è il massiccio montuoso dell’entroterra sardo, nascondiglio dei più famosi latitanti dell’isola, inteso come una sorta di albergo in cui far soggiornare gli ospiti.
Il brano fa parte dell’album Fabrizio De Andrè, noto ai fan come «l’indiano» per via dell’immagine in copertina.
«Il disco è la storia di due civiltà molto speciali: una scomparsa, quella degli indiani pellerossa, e l’altra, quella sarda, in via d’estinzione».


ANONIMA SARDA

L’Anonima Sarda è un’organismo responsabile di delitti e sequestri di persona, inizia nel Settecento e opera in Sardegna, le sue azioni si intensificano negli anni 60 del secolo scorso.
E’ una formazione indipendente, non ha rapporti con la politica ne con le mafie.

Al contrario di quest’ultime non ha una struttura gerarchica e una vera organizzazione interna, e le azioni che compie sono indipendenti tra loro, non hanno un filo che le lega tutte; per questo non possiamo paragonarla alle mafie, nè si può parlare di vera organizzazione criminale.
Ha operato talvolta anche in Corsica e nel resto d’Italia.
La radice culturale è il codice barbaricino, un codice comportamentale che vige in Barbagia (prevalentemente provincia di Nuoro ma non solo), la zona che ha sviluppato il banditismo.

Il codice nasce per regolare i rapporti, vendicare le offese subite, tutelare gli individui. È una sorta di giustizia parallela, e qui torna il discorso dello stato distante, ora la situazione è sicuramente diversa rispetto a due secoli fa, ma le radici sono il sentore di scarsa tutela da parte dello Stato, il pensiero comune di dover “fare da se”, non del tutto cancellati.

Non si può propriamente parlare di organizzazione criminale vista la mancanza di struttura e organizzazione interna, e per la totale indipendenza nella maggior parte degli episodi criminali tra loro… Mentre Cosa nostra e Camorra, che nel tempo tramandano il proprio potere, posseggono un ordine prestabilito e colludono la propria influenza con le istituzioni politiche, l’anonima sarda non ha rapporti con la politica ne con le altre mafie“. Inoltre i proventi vengono immobilizzati nell’isola, non sono destinati all’ investimento in traffici di stupefacenti o armi, e ripeto i vari eventi in genere non sono legati tra loro.

Il rapimento in Sardegna ha radici molto antiche, e nei decenni del dopoguerra si è sostituito quasi completamente alle altre forme di estorsione, rapina, abigeato (furto di bestiame); rappresenta la variante moderna della criminalità rurale, è più remunerativo e ha maggiori probabilità di restare impunito.

“La letteratura specializzata si interrogò su tale questione e individuò la presenza, nel gruppo pastorale barbaricino responsabile di un notevole numero di sequestri, di una “indistinzione etica” tra abigeato e sequestro di persona; secondo quel particolare modo di ragionare non c’era una distinzione dal punto di vista etico tra rubare animali e tenere segregata una persona. Al fondo di tali comportamenti c’era l’antica permanenza di una cultura peculiare dell’isola, la cultura barbaricina, che funzionava come un supporto ideologico a tutta una serie di azioni che — giustificate o spiegate nel quadro di una mentalità che si tramandava da generazione in generazione e che era assurta alla dignità di un autonomo e alternativo corpus giuridico — confliggevano con le norme e la legislazione dello Stato Italiano”.

Fonte: Relazione sui sequestri di persona a scopo di estorsione – Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari.

Alcuni latitanti sono riusciti a incarnare forme di antagonismo nei confronti dello Stato, di chi governava “da fuori”, quasi apparivano come un simbolo di un altro mondo, di un’altra comunità, dove l’uomo era in grado di difendersi da solo.
E poi la triste convinzione che se non ci si sporca, se non c’è sangue o morte, non è sbagliato arricchirsi togliendo ai più ricchi…

a cura di Silvja